Keir Starmer annuncia le dimissioni, il successore potrebbe essere Andy Burnham

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Il rivale interno ed ex sindaco di Manchester avrebbe già i numeri per prendere il suo posto. L'attacco di Donald Trump: "Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia"

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Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito laburista britannico e da primo ministro. L'uscita di scena Starmer, travolto dall'impopolarità e dal crollo di consensi anche all'interno del Labour, spiana la strada alla sua sostituzione con l'ex sindaco di Manchester, Andy Burnham. Da Washington, Donald Trump ha accusato Starmer: "Ha fallito su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia".

Trump sulle dimissioni di Starmer

Da Washington, il 21 giugno, il presidente americano ha pubblicato un post sul suo social network Truth in cui dava già per certo l'abbandono del premier inglese. "Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene", ha scritto. Non è chiaro se l'inquilino della Casa Bianca, con il quale Downing Street nega ci siano stati colloqui negli ultimi giorni, avesse ricevuto qualche informazione di prima mano. 

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Le dimissioni di Starmer

Secondo i media inglesi Starmer, pur in assenza di dichiarazioni ufficiali, dopo il proclama ribadito venerdì sulla volontà di non farsi spontaneamente da parte e di essere determinato ad affrontare qualsiasi sfida alla leadership, aveva in realtà capito che "la partita è finita". Barricato per un weekend "di riflessione" con la moglie Victoria nella residenza ufficiale di campagna di Chequers, Starmer avrebbe avuto fra sabato e domenica conversazioni in serie, stando a indiscrezioni giornalistiche concordanti, con ministri di spicco e leader di sindacati affiliati al Labour. Dai quali ha raccolto sollecitazioni "private" quasi unanimi a gettare la spugna. E a prendere una "decisione rapida", pena il rischio di finire sfiduciato dal medesimo gruppo parlamentare di maggioranza, come risultano avergli intimato fra gli altri vari pesi massimi del suo gabinetto, dalla ministra degli Esteri, Yvette Cooper, a quella dell'Interno, Shabana Mahmood, a quella dei Trasporti, Heidi Alexander, a quello dell'Energia, Ed Miliband.

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La crisi di Starmer

A segnare la crisi del 63enne Keir Starmer sono state la sua impopolarità record, le critiche raccolte alla testa del governo nei due anni scarsi trascorsi dalla vittoria alle elezioni politiche del luglio 2024 su temi chiave - come l'economia, il welfare, la difesa o l'immigrazione -, lo scandalo della nomina ad ambasciatore negli Usa di lord Peter Mandelson (amico di Jeffrey Epstein), la debacle storica subita dai laburisti alle amministrative del 7 maggio, ma soprattutto il ritorno in Parlamento di un concorrente in grado di dar vita a un'alternativa all'apparenza credibile e unificante come il popolare ex sindaco 56enne di Manchester, Andy Burnham. 

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Chi è Andy Burnham

Soprannominato "the king of the North", Andy Burnham è un compagno di partito di Starmer schierato su posizioni leggermente più progressiste delle sue, reduce dalla conquista del seggio di deputato alla Camera dei Comuni nel voto suppletivo della settimana scorsa di Makerfield e dal trionfo tutto personale con cui ha rovesciato - almeno nel collegio in questione - l'ascesa della destra trumpiana anti-migranti del Reform Uk di Nigel Farage. Sulla carta il dopo Starmer dovrebbe essere determinato da una competizione aperta a più candidati nel Labour. Burnham, che già gode dei favori della base degli iscritti, potrebbe tuttavia puntare su un'incoronazione solitaria. Disponendo ormai - secondo conteggi aggiornati - anche del sostegno di oltre 300 dei 403 deputati laburisti. Un numero tale da bloccare potenzialmente l'entrata in lizza di altri pretendenti come Wes Streeting, ambizioso ex ministro orfano di quella che fu la corrente della destra blairiana, tentato a questo punto di accodarsi ad "Andy", paladino della "soft left", in cambio di una nuova poltrona ministeriale di peso: magari quella di cancelliere dello Scacchiere.

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