Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Da Hormuz al nucleare di Teheran, quali sono i nodi del negoziato tra Stati Uniti e Iran

Mondo
©Ansa

Introduzione

“Invidiosi, cattivi o stupidi”: con queste parole il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha bollato gli "sciocchi" che hanno affermato che il suo accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente non fosse "abbastanza duro con l'Iran”. L’intesa, siglata nella notte tra martedì e mercoledì, ha però bisogno di ulteriori negoziati per sciogliere i nodi più importanti per adesso rinviati.

Quello che devi sapere

La scadenza dei 60 giorni

Le parti si sono date 60 giorni per arrivare a una quadra, una scadenza che però lo stesso Trump ha riconosciuto come “non inderogabile”: dalla gestione dello Stretto di Hormuz, al disimpegno militare di Israele in Libano, fino al programma nucleare di Teheran e il massiccio piano d'investimenti per l'Iran e le tensioni interne all’amministrazione americana, sono diversi i punti ancora da affrontare per arrivare a un vero accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

 

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Quando iniziano le trattative

Intanto, i termini dei negoziati: come detto l’intesa siglata tra Iran e Stati Uniti fissa un termine di 60 giorni per arrivare a un accordo completo sui punti non ancora risolti. Il vicepresidente JD Vance ha fatto sapere che il countdown è scattato ieri. E le trattative tra le parti dovrebbero prendere il via in questi giorni, con il numero due di Trump che ha detto forse sarà in Svizzera nel weekend per le discussioni. Con al centro diversi punti da risolvere.

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Il destino dello Stretto di Hormuz

In primo luogo, c'è Hormuz: al quinto punto del Memorandum l'Iran ha accettato di consentire il passaggio delle petroliere e delle altre navi commerciali attraverso lo Stretto, ma solo per i 60 giorni coperti dai termini dell'intesa. Al termine di questo periodo sembra che l'obiettivo del regime sia quello di far pagare "una tariffa di servizio" alle imbarcazioni, come dichiarato dal presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf, e di gestire "l'amministrazione dei relativi servizi marittimi" insieme all'Oman. Un probabile punto d'attrito con gli Stati Uniti, che comporrebbe un peggioramento rispetto alla situazione prebellica.

La presenza di Israele in Libano

C’è poi da risolvere la situazione del Libano: nonostante l'accordo includa Beirut nella cessazione delle ostilità, Netanyahu ha ribadito che lo Stato ebraico "non abbandonerà la fascia di sicurezza nel sud del Libano finché le nostre esigenze lo richiederanno". In realtà, la mappa di dispiegamento dell'Idf nella parte meridionale del Paese indica che l'esercito presidia ancora zone che oltrepassano la Linea gialla. La questione rischia di far saltare l’intero negoziato, ed è oggetto di trattative fra Israele e gli Usa descritte da un funzionario israeliano come un braccio di ferro "teso".

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Il futuro del programma nucleare

Tra i punti centrali, e più delicato, c’è poi il nucleare: nell’intesa firmata con gli Stati Uniti l’Iran ha riaffermato di "non acquisire o sviluppare armi nucleari”. A oggi è previsto che nei prossimi due mesi le scorte di uranio iraniane rimangano conservate all'interno di strutture sotterranee e che Washington non tenti di impadronirsene e secondo un funzionario statunitense Teheran avrebbe accettato di diluire successivamente "in loco il materiale arricchito, sotto la supervisione dell'Aiea". Resta da definire anche il possibile mantenimento del programma nucleare civile della Repubblica Islamica.

Il fondo d’investimento

Nel memorandum firmato dalle parti si legge poi che gli Stati Uniti e i suoi alleati garantiscono il finanziamento di un fondo da 300 miliardi di dollari per incentivare gli investimenti in Iran. La cifra sarà coperta interamente da aziende private con sede negli Usa, negli Stati del Golfo, in Asia, Sud America e Africa, interessate ai settori di energia, logistica, manifattura e trasporti. Tuttavia, JD Vance ha sottolineato che Teheran potrà accedere al fondo solo se rispetterà l'impegno a smantellare il suo programma nucleare e ad eliminare le scorte di uranio arricchito.

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Il fronte interno Usa

Infine, a pesare sulle trattative potrebbe essere anche il fronte interno degli Stati Uniti: le critiche e i dubbi sull'accordo con l'Iran sembrano essere in aumento e Marco Rubio pare intenzionato a lasciare che sia Vance a pagarne le conseguenze. Il segretario di Stato è rimasto in silenzio e con un'espressione impassibile alle spalle di Donald Trump al G7, mentre il presidente scherzava sull'idea di scaricare la responsabilità di un eventuale fallimento dell'intesa con l'Iran. "Il presidente stava scherzando, come fa spesso”, ha detto poi il suo vice, ma secondo il Los Angeles Times per lui essere il volto dell'accordo è pieno di insidie dalle quali Rubio, suo possibile rivale nella corsa alla Casa Bianca nel 2028, è al riparo.   

 

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