Dopo il cambio di governo, le forze dell'ordine hanno dichiarato che non ci sono motivi per bloccare la manifestazione, nemmeno il bando emesso da Orbán nel 2025 che rendeva reato l'organizzazione e la partecipazione a eventi ritenuti in contrasto con le regole a protezione dell'infanzia
L’arcobaleno del Pride tornerà a sfilare liberamente e senza alcun divieto per le strade di Budapest. Dopo che l’ex primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha perso le elezioni lo scorso aprile, non ci sono motivi per vietare lo svolgersi della manifestazione. "Durante la procedura di notifica per la parata del Pride del 2026 e le consultazioni con gli organizzatori, non è emerso alcun motivo per vietare la manifestazione", ha dichiarato la polizia all'Afp.
Il bando di Orbán e il cambio di governo
Le forze dell’ordine ungheresi non bloccheranno l’evento, previsto per il 27 giugno a Budapest, lasciando che il bando emesso lo scorso anno diventi un lontano ricordo. Il parlamento sotto la guida di Orbán, ex primo ministro e leader dell’estrema destra Fidesz, aveva una legge che ha messo di fatto messo al bando il Pride. La norma vietava la "rappresentazione e promozione" dell'omosessualità ai minori di 18 anni, rendendo reato l'organizzazione o la partecipazione a eventi ritenuti in contrasto con le regole sulla protezione dell'infanzia. Ora che il governo è presieduto da Péter Magyar, le forze dell'ordine hanno fatto sapere che non ci sono motivi per bloccare le manifestazioni.
La manifestazione del 2025
Nonostante il divieto di Orban, nel 2025 la manifestazione ha sfidato il bando e si è svolta. Non solo, il Pride dell'anno scorso ha avuto un seguito mai visto prima. Le foto da Budapest hanno fatto il giro del mondo: alla sfilata hanno partecipato tantissime persone, un numero stimato "tra 180 mila e 200 mila", ha dichiarato la presidente dell'evento Viktoria Radvany. Un numero difficile da quantificare perché "non c'è mai stata così tanta gente al Budapest Pride". Scortati da migliaia di agenti della polizia, i partecipanti hanno pacificamente sfilato e manifestato il proprio dissenso contro l'ex primo ministro ungherese. Guidati dal sindaco della città, Gergely Karácsony, i cittadini hanno accolto anche alcuni politici stranieri, accorsi a Budapest per dare il proprio supporto a una questione diventata "un affare europeo". Tra loro anche gli italiani Elly Schlein e Carlo Calenda.