Libia, Flotilla: "Convoglio di terra sotto attacco, ci sono attivisti feriti"

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"A quanto riferito, veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza all'interno di auto e autobus - ha fatto sapere la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla - Uomini e donne vengono aggrediti violentemente e costretti ad abbandonare il sito" nei pressi di Sirte

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"Il convoglio di Terra è attualmente sotto attacco. A quanto riferito, veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza all'interno di auto e autobus". Lo fa sapere la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, in merito agli attivisti che si trovano in Libia nei pressi di Sirte, a poca distanza dal check point.

"Aggressioni violente, ci sono feriti"

"Uomini e donne vengono aggrediti violentemente e costretti ad abbandonare il sito - aggiunge il movimento - Sebbene non sia chiaro chi ci sia dietro gli attacchi, stiamo ricevendo segnalazioni secondo cui sarebbero perpetrati dalle forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale". "Nonostante le difficoltà di comunicazione abbiamo saputo che nella violenta aggressione subita dal convoglio di terra in Libia ci sono feriti. Qualcuno tra gli attivisti stranieri ha ricevuto colpi talmente forti da perdere i sensi", dice la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia. "Pare li stiano portando con i pullman verso ovest, forse a Misurata".

Flotilla: "Governi intervengano per il rilascio degli attivisti"

Gli attivisti saranno processati davanti al tribunale di Bengasi per poi essere espulsi come immigrati clandestini e potrebbero rientrare nei prossimi giorni Domenico Centrone e Dina Alberizia, i due italiani del convoglio di terra della Flotilla fermati in Libia insieme ad altri otto volontari di diverse nazionalità. Sono accusati di "ingresso illegale" per essere entrati nella regione orientale senza autorizzazione. "Mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia", ha affermato stamattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, auspicando che tornino a casa "il prima possibile". E dal movimento si dicono "molto preoccupati per la sorte dei dieci attivisti". Tra loro, oltre ai due italiani, ci sono due argentini, un polacco, uno spagnolo, un americano, un uruguaiano, un portoghese e un tunisino. Chiediamo ai governi di stabilire contatti urgenti con le autorità della Libia orientale a Bengasi, di richiedere il rilascio senza condizioni dei loro connazionali e di garantire un passaggio sicuro alla missione umanitaria".

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