Attivisti della Flotilla in Libia portati a Bengasi, "trattati come possibili clandestini"

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Gli attivisti bloccati "negoziavano ad un checkpoint con le milizie di Haftar". E' stata attivata la Farnesina, mentre alcune fonti hanno spiegato che il gruppo, compresi i due italiani, sarebbero stati trasferiti a Bengasi e potrebbero essere espulsi presto 

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La portavoce della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha riferito che è stato fermato un gruppo di attivisti in Libia e che tra loro sono compresi due italiani. Secondo la portavoce, gli attivisti bloccati "negoziavano ad un checkpoint con le milizie di Haftar". E' stata attivata la Farnesina, mentre alcuni fonti hanno spiegato che i due attivisti italiani della Flotilla in Libia sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Entrambi potrebbero essere espulsi presto. 

L'auspicio di Tajani

I due attivisti italiani della Flotilla che si trovano a Bengasi in Libia "dovrebbero andare stamane davanti al giudice, quindi mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. "Stiamo parlando con la nostra interlocuzione a Bengasi", ha aggiunto il ministro. "Mi auguro che li possano espellere il prima possibile, quindi per tornare a casa", ha anche detto, "stiamo lavorando". 

Il convoglio terrestre

Gli attivisti della Flotilla bloccati in Libia, fanno parte del gruppo impegnato nella missione "terrestre" verso Gaza che provava ad aprire un varco umanitario attraverso la Cirenaica. Il gruppo di attivisti sarebbe stato fermato dai miliziani libici e, secondo quanto apprendono da fonti locali gli stessi membri del movimento globale, sono poi finiti agli arresti.

Gli attivisti italiani

Uno degli attivisti italiani è il pugliese Domenico Centrone, originario di Molfetta. "Abbiamo perso i contatti con loro a Sirte - ha spiegato Delia - e tra loro ci sono anche un pugliese e una piemontese. Secondo quanto ci risulta finora, potrebbero essere stati arrestati", ha confermato.

La testimonianza

"Dalle 16 di ieri abbiamo smesso di ricevere informazioni e non siamo più riusciti a comunicare. Il segnale è stato interrotto e i messaggi non arrivano. Non sappiamo se gli è stato chiesto di spegnere i telefoni o altro. Le ultime loro comunicazioni dicevano che stavano chiedendo i passaporti e che c'era un numero cospicuo di milizie, formate da circa 40 unità e van militari" ha raccontato, all'AdnKronos, Sara Suriano, una delle attiviste italiane della missione umanitaria internazionale della Land Convoy, diretta verso la striscia di Gaza, in Palestina, a proposito dei dieci partecipanti del convoglio entrati in delegazione in Libia Est, ieri pomeriggio intorno alle 15, con i quali si sono persi i contatti. "Sono entrati con una ambulanza e un'automobile per un totale di dieci persone", ha riferito ancora. "Il tracker della Global mostra gli ultimi spostamenti. Anche in questo caso non sappiamo se abbiano impedito il tracciamento o se il veicolo sia effettivamente fermo".  Gli altri partecipanti del convoglio (in tutto 250 persone di diverse nazionalità a bordo di pullman, camion e auto, carichi di aiuti umanitari) ieri sera hanno aspettato fino a tarda notte al check point dove si erano separati dalla delegazione, proprio al confine tra Libia occidentale e Libia orientale ma "intorno alle 22 circa siamo dovuti rientrare a Sirte, nella parte ovest, per questioni di sicurezza in quanto stava calando la notte ed eravamo in una zona senza illuminazione e senza un'area di sosta vera e propria", ha detto ancora Suriano.  "Siamo tornati all'accampamento in cui abbiamo soggiornato per nove giorni. Non ci allontaneremo da qui e resteremo fino a quando i nostri compagni e le nostre compagne non torneranno da noi", ha poi concluso. Per quanto riguarda gli attivisti della delegazione di cui si sono perse le tracce le nazionalità sono Argentina, Italia (oltre a Centrone di Molfetta, in provincia di Bari anche Dina Alberizia, di Asti), Spagna, Usa, Uruguay, Portogallo, Polonia e Tunisia. 

 

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