Al Buti, il comandante libico complice di Almasri a processo per crimini di guerra a L'Aia

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Per la prima volta, in un'aula di tribunale si discute di quanto accade in Libia dalla morte di Gheddafi. Il generale dovrà rispondere delle accuse di crimini contro l'umanità, perpretati nel carcere di Mitiga ai danni di centinaia di migranti

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Il generale libico Al Buti si è presentato questa mattina davanti ai giudici della Corte penale internazionale per rispondere delle accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Tutti compiuti tra il 2015 e il 2020 nel carcere di Mitiga, in Libia, ai danni di centinaia di detenuti e detenute, che hanno fornito le proprie testimonianze. Tra i reati contestati figurano omicidio, stupro, riduzione in schiavitù, tortura, persecuzione e detenzione arbitraria.

La Rada fa affari con l'Europa per il controllo delle migrazioni

Al Buti è un membro di spicco della Rada, ovvero la Special Deterrence Force, la milizia di “deterrenza” che, dalla morte di Gheddafi, combatte il governo del presidente Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh per assumere il controllo del Paese. Al Buti è anche “collega” del generale Osama Almasri, accusato da L’Aia di crimini contro l’umanità e protagonista del controverso rientro in Libia tramite volo di Stato italiano nel gennaio 2025. La Rada è una delle milizie con cui l’Europa fa affari per limitare gli spostamenti dei migranti, vittime degli orrori che si consumano nei centri di detenzione delle coste libiche. Roma, in particolare, ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Tripoli nel 2017. L’accordo prevede soldi, addestramento e mezzi in cambio del controllo delle partenze verso l’Italia. 

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È la prima volta che un tribunale discute di quanto accade in Libia 

Contro Al Buti, arrestato in Germania nel luglio 2025 ed estradato in Olanda, la procura della Cpi ha raccolto quasi mille testimonianze di coloro che sono stati vittime dello stesso generale a Mitiga. In molti sono presenti all’udienza preliminare, al termine della quale si deciderà se andare a giudizio. La Ong Mediterranea ha contato oltre 145 mila persone intercettate e riportate in Libia tra gennaio 2018 e settembre 2025. Di queste, innumerevoli sono finite nelle mani del generale e detenute nel carcere di Mitiga. La procuratrice Nazhat Shameem Khan ha definito il processo una “pietra miliare”, perché è la prima volta in assoluto che un'aula di tribunale discute di quanto è successo e continua a succedere in Libia dalla morte di Muammar Gheddafi. Un Paese lacerato dalle guerre tra bande, condotte sulla pelle dei più deboli nel silenzio dell’Europa, che pur di tenere a bada “la questione dei migranti” stringe accordi con i criminali più efferati.

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