Uk, Starmer sempre più in crisi ma non molla: "Continuo a governare". Cosa può succedere
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Il futuro di Keir Starmer alla guida del partito laburista, e quindi del governo britannico, appare sempre più in bilico. La disfatta elettorale alle elezioni amministrative dello scorso 7 maggio ha innescato una rivolta interna nel Labour, facendo scoppiare definitivamente tutte le tensioni interne. Intanto, secondo i media del Regno Unito il numero di deputati che sono usciti allo scoperto, chiedendo espressamente al premier di fare un passo indietro, sono ormai 81 su un totale di 403. Starmer, dopo la riunione del consiglio dei ministri di oggi, 12 maggio, ha comunque assicurato di voler “continuare a governare”. Ma la strada appare sempre più difficile e la crisi si allarga, con gli interessi sul debito pubblico che si sono impennati ai massimi da 28 anni: il tasso base sui bond è salito al 5,1087%.
Quello che devi sapere
Cosa può succedere
Le regole del Partito laburista sono molto chiare per una eventuale sfida a Starmer. Non è prevista una mozione di sfiducia, ma il processo inizia solo se almeno il 20% del gruppo parlamentare – cioè proprio 81 deputati su 403 - sostiene formalmente la candidatura di uno sfidante (che deve essere un deputato), notificandola al National Executive Committee. Il primo ministro uscente non ha invece bisogno di presentare l'elenco dei suoi 81 sostenitori: figura automaticamente tra i candidati, a meno che non decida di dimettersi. In caso di dimissioni o di notifica all'organo che guida il partito, si aprirebbe automaticamente una corsa alla leadership del Labour.
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Verso un cambio di leadership “ordinato”?
La procedura per sostituire Starmer non scatterà dunque finché non emergerà un candidato disposto a impegnare il proprio nome. Dietro le quinte ci sono almeno quattro figure di spicco del governo ritenute finora fedelissimi di Starmer, come la titolare dell'Interno, Shabana Mahmood, e quella degli Esteri, Yvette Cooper, che lo hanno in privato sollecitato a fissare una data per un cambio di leadership "ordinato".
I possibili successori di Starmer
Tra i possibili successori di Starmer, i nomi più citati dai media britannici sono quelli del ministro della Salute, Wes Streeting, dell'ex vice primo ministro, Angela Rayner, e del sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham. Né Streeting né Rayner hanno però chiarito pubblicamente se intendano candidarsi, mentre Burnham non è attualmente deputato e quindi al momento non può essere annoverato tra i possibili contender.
Le dimissioni
Intanto, il governo di Starmer perde alcuni suoi rappresentanti. A lasciare sono nello specifico tre politiche: Jess Phillips, sottosegretaria all'Interno con delega sulla tutela delle donne e contro la violenza di genere, già candidata leader del partito (senza fortuna) nel 2020; Miatta Fahnbulleh, viceministra delle Comunità Locali (pronta a sostenere al posto di Starmer una figura più progressista come il popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham) e Alex Davies-Jones, sottosegretaria alla Giustizia.
100 laburisti a sostegno di Starmer
Non tutti spingono però per sostituire il premier. Oltre 100 deputati del Labour hanno firmato una dichiarazione in suo sostegno: "Non è il momento di una sfida alla leadership", si legge nel documento. I firmatari sottolineano che il lavoro per riconquistare la fiducia degli elettori "deve iniziare oggi, con tutti noi che lavoriamo insieme per realizzare il cambiamento di cui il Paese ha bisogno". Al momento, dunque, 100 deputati del Labour hanno manifestato il loro sostegno al premier, altrettanti ne invocano le dimissioni e i 200 restanti stanno alla finestra in attesa.
Il precedente di Tony Blair nel 2007
In ogni caso, se il premier dovesse dimettersi da leader del Labour, potrebbe comunque rimanere in carica come primo ministro il tempo necessario per organizzare l'elezione per la nuova guida del partito. È quanto è accaduto all'inizio di maggio 2007, quando Tony Blair, allora al potere da 10 anni e contestato per il suo sostegno al presidente americano George W. Bush, annunciò che si sarebbe dimesso il mese successivo. Nel frattempo, Gordon Brown fu eletto alla guida del Labour.
I quattro anni di Starmer alla guida del Labour
Starmer, che guida il partito dal 2020, è diventato primo ministro nel 2024 dopo la netta vittoria elettorale del Labour, che conquistò 412 seggi alla Camera dei Comuni ottenendo una maggioranza di 174 deputati. Oggi il partito dispone di 403 seggi.
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