Primi dati parziali dello spoglio delle elezioni locali nel Regno Unito dopo la giornata di voto che ha coinvolto circa metà della popolazione. Il Labour del premier Keir Starmer perde circa metà dei consiglieri in Inghilterra e viene superato da Reform Uk di Nigel Farage. Sconfitta storica anche in Galles, In calo anche i Conservatori, mentre avanzano Liberaldemocratici e Verdi. Il premier laburista: "Risultato che fa male, mia la responsabilità”
Dopo la giornata di votazioni amministrative che ha coinvolto circa metà della popolazione del Regno Unito, arrivano i primi risultati dello spoglio, che mostrano una battuta d’arresto per il Partito laburista del premier Keir Starmer e una forte crescita della destra di Reform Uk di Nigel Farage.
Inghilterra, dimezzati i consiglieri Labour
Secondo i primi dati parziali dello spoglio, che riguardano circa un terzo dei 136 consigli locali chiamati al voto in Inghilterra, il Labour vede dimezzati i consiglieri che aveva e risulta superato come primo partito da Reform. Il premier laburista britannico Keir Starmer ha riconosciuto che i risultati delle elezioni locali in Gran Bretagna "fanno male" e sono "molto duri", e se ne è assunto la responsabilità.
Sconfitta storica in Galles
Sconfitta storica anche in Galles per il Partito laburista: i dati dello spoglio in corso decretano persino la non rielezione della first minister di Cardiff (capo del governo locale), Eluned Morgan. Il Labour ha già riconosciuto di aver perso il potere, mentre le stime gli garantiscono appena 10 seggi sui 96 complessivi del Senedd, l'assemblea legislativa gallese. A fronte della decimazione dei laburisti, che cedono il primato elettorale per la prima volta da un secolo in Galles, avanzano sia gli indipendentisti di Plaid Cymru, sia l'estrema destra di Reform Uk.
Starmer: “Risultato voto rafforza mia determinazione"
Un risultato che "fa male", ha dichiarato il premier Starmer, elogiando l'impegno dei militanti del Labour e ad assumendo su di sé "la responsabilità" della disfatta, senza "cercare capri espiatori". Questa sconfitta, ha aggiunto, “non indebolisce la mia determinazione a realizzare il cambiamento promesso" dal governo. Interrogato sull’ipotesi di dimissioni, ha risposto: “Non ho intenzione di farmi da parte”. I risultati dei laburisti alle urne sono "davvero duri", ma "io non ho intenzione di sottrarmi a questi problemi e a queste sfide”, ha ribadito, per poi sottolineare: "Gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro sul ritmo del cambiamento, su come vogliono che le loro vite migliorino e su come i politici eletti affrontino queste sfide”. “Questa situazione va avanti da moltissimo tempo... ma non abbiamo fatto abbastanza per convincere le persone che le cose potrebbero migliorare più rapidamente e in modo più efficace”, ha aggiunto.
In calo i Conservatori, avanzano Liberaldemocratici e Verdi
In calo anche i Conservatori. Guadagnano, invece, seggi, anche se in misura più contenuta rispetto a Reform Uk, sia i centristi Liberaldemocratici, sia i Verdi del cosiddetto "ecopopulista" Zack Polanski (sinistra radicale). Nello specifico, al momento Reform Uk ha circa 100 seggi in più del Labour fra quelli in palio nei diversi consigli scrutinati. Il partito di Starmer è invece testa a testa per numero di consiglieri eletti ieri con i Liberaldemocratici di Ed Davey e con i Tories di Kemi Badenoch. I Liberaldemocratici guadagnano alcune decine di seggi, mentre Reform Uk ne conquista centinaia. I Conservatori perdono circa un terzo dei consiglieri che avevano nel 2021, ma vincono in una delle amministrazioni simbolicamente più importanti in lizza a Londra, il municipio circoscrizionale di Westminster, dove ha sede la cittadella del potere britannico, sottraendone il controllo ai laburisti. Nelle prime ore dello scrutinio, gli alleati di Starmer difendono la leadership del premier, sottolineando la differenza tra voto locale e scenario politico nazionale. Diversa la posizione di John McDonnell, dissidente della sinistra interna del Labour, che definisce "inevitabile”, con questi risultati, una messa "in discussione" del ruolo del premier al vertice del partito, senza però azzardare scadenze.