Il leader conservatore e filo-europeo è arrivato in mattinata al Parlamento di Budapest per la cerimonia di investitura, accolto da centinaia di sostenitori radunati all'esterno dello storico edificio neogotico che domina il Danubio. Nel pomeriggio si è svolto il voto di conferma del nuovo capo del governo
Peter Magyar ha giurato: è il nuovo primo ministro dell'Ungheria. Nel suo discorso ha promesso di "servire" il Paese, "non di regnare". La cerimonia di investitura si è svolta meno di un mese dopo la schiacciante vittoria elettorale che ha posto fine ai 16 anni di potere del nazionalista Viktor Orban. Il leader conservatore e filo-europeo è arrivato in mattinata al Parlamento di Budapest per la cerimonia di investitura, accolto da centinaia di sostenitori radunati all'esterno dello storico edificio neogotico che domina il Danubio, dove i maxi-schermi hanno trasmesso in diretta la seduta inaugurale della nuova legislatura. Ad aprire la sessione è stato il presidente della Repubblica Tamas Sulyok, che ha dato il benvenuto ai deputati eletti il 12 aprile e ha avviato i lavori che hanno portato nel pomeriggio al voto di conferma del nuovo capo del governo.
Riforme immediate per lo sblocco dei fondi europei
Su Magyar, 45 anni, si concentrano aspettative enormi. L'ex sfidante di Orban ha costruito la sua campagna sulla promessa di un "cambio di regime", impegnandosi a smantellare il sistema di potere consolidato in oltre un decennio e mezzo di governo del leader nazionalista. Il nuovo premier dovrà tuttavia affrontare una situazione economica difficile, caratterizzata da stagnazione, deterioramento dei servizi pubblici e dalla necessità di profonde riforme strutturali. "Per il momento gli ungheresi mostrano grande pazienza e molta buona volontà, ma le aspettative sono enormi e dovranno essere soddisfatte anche nel breve termine", osserva Andrea Virag, direttrice della strategia del think tank liberale Republikon. Consapevole che il periodo di grazia potrebbe essere breve, Magyar intende accelerare immediatamente sul fronte delle riforme per ottenere lo sblocco dei fondi europei congelati a causa delle violazioni dello Stato di diritto contestate ai governi Orban. La posta in gioco è elevata: ad agosto l'Ungheria rischia di perdere fino a 10 miliardi di euro del piano di ripresa post-Covid.
Visita a Bruxelles per colloqui informali con i vertici dell'Ue
La scorsa settimana il nuovo leader si è recato a Bruxelles, dove ha avuto incontri informali con i vertici dell'Unione europea nella speranza di ottenere entro la fine di maggio un primo via libera al rilascio delle risorse. Sebbene le istituzioni europee abbiano accolto con favore il ritorno di un interlocutore intenzionato a ristabilire rapporti costruttivi con Bruxelles, è probabile che attendano l'adozione concreta delle riforme prima di sbloccare i finanziamenti. Tra gli impegni già annunciati figurano l'adesione dell'Ungheria alla Procura europea, il rafforzamento della lotta alla corruzione e garanzie per l'indipendenza della magistratura e dei media.
Maggioranza qualificata molto ampia
Per attuare questo programma, Magyar potrà contare su una maggioranza qualificata molto ampia: il suo partito Tisza dispone di 141 seggi su 199 nel Parlamento ungherese. Il nuovo premier ha inoltre annunciato l'intenzione di rimuovere dalle istituzioni "tutte le marionette nominate dal sistema Orban in posizioni chiave", inclusi il procuratore generale e il presidente della Corte costituzionale. In un primo momento aveva minacciato anche di modificare la legge fondamentale per costringere alle dimissioni il capo dello Stato, vicino all'ex premier, ma l'investitura odierna assume soprattutto il tono di una riconciliazione nazionale. Le celebrazioni sono state infatti organizzate con un forte valore simbolico. Bandiere europee, musica dedicata alla minoranza rom e riferimenti alle comunità magiare nei Paesi vicini intendono sottolineare l'idea di un Paese più inclusivo e aperto.