Trump, 60 giorni di guerra in Iran: perché la scadenza è importante e cosa può succedere
MondoIntroduzione
Oggi, primo maggio 2026, è una data importante per gli Stati Uniti: scade, infatti, il termine di 60 giorni previsto dalla legge americana entro cui il presidente deve notificare al Congresso l’operazione militare e ottenere la sua approvazione. Anche se l’attacco di Usa e Israele all’Iran è partito il 28 febbraio, Donald Trump ha notificato gli attacchi al Congresso il 2 marzo e per questo i 60 giorni per ottenere l’approvazione partono da quella data e scadono oggi. Mentre i Repubblicani sostengono che in questo caso l’autorizzazione non sia necessaria, i Democratici sarebbero pronti a fare causa al capo della Casa Bianca. Ecco cosa sta succedendo.
Quello che devi sapere
La scadenza dei 60 giorni
Il primo maggio 2026 è una data importante per il presidente Usa Donald Trump: sono passati oltre 60 giorni, infatti, da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Secondo la legge americana, i 60 giorni segnano la scadenza entro la quale la Casa Bianca deve notificare al Congresso l'operazione militare e ottenere la sua approvazione.
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La legge sui 60 giorni
In base al War Powers Act del 1973, i presidenti Usa devono porre fine alle operazioni militari dopo 60 giorni, a meno che il Congresso non abbia votato per dichiarare guerra o approvato una legge che autorizzi l'uso della forza. La legge americana consente una singola proroga di 30 giorni, ma solo se il presidente certifica per iscritto al Congresso che è necessario ulteriore tempo per garantire il ritiro in sicurezza delle truppe statunitensi.
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Il conflitto con l’Iran
Finora, il Congresso non ha approvato alcuna autorizzazione per l'uso della forza militare in relazione all'Iran e la Casa Bianca non ha dato alcuna indicazione pubblica di voler chiedere l'autorizzazione al Congresso prima della scadenza. La campagna militare statunitense, iniziata il 28 febbraio, ha raggiunto i 60 giorni il 29 aprile ma Trump ha tempo fino a oggi 1° maggio per chiedere l'approvazione del Congresso per continuare le operazioni in Iran, dato che ha formalmente notificato gli attacchi al Congresso il 2 marzo, data da cui è scattato il conto alla rovescia dei 60 giorni.
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La posizione della Casa Bianca
La Casa Bianca, come detto, non sembra intenzionata a chiedere l’autorizzazione. Secondo la Cbs, l'amministrazione Trump avrebbe avuto contatti con Capitol Hill per discutere dell'eventuale autorizzazione per la guerra in Iran, in vista della scadenza del termine dei 60 giorni previsto dalla legge. Tuttavia, secondo lo speaker della Camera, il repubblicano Mike Johnson, non è necessario che il Congresso approvi l'operazione in Iran perché "gli Stati Uniti non sono in guerra". È "un'operazione militare. Non la chiamo guerra", ha detto anche Donald Trump nelle scorse ore.
La posizione del Pentagono
Una posizione – quella di non dover ancora chiedere l’autorizzazione al Congresso – condivisa anche da Pete Hegseth: il capo del Pentagono in un primo momento ha rimandato alla Casa Bianca, poi ha spiegato che la tregua in corso sospende il conteggio. "Siamo in una fase di cessate il fuoco e, secondo la nostra interpretazione, questo implica che il computo dei 60 giorni venga sospeso o interrotto", ha risposto Hegseth a chi gli chiedeva se l'amministrazione intendesse richiedere l'autorizzazione del Congresso per la guerra in Iran. Nei giorni scorsi, nel corso della sua prima audizione in Congresso da quando è iniziata la guerra, il capo del Pentagono non ha risposto ai democratici che lo incalzavano su quanto durerà ancora la guerra. Difendendo a spada tratta l'operazione Epic Fury, Hegseth ha riferito che finora la campagna in Iran è costata 25 miliardi di dollari senza però sbilanciarsi su quale potrebbe essere il conto finale da pagare per i contribuenti. "Quanto vale garantire che l'Iran non ottenga mai l'arma nucleare?", ha risposto in tono di sfida bollando i liberal come "anti-americani".
La posizione dei democratici
Ma cosa potrebbe accadere se Trump decidesse di non chiedere l’autorizzazione del Congresso? Da quanto emerso, i democratici sarebbero pronti a fargli causa. Secondo quanto riferito alla rivista Time da diverse fonti a conoscenza della questione, i Democratici al Congresso Usa starebbero valutando la possibilità di intentare una causa contro il presidente Donald Trump qualora questi dovesse proseguire la guerra in Iran oltre la scadenza legale di oggi senza ottenere l'autorizzazione del Congresso.
Il dibattito
Questo scenario potrebbe configurarsi come un potenziale scontro costituzionale sui poteri di guerra del presidente. Le discussioni interne ai Democratici, finora non rese pubbliche, sono state descritte dai parlamentari come ancora in una fase iniziale, ma potrebbero intensificarsi nelle prossime ore se il presidente dovesse proseguire con le operazioni militari dopo la scadenza. Per quasi otto settimane, comunque, i Repubblicani hanno respinto i ripetuti tentativi dei Democratici di imporre la fine delle ostilità o di richiedere un'autorizzazione formale.
Trump
Intanto, pur non abbandonando la via diplomatica, il presidente Trump sull’Iran si tiene tutte le opzioni aperte. Anche quella di una ripresa dei combattimenti. “La tempesta sta arrivando”, ha scritto in uno dei suoi tanti messaggi condivisi su Truth. Ieri sera ha poi spiegato che l'Iran muore dalla voglia di concludere un accordo e ha ribadito che Teheran non può avere il nucleare. Ha anche riunito alla Casa Bianca i suoi comandanti delle forze armate, in attesa della nuova proposta di pace dell'Iran.
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