Lo riporta la Cnn. Il funzionario è stato poi rilasciato su cauzione in attesa di processo. Comey è accusato per "minaccia alla vita" del presidente Trump, secondo quanto annunciato dal ministro della Giustizia ad interim, Todd Blanche. Su Comey pendono due capi d'accusa, di cui uno per "minaccia alla vita e all'integrità fisica del presidente degli Stati Uniti", formulati da una giuria della Carolina del Nord
L'ex direttore dell'Fbi James Comey si è costituito alle forze dell'ordine presso il tribunale federale del distretto orientale della Virginia. Lo riporta la Cnn. Il funzionario è stato posto in stato di arresto per la prima comparizione in aula. L'udienza è iniziata alle 13 ora locale, le 19 in Italia. L'ex direttore dell'FBI è comparso in tribunale per la prima volta da quando è stato incriminato con l'accusa di aver minacciato di morte il presidente Donald Trump.
In attesa dell'udienza
Durante la breve comparizione di Comey, il giudice federale William E. Fitzpatrick lo ha rilasciato su cauzione in attesa dell'udienza in cui si dichiarerà colpevole o innocente davanti a un giudice federale della Carolina del Nord, dove il caso contro di lui è stato formalizzato nelle scorse ore. Durante l'udienza, durata circa cinque minuti, Comey non ha proferito parola, seduto al tavolo della difesa tra i suoi avvocati, Patrick Fitzgerald e Jessica N. Carmichael. Fitzgerald ha informato il giudice che la difesa di Comey intende contestare il caso per motivi di persecuzione giudiziaria vendicativa e selettiva.
Le accuse a suo carico
Comey è accusato per "minaccia alla vita" del presidente Usa Donald Trump, secondo quanto annunciato dal ministro della Giustizia ad interim, Todd Blanche. Su Comey pendono due capi d'accusa, di cui uno per "minaccia alla vita e all'integrità fisica del presidente degli Stati Uniti", formulati da una giuria della Carolina del Nord, ha precisato Blanche durante una conferenza stampa al ministero della Giustizia. Si tratta di un nuovo sviluppo in una vicenda che si inserisce nel lungo scontro politico tra Trump e alcuni dei suoi avversari istituzionali. Il presidente statunitense ha più volte sostenuto che Comey fosse tra i principali responsabili di un presunto utilizzo politico del sistema giudiziario contro di lui. Già a settembre dello scorso anno, il dipartimento aveva avviato un primo procedimento contro Comey, accusandolo di aver mentito al Congresso in relazione a fughe di notizie verso la stampa. Il caso era stato però archiviato da un giudice federale, che aveva rilevato irregolarità nella nomina del procuratore ad interim del distretto orientale della Virginia.
"È giusto affermare che minacciare la vita di chiunque è pericoloso e potenzialmente un reato - ha detto Blanche - minacciare la vita del Presidente degli Stati Uniti non sarà mai tollerato dal Dipartimento di Giustizia". Il ministro della Giustizia ad interim ha ricordato che malgrado "il caso sia unico, e questa incriminazione spicchi per il nome dell'imputato, la sua presunta condotta è dello stesso genere che non tollereremo mai e che indagheremo sempre e perseguiremo sempre".
Approfondimento
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Comey incriminato per la seconda volta
La nuova incriminazione è arrivata per un post su sui social che secondo il dipartimento di Giustizia avrebbe incitato all'assassinio del presidente americano, Donald Trump. L'accusa deriva da un caso che risale quasi un anno fa, quando Comey, in vacanza sulla costa della Carolina del Nord, pubblicò sui social media una fotografia che mostrava delle conchiglie disposte in modo da formare la scritta "86 47", combinando il termine gergale "86", spesso usato per indicare licenziamento o rimozione, in riferimento a Trump, il 47 presidente degli Stati Uniti. Membri dell'amministrazione, così come la famiglia di Trump, hanno dichiarato che il significato di "86" era uccidere e che il messaggio sulla conchiglia equivaleva a una minaccia di assassinio del presidente. Dopo la pubblicazione dell'immagine, scrive il New York Times, il Secret service si è spinto fino a tracciare gli spostamenti di Comey e di sua moglie durante il loro viaggio dal luogo di vacanza alla loro casa nel Nord della Virginia. Quando Comey venne a conoscenza del clamore suscitato, cancellò il post, affermando di non sapere che avesse una connotazione violenta e di essere contrario a qualsiasi forma di violenza. Quella sera stessa, gli agenti del Secret service lo ascoltarono telefonicamente e Comey dichiarò di non aver avuto alcuna intenzione di arrecare danno al presidente. Il giorno successivo, si presentò per un interrogatorio di persona. Il dipartimento di Giustizia alla fine archiviò il caso, ma la questione è stata riaperta negli ultimi mesi.
Il rapporto deteriorato con Trump
Il rapporto tra Trump e Comey è deteriorato già prima dell'elezione del 2016, quando l'Fbi indagava sui legami tra la campagna di Trump e la Russia. Comey fu poi licenziato pochi mesi dopo l'insediamento del presidente e da allora è diventato uno dei suoi critici più espliciti, oltre che una figura fortemente osteggiata da ambienti repubblicani alla Casa Bianca e al Congresso. Nel settembre scorso, il tycoon aveva commentato la sentenza parlando di "giustizia in America" e definendo Comey "una delle persone peggiori con cui gli Stati Uniti si siano mai confrontati".