Usa, l'ex direttore dell'Fbi James Comey incriminato per la seconda volta

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Le accuse riguardano un post pubblicato contro Trump che, secondo l'accusa, avrebbe incitato alla violenza nei confronti del presidente. Comey era stato incriminato lo scorso settembre per il Russiagate e un gran giurì aveva dato il via libera a due capi d'accusa nei suoi confronti: uno su dichiarazioni false, l'altro su ostruzione alla giustizia

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L'ex direttore dell'Fbi James Comey è stato incriminato per la seconda volta dal dipartimento di Giustizia dell'amministrazione Trump. A riportarlo è stata la Cnn. I capi d'accusa non sono stati immediatamente resi noti. Si tratta di un nuovo sviluppo in una vicenda che si inserisce nel lungo scontro politico tra Trump e alcuni dei suoi avversari istituzionali. Il presidente statunitense ha più volte sostenuto che Comey fosse tra i principali responsabili di un presunto utilizzo politico del sistema giudiziario contro di lui. Già a settembre dello scorso anno, il dipartimento aveva avviato un primo procedimento contro Comey, accusandolo di aver mentito al Congresso in relazione a fughe di notizie verso la stampa. Il caso era stato però archiviato da un giudice federale, che aveva rilevato irregolarità nella nomina del procuratore ad interim del distretto orientale della Virginia. 

Comey incriminato per la seconda volta

Secondo le fonti, l'iniziativa giudiziaria sarebbe stata rilanciata dall'attuale procuratore generale a interim Todd Blanche, che ha accelerato su dossier già al centro dell'attenzione politica del presidente. La nuova incriminazione è arrivata per un post su sui social che secondo il dipartimento di Giustizia avrebbe incitato all'assassinio del presidente americano, Donald Trump. L'accusa deriva da un caso che risale quasi un anno fa, quando Comey, in vacanza sulla costa della Carolina del Nord, pubblicò sui social media una fotografia che mostrava delle conchiglie disposte in modo da formare la scritta "86 47", combinando il termine gergale "86", spesso usato per indicare licenziamento o rimozione, in riferimento a Trump, il 47 presidente degli Stati Uniti. Membri dell'amministrazione, così come la famiglia di Trump, hanno dichiarato che il significato di "86" era uccidere e che il messaggio sulla conchiglia equivaleva a una minaccia di assassinio del presidente. Dopo la pubblicazione dell'immagine, scrive il New York Times, il Secret service si è spinto fino a tracciare gli spostamenti di Comey e di sua moglie durante il loro viaggio dal luogo di vacanza alla loro casa nel Nord della Virginia. Quando Comey venne a conoscenza del clamore suscitato, cancellò il post, affermando di non sapere che avesse una connotazione violenta e di essere contrario a qualsiasi forma di violenza. Quella sera stessa, gli agenti del Secret service lo ascoltarono telefonicamente e Comey dichiarò di non aver avuto alcuna intenzione di arrecare danno al presidente. Il giorno successivo, si presentò per un interrogatorio di persona. Il dipartimento di Giustizia alla fine archiviò il caso, ma la questione è stata riaperta negli ultimi mesi.

Il rapporto deteriorato con Trump

Il rapporto tra Trump e Comey è deteriorato già prima dell'elezione del 2016, quando l'Fbi indagava sui legami tra la campagna di Trump e la Russia. Comey fu poi licenziato pochi mesi dopo l'insediamento del presidente e da allora è diventato uno dei suoi critici più espliciti, oltre che una figura fortemente osteggiata da ambienti repubblicani alla Casa Bianca e al Congresso. Nel settembre scorso, il tycoon aveva commentato la sentenza parlando di "giustizia in America" e definendo Comey "una delle persone peggiori con cui gli Stati Uniti si siano mai confrontati". 

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