Gli Usa possono sospendere o espellere la Spagna dalla Nato? Cosa dice il diritto

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Introduzione

La tensione interna alla Nato si fa sempre più alta. Secondo quanto scrive Reuters, una mail interna del Pentagono avrebbe ipotizzato misure contro i Paesi alleati ritenuti più "difficili" nel conflitto Usa-Iran, inclusa la possibilità di sospendere la Spagna dall'Alleanza, per aver negato agli Stati Uniti la possibilità di utilizzare le basi militari sul proprio territorio nell’ambito della guerra in Medio Oriente (GLI AGGIORNAMENTI LIVE). Ma è possibile sospendere uno Stato dalla Nato?

Quello che devi sapere

Cosa dice il Trattato Nato

In nessuno dei 14 articoli del Trattato istitutivo della Nato (1949) viene prevista la possibilità che uno Stato membro possa essere “sospeso”. Di fatto non c’è quindi alcuna base giuridica per un’operazione simile

 

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La recessione volontaria

L’unica ipotesi che viene esplicitamente presa in considerazione dal Trattato è quella della recessione volontaria, disciplinata dall’articolo 13: “Trascorsi vent'anni dall'entrata in vigore del Trattato, una parte può cessare di esserne membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d'America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di ogni notifica di denuncia”.

 

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Il caso della Francia

Ogni Paese membro dell’Alleanza può quindi decidere da sé di uscire dalla Nato, ipotesi che il presidente Usa Donald Trump continua a ventilare, anche se di fatto non è mai successo. L’unico caso che più si è avvicinato a un’uscita si è verificato nel 1966, quando la Francia di Charles de Gaulle abbandonò la struttura di comando militare della Nato (chiedendo peraltro alle truppe americane di lasciare il Paese), ma rimase comunque nell’organo politico, il Consiglio Nord Atlantico. In ogni caso non si trattò di un addio totale e comunque sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, nel 2009, la Francia rientrò anche nel comando militare

Il diritto internazionale in generale

Si può guardare allora al diritto internazionale in generale, partendo dal testo della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (1969). La norma a cui guardare è l'articolo 60, comma 2, secondo cui:

 

“Una sostanziale violazione di un trattato multilaterale da parte di una delle parti autorizza:

a) le altre parti, che agiscono di comune accordo, a sospenderne completamente o parzialmente l’applicazione o a porvi termine:

i) sia nelle relazioni fra di loro e lo Stato autore della violazione;

ii) che fra tutte le parti;

b) una parte particolarmente danneggiata dalla violazione, ad invocare detta violazione come motivo di sospensione dell’applicazione completa o parziale del trattato nelle relazioni fra di essa e lo Stato autore della violazione;

c) qualsiasi parte diversa dallo Stato autore della violazione, ad invocare la violazione come motivo per sospendere l’applicazione dei trattati completamente o parzialmente per quanto la riguarda, se detto trattato è di natura tale che una violazione sostanziale delle disposizioni compiuta da una parte modifichi radicalmente la situazione di ciascuna delle parti relativamente al successivo adempimento dei propri obblighi in base al trattato”.

 

Per violazione sostanziale si intende “un rifiuto del trattato che non sia autorizzato dalla presente convenzione” oppure “la violazione di una disposizione essenziale per la realizzazione dell’oggetto o dello scopo del trattato”. 

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L’articolo 60 della Convenzione di Vienna è applicabile?

In nessun caso sembra che questa norma sia esemplificativa di quanto successo tra Spagna e Stati Uniti, anche perché i rapporti che disciplinano le basi militari tra i due Paesi sono contenuti nei loro accordi bilaterali e il Trattato della Nato non ha nulla a che fare con questi. È poi dibattuto che l’articolo 60 della Convenzione di Vienna possa applicarsi anche al Trattato dell’Alleanza. 

È possibile un’espulsione “di fatto”?

In dottrina si sostiene piuttosto che sia possibile un’espulsione “di fatto” dalla Nato, pur non essendo disciplinata da alcuna norma, che si potrebbe verificare quando uno Stato membro andasse a violare i principi stessi dell’Alleanza. In linea teorica si creerebbe la base per far venire meno il supporto degli altri alleati. Fatto sta che comunque nessuno Stato da solo ha il potere di prendere una decisione così importante, ed è improbabile che un’opzione del genere trovi il supporto degli altri membri.

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Una pressione più diplomatica che altro

Tornando alla mail citata a Reuters da un funzionario anonimo Usa, il piano del Pentagono avrebbe dunque un forte valore simbolico, più che operativo: nel caso della Spagna servirebbe a inviare un segnale politico agli alleati europei, compresa l’Italia, accusati dall'amministrazione Trump di non condividere l'onere della sicurezza. La via potrebbe essere quella già utilizzata con la Turchia, “colpevole” di aver acquistato in passato dei caccia dalla Russia e quindi isolata nel concreto nei corpi operativi della Nato.

La risposta di Sanchez

Per ora, comunque, il premier spagnolo Pedro Sanchez minimizza. "Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti", ha detto a margine del vertice Ue informale di Cipro. 

 

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