Al Parlamento Ue un'installazione per i bambini ucraini rapiti dai russi durante la guerra
MondoSi chiama "Empty Beds" ed è stata promossa dalla vicepresidente Pina Picierno che ha voluto accendere i riflettori su una questione ancora troppo poco discussa: il rapimento dei minori come arma di guerra durante i conflitti armati. Sono più di 20 mila i bambini ucraini rapiti dall'inizio del conflitto
L'installazione “Empty Beds”, presentata nell'ambito del progetto Advocacy Coalition Defending Our Future Now, ha portato al centro del dibattito istituzionale la questione dei minori ucraini deportati durante il conflitto con la Russia (SEGUI IL LIVEBLOG). Promossa dalla vicepresidente Pina Picierno, l'iniziativa ha utilizzato un linguaggio diretto e immersivo per rappresentare l'assenza di oltre 20.000 bambini. Da oggi stata installata al terzo del Parlamento europeo.
Picierno: "Il rapimento dei bambini ucraini usata come arma di guerra"
“Empty Beds" racconta la storia che si cela dietro i numeri: il rapimento di bambini ucraini da parte della Russia. Attraverso la ricostruzione di una camera da letto, ci ricorda che ogni numero rappresenta una vita reale, una famiglia e un futuro strappati via. Gli oggetti quotidiani – scarpe ai piedi del letto, una maglia sportiva appesa al muro, uno skateboard accanto alla scrivania – evocano una normalità interrotta, rendendo immediatamente percepibile la dimensione umana del conflitto in Ucraina. Secondo quanto riportato da Picierno "l'installazione documenta non solo il rapimento di migliaia di bambini ucraini, ma anche la loro detenzione in oltre 210 strutture e un presunto processo di cancellazione identitaria, che coinvolge nomi, ricordi e senso di appartenenza". In questa prospettiva, il fenomeno non viene interpretato come effetto collaterale del conflitto, bensì come un vero e proprio strumento bellico.
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L'installazione nel palazzo del Parlamento Europeo
La collaborazione con organizzazioni come Bird of Life e la Missione dell'Ucraina presso l'UE rafforza la dimensione internazionale dell'iniziativa, sottolineando la necessità di una risposta coordinata ai crimini che vengono commessi durante i conflitti armati. L'installazione diventa quindi non solo un luogo di memoria, ma anche un dispositivo di pressione politica, volto a sollecitare un intervento concreto da parte delle istituzioni europee e della comunità internazionale.