Prevost sarà lontano dal Vaticano per 11 giorni, toccando anche Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Nel discorso alle autorità algerine ha esortato a farsi protagonisti di "un nuovo corso della storia", evidenziando il diffondersi di "tentazioni neocolonialiste". Poi l'appello a non rendere "cimiteri" il Sahara e il Mediterraneo: "Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro!"
Mentre Donald Trump lo attacca, parlando di un leader "pessimo e debole in politica estera", Papa Leone XIV ha iniziato oggi, 13 aprile, il suo viaggio in Africa. In mattinata è atterrato in Algeria, il Paese di Sant'Agostino, al quale si ispira la vita religiosa e spirituale di Prevost. In un discorso alle autorità algerine, ha esortato a grandi cambiamenti internazionali: "Un nuovo corso della storia" è oggi "più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali. Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri - questo l'Africa lo sa bene - distruggono il mondo", ha detto.
"Il Mediterraneo e il Sahara non diventino cimiteri "
Il Papa guarda al Mediterraneo e al Sahara, "crocevia geografici e spirituali di enorme portata: guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile", ha detto sempre nel suo discorso alle autorità algerine.
"Combattere il fondamentalismo e la secolarizzazione"
"Le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L'azione politica trova quindi il suo criterio nella giustizia, senza la quale non vi è pace autentica, e si esprime nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti", ha proseguito Prevost. Con le autorità statali ha poi riflettuto sul rischio di polarizzazioni "assurde" della fede. "Qui, come in tutto il mondo - ha detto - tendono così a manifestarsi dinamiche opposte, di fondamentalismo o di secolarizzazione, per le quali molti perdono il senso autentico di Dio e della dignità di tutte le sue creature. Allora i simboli e le parole religiose possono diventare, da una parte, linguaggi blasfemi di violenza e sopraffazione, dall'altra, segni senza più significato, nel grande mercato di consumi che non saziano".
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In Algeria, il Papa ha parlato anche dal Monumento dei Martiri. Dopo aver ricordato la "storia dolorosa, segnata da periodi di violenza" del Paese, è tornato a lanciare un appello per la pace. "Dio desidera per ogni nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità", ha detto. Per questo serve il "perdono". Poi ha aggiunto: "So quanto sia difficile perdonare, tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione. Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace" e "la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l'ultima parola". In una terra "crocevia di culture e religioni, il rispetto reciproco rappresenta la via perché i popoli possano camminare insieme", ha proseguito, musulmani e cristiani restano fratelli, "figli dell'unico Dio".
Il programma del primo giorno in Algeria
Leone XIV è stato in visita anche al palazzo presidenziale, per l'incontro di cortesia con il presidente Abdelmadjid Tebboune. Dopo il discorso con le autorità statali al Centro Convegni Djamaa el Djazair, è andato in Nunziatura e alla moschea di Algeri. Gli ultimi appuntamenti della giornata: una visita privata al centro di accoglienza delle suore agostiniane e un incontro con la comunità algerina nella basilica di Nostra Signora d'Africa, subito prima di tornare in Nunziatura per vedere, privatamente, i vescovi.
"Non ho paura di Trump, smettiamola con le guerre"
Ancora in volo verso l'Algeria, in merito all'attacco arrivato dal presidente Usa, Pontefice ha detto ai giornalisti di non aver paura dell'amministrazione Trump. "Non sono un politico, parlo del Vangelo" e quindi "continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra", ha assicurato, evidenziando di non aver intenzione "di entrare in un dibattito con lui". Leone XIV ha insistito sul "dialogo" e sulla "relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c'è una via migliore". L'appello è quello già lanciato più volte: "Smettiamola con le guerre!".
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Il viaggio del Papa in Africa
Il viaggio di Leone durerà in tutto 11 giorni, attraversando quattro Stati. Non solo l’Algeria, ma anche Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Parlerà di pace e di giustizia, di lavoro e riscatto e visiterà santuari e prigioni, università e orfanotrofi. "Il filo conduttore di questo viaggio apostolico sta nella scelta del Santo Padre di portare la presenza della Chiesa là dove la sofferenza umana è più acuta. Quattro Paesi diversi per storia, contesto sociale e sfide politiche, ma accomunati da una realtà di fondo segnata da luci e ombre: comunità cattoliche vitali e radicate, ma anche povertà, fragilità, disuguaglianze e tensioni irrisolte. Papa Leone XIV si reca in Africa per stare vicino a chi vive nelle periferie esistenziali", ha spiegato nei giorni scorsi il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ai media vaticani.
Pace, dialogo e crescita della Chiesa locale
Leone si muoverà tra Paesi con popolazioni molto giovani - l'età media è di 18 anni - guidate paradossalmente da leader molto anziani, soprattutto in Camerun e Guinea. È possibile che il problema di una democrazia non matura, come anche quello della corruzione, saranno tra i temi trattati. "La pace, il dialogo e la crescita della Chiesa locale", sono le questioni, come spiegato da Parolin, che risuoneranno nei prossimi undici giorni, il periodo più lungo finora di Papa Leone lontano dal Vaticano. "Pace, anzitutto, in Paesi che portano ancora le cicatrici di conflitti e divisioni, e dove la presenza del Santo Padre può far germogliare un sentimento di riconciliazione. Dialogo, dove l'incontro con le autorità civili e con i rappresentanti di altre tradizioni religiose può aprire spazi nuovi di comprensione reciproca. Infine, la crescita delle Chiese locali, spesso piccole, talvolta isolate, ma sempre generose", conclude il Segretario di Stato.