Il ritrovamento di un antico papiro nei depositi dell’Istituto francese di archeologia orientale della capitale egiziana ha restituito alla comunità scientifica contenuti finora sconosciuti del pensatore dell'antica Grecia. Il frammento, catalogato come P.Fouad inv. 218, è stato identificato dal papirologo Nathan Carlig dell’Università di Liegi
Un antico papiro riemerso dai depositi dell’Istituto francese di archeologia orientale al Cairo riporta alla luce una parte inedita del pensiero del filosofo greco Empedocle. Il documento restituisce trenta versi finora sconosciuti del pensatore del V secolo a.C., offrendo un contributo significativo allo studio delle origini del pensiero occidentale. Il frammento, catalogato come P.Fouad inv. 218, è stato identificato dal papirologo Nathan Carlig dell’Università di Liegi. L’edizione critica, accompagnata da traduzione e commento, è stata pubblicata nel volume "L’Empédocle du Caire", curato dallo stesso Carlig insieme ad Alain Martin e Oliver Primavesi per conto dell'Association Égyptologique Reine Élisabeth.
Per la prima volta l'opera del filosofo in forma diretta
La rilevanza del ritrovamento risiede soprattutto nella possibilità di leggere per la prima volta un passaggio dell’opera di Empedocle in forma diretta. Finora, infatti, il pensiero del filosofo era noto quasi esclusivamente attraverso citazioni indirette tramandate da autori successivi come Platone, Aristotle e Plutarco. Il nuovo frammento si inserisce nella tradizione dei due poemi attribuiti a Empedocle, tra cui il "Physica" (Sulla natura), e si collega materialmente al cosiddetto “Empedocle di Strasburgo”, papiro già noto e datato alla fine del I secolo d.C. Gli studiosi ritengono che il documento del Cairo appartenga allo stesso rotolo, costituendo così un ampliamento significativo dell’unico testimone diretto dell’opera.
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Cosa contengono i trenta versi ritrovati
Sul piano contenutistico, i trenta versi affrontano la teoria degli effluvi e della percezione sensoriale. Empedocle ipotizza che gli oggetti emettano particelle invisibili che interagiscono con gli organi di senso, in particolare con la vista. Un’idea già nota in forma frammentaria, ma che trova ora una formulazione più chiara e articolata. Secondo gli studiosi, il testo contribuisce a chiarire anche alcuni passaggi di opere successive, tra cui scritti attribuiti a Teofrasto, oltre a possibili riferimenti in Aristofane e Lucrezio. Emergono inoltre affinità con le teorie degli atomisti, in particolare con Democrito, suggerendo una continuità nella riflessione antica sulla materia. L’aggiunta di trenta versi a un corpus di circa 450 già noti rappresenta un incremento stimato tra il 6 e il 7%, tutt’altro che marginale per un autore così antico, soprattutto considerando la densità teorica del passo.