Professore universitario, era considerato il filosofo e sociologo tedesco più influente e conosciuto del suo tempo, dopo aver plasmato il dibattito intellettuale per decenni: i suoi testi lo avevano reso celebre in tutto il mondo
È morto a 96 anni il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas. Principale erede della Scuola di Francoforte, Habermas si è spento oggi a Starnberg, nel Sud della Germania, secondo quanto comunicato dalla sua casa editrice, Suhrkamp. Professore universitario, era considerato il filosofo tedesco più influente e conosciuto del suo tempo, dopo aver plasmato il dibattito intellettuale per decenni, come ricorda la Bild. I suoi libri, da "La conoscenza e gli interessi umani" a "La teoria dell'azione comunicativa", lo avevano famoso in tutto il mondo.
La sua influenza ha trasceso il mondo accademico
Habermas è stato, insieme a Guenter Grass e Hans Magnus Enzensberger, uno dei tre membri più eminenti di una generazione di intellettuali che hanno alimentato numerosi dibattiti nel corso della storia della Repubblica federale tedesca. La sua scomparsa giunge in un momento in cui la Germania sta attraversando profonde trasformazioni e in cui la formazione dell'opinione pubblica - uno dei temi ricorrenti nella sua opera - avviene attraverso canali diversi da quelli da lui analizzati e utilizzati. Tutto ciò ha indotto il collega filosofo Philip Felsch a interrogarsi, in un libro pubblicato nel 2004, su cosa rimarrà dell'eredità di Habermas "dopo la morte del mondo di ieri". Habermas è stato descritto in molti modi diversi. Per alcuni,
è stato l'eminenza grigia del movimento studentesco tedesco del 1968, per
altri l'ultimo rappresentante della cosiddetta Scuola di Francoforte, e per tutti, uno dei filosofi la cui influenza ha trasceso i confini del mondo accademico.
Il suo impegno a partire dal movimento studentesco
La sua formazione iniziale fu principalmente filosofica - conseguì il dottorato a Bonn nel 1954 con una dissertazione sulla teoria delle età del mondo di Friedrich Schelling - ma ben presto inizià a confrontarsi con altre discipline. "Appartengo a una classe di filosofi che si sono occupati anche di sociologia e non hanno mai preso troppo sul serio i confini tra le diverse discipline", ha dichiarato Habermas in
un'intervista in occasione del conferimento del premio Principe delle Asturie. Nel 1956, Theodor W. Adorno, una delle figure di spicco della Scuola di Francoforte, lo invitò a lavorare presso il leggendario Institut fur Soziale Forschung (Istituto per la Ricerca Sociale), appena riaperto dopo la chiusura forzata durante il periodo nazista. Parallelamente alla sua attività accademica, Habermas iniziò a partecipare fin da subito al dibattito pubblico, soprattutto durante gli anni del movimento studentesco, i cui rappresentanti inizialmente lo accolsero come uno di loro. Un episodio leggendario narra che nel 1967, durante un dibattito, Habermas accusò il leader studentesco Rudi Dutschke di aver aperto le porte al "fascismo di sinistra", criticando il radicalismo e la giustificazione della violenza.
Coniò concetti che divvenero di uso comune rapidamente
In tutti i suoi incarichi - Francoforte, Marburgo e Heidelberg, tra gli altri - Habermas coniò concetti che divennero rapidamente di uso comune nel dibattito contemporaneo. Ad esempio, quando la Germania, segnata dalla tragedia del nazismo, faticava a definire una chiara identità nazionale, Habermas inventò il concetto di "patriottismo costituzionale". Anni dopo, quando la mobilitazione
popolare nell'ex Repubblica Democratica Tedesca (RDT) del 1989 avrebbe portato alla caduta del Muro di Berlino e alla riunificazione della Germania, Habermas descrisse quanto accaduto come il successo della "rivoluzione della ripresa". Il concetto alludeva all'idea che, storicamente, le grandi trasformazioni in Germania fossero state imposte dall'alto e che il Paese non avesse mai vissuto una rivoluzione
trionfante. Con il movimento cittadino della RDT, per la prima volta, i tedeschi erano riusciti a prendere in mano il proprio destino, almeno inizialmente. Quasi 20 anni dopo, scoppiò la crisi finanziaria internazionale e Habermas analizzò le ripercussioni negative delle trasformazioni avvenute nell'Europa orientale nel 1989. Dopo lo
scioglimento del blocco sovietico, spiegò Habermas al settimanale Die Zeit, il mondo occidentale cadde in una pericolosa euforia trionfalistica e si impegnò nella difesa di un credo neoliberista di cui ora sta pagando il prezzo. Ciò che era in gioco, avvertiva Habermas, non era il superamento del capitalismo, come sosteneva il marxismo tradizionale, bensì il suo addomesticamento. In ogni caso, aggiunse, dal 1989 non esiste piiù' alcun orizzonte possibile al di fuori dell'universo del capitalismo, e questa era già la situazione per la sinistra illuminista europea negli anni Cinquanta.