La Corte Suprema ha accolto il ricorso di Steve Bannon contro la condanna per oltraggio al Congresso. Si tratta soprattutto di un passaggio simbolico, perché l’ex consigliere di Donald Trump ha già scontato la pena. Il caso è stato rinviato al giudice di primo grado
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha aperto la strada all'annullamento retroattivo della condanna dell'ex consigliere di Donald Trump, Steve Bannon, per oltraggio al Congresso. La decisione ha soprattutto valore simbolico, perché Bannon ha già scontato la sua pena detentiva di quattro mesi nel 2024 per ostruzione al potere investigativo del Congresso, a causa del suo rifiuto di collaborare con l'inchiesta parlamentare sull'attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021.
Il caso e la decisione della Corte Suprema
Bannon era stato condannato nel 2022 per due capi d'accusa di oltraggio al Congresso. Ha scontato una pena di quattro mesi in carcere e pagato una multa di 6.500 dollari. Ha poi presentato ricorso alla Corte Suprema per ottenere l’annullamento della condanna, una richiesta a cui a febbraio si è unita anche l’amministrazione Trump, in nome "dell'interesse della giustizia”. Il vice procuratore generale Todd Blanche, ex avvocato personale di Donald Trump (diventato procuratore generale ad interim dopo il licenziamento di Pam Bondi) aveva motivato la scelta citando la necessità di "contrastare la politicizzazione del sistema giudiziario sotto la precedente amministrazione" del democratico Joe Biden. Lunedì, con una breve sentenza non firmata, la Corte Suprema ha accolto la richiesta, ribaltando la sentenza della Corte d'appello che confermava la condanna di Steve Bannon e rinviando il caso al giudice di primo grado.
Il ruolo di Bannon
Steve Bannon si era imposto sulla scena politica negli ultimi mesi della campagna elettorale di Trump del 2016, durante la quale aveva sostenuto l’esistenza di un ordine mondiale controllato dalle élite politiche e finanziarie. Dopo aver seguito Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017, lasciò l’amministrazione nell’agosto dello stesso anno, dopo le violenze di Charlottesville, in Virginia, dove si stava svolgendo una manifestazione di attivisti di estrema destra. In quell’occasione una giovane donna fu uccisa dopo che un simpatizzante neonazista investì con la propria auto un gruppo di manifestanti antirazzisti.