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Consiglio Ue, i leader chiedono “moratoria su attacchi a energia e acqua in Medio Oriente”

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©Ansa

II 27 si sono ritrovati a Bruxelles per un vertice di due giorni. Tanti i temi: dall'escalation militare in Medio Oriente e la situazione in Iran, alle conseguenze in termini economici ed energetici, con lo scontro focalizzato sul Green Deal. Si parla anche di Ucraina, di agenda strategica per la competitività, del prossimo quadro finanziario pluriennale, di sicurezza e difesa, di migrazione. “Evitare crisi migratoria analoga a quella del 2015”, si legge nelle conclusioni approvate sul Medio Oriente

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I leader dell'Ue si sono riuniti a Bruxelles, per il Consiglio europeo in programma il 19 e il 20 marzo. Molti i temi, dall'escalation militare in Medio Oriente e la situazione in Iran, alle conseguenze in termini economici ed energetici. Nelle conclusioni approvate sul Medio Oriente, in particolare, il Consiglio Ue "chiede una moratoria agli attacchi che colpiscono le infrastrutture energetiche e idriche". Il passaggio non era presente nelle bozze del pre-vertice, allineandosi così al comunicato congiunto dei sette Paesi sulla libertà di navigazione a Hormuz. In giornata gli attacchi alle infrastrutture di gas in Iran e nei Paesi del Golfo erano state definite dal presidente francese Macron mosse "sconsiderate". Si è parlato anche di Ucraina: c'è stato un lungo dibattito fra i leader sul blocco dell'Ungheria al prestito da 90 miliardi per l'Ucraina, che Zelensky - in collegamento con i leader - definisce "fondamentali". Viktor Orban e lo slovacco Robert Fico non hanno dato "alcun cenno di apertura". Per l’Italia è presente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La crisi in Medio Oriente

Quello che doveva essere il summit del definitivo rilancio della competitività europea e della roadmap per riguadagnare una leadership economica nel mondo è invece un nuovo vertice segnato dall'emergenza. La situazione in Medio Oriente, infatti, è al centro nell'agenda del summit. Il Consiglio Europeo "accoglie con favore i maggiori sforzi annunciati dagli Stati membri, anche attraverso un coordinamento rafforzato con i partner della regione, per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, una volta che ci saranno le condizioni", si legge nelle conclusioni dei leader Ue sull'Iran. Il Consiglio inoltre "sottolinea il ruolo delle operazioni di difesa marittima dell'Ue, Aspides e Atalanta, e ne chiede il rafforzamento con ulteriori risorse, in linea con i rispettivi mandati".

Le conclusioni

"Gli sviluppi in Iran e nella regione in generale minacciano la sicurezza regionale e globale - si legge nelle conclusioni approvate sul Medio Oriente -. Il Consiglio europeo chiede una de-escalation e la massima moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e il pieno rispetto del diritto internazionale da parte di tutte le parti, compresi i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario. A tale riguardo, chiede una moratoria sugli attacchi contro le infrastrutture energetiche e idriche". "Il Consiglio europeo deplora la perdita di vite civili e sta monitorando attentamente l'impatto di vasta portata delle ostilità, anche sulla stabilità economica", conclude il testo.

I flussi migratori

Un passaggio anche sull'immigrazione. "Sulla base degli insegnamenti tratti dalla crisi migratoria del 2015 e al fine di evitare una situazione analoga, l'Ue è pronta a mobilitare pienamente i propri strumenti diplomatici, giuridici, operativi e finanziari per prevenire flussi migratori incontrollati verso l'Ue e preservare la sicurezza in Europa. La sicurezza e il controllo delle frontiere esterne dell'Ue continueranno a essere rafforzati", si legge in un paragrafo del capitolo Medio Oriente approvato dai leader Ue e parte delle conclusioni del vertice. Il capitolo non era incluso nelle bozze precedenti la riunione di oggi.

Kallas: "Guerra in Iran non ha base di diritto internazionale"

"Non c'è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran", ha detto in mattinata l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al vertice, ricordando che l'uso della forza è previsto nel caso dell'autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Poiché al momento non esiste nulla del genere, i Paesi dell'Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra", ha sottolineato. All'ultimo consiglio Esteri "i ministri sostenevano che non fossimo stati consultati" e alcuni "affermavano addirittura che avessimo cercato di convincere le parti a non scatenare questa guerra, di cui non conosciamo gli obiettivi".

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Ucraina, il prestito che Ungheria e Slovacchia non vogliono dare

Nella parte dedicata all'Ucraina, le conclusioni del vertice sono firmate solo da 25 Stati, senza Ungheria e Slovacchia. "A seguito della decisione presa nel dicembre 2025 di concedere all'Ucraina un prestito di sostegno pari a 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027, il Consiglio Europeo accoglie con favore l'adozione del prestito da parte dei colegislatori e auspica la prima erogazione all'Ucraina entro l'inizio di aprile.In tale contesto, invita inoltre a intensificare le iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei paesi terzi per contribuire a colmare il deficit residuo di 30 miliardi di euro nelle finanze dell'Ucraina", recita il testo.

Ucraina, l'oleodotto Druzhba

Al centro della tenzone sull'Ucraina c'è anche l'oleodotto Druzhba, che porta il greggio russo nell'Europa centro-meridionale, colpito, secondo Kiev, dai droni russi e per questo privo della pressione necessaria per garantire i normali flussi. Budapest e Bratislava liquidano la spiegazione come pretestuosa. La strategia, a quanto pare, è quella di condizionare il via libera a parti delle conclusioni del vertice a garanzie specifiche sull'oleodotto Druzhba. Zelensky si è impegnato a "ripristinare completamente il flusso di petrolio il prima possibile e a rispettare pienamente il ruolo dell'Ucraina come partner energetico affidabile dell'Ue". La riparazione dell'oleodotto dipende "esclusivamente dalla capacità dell'Ucraina di ripararlo e dalla volontà della Russia di non distruggerlo nuovamente", sottolineano all'Europa building. I presidenti del Consiglio europeo e della Commissione Ue "stanno collaborando con le autorità ucraine per fornire assistenza".

Il patto di stabilità

I Paesi Med 5 hanno chiesto di inserire nelle conclusioni un riferimento al dossier della Arctic Metagaz, la petroliera russa alla deriva, con un obiettivo: essendo un problema di sicurezza della navigazione, ma ambientale non è un problema solo di Malta o dell'Italia europeo. Il rinnovato senso di allarme potrebbe portare qualche leader a chiedere una sospensione del Patto di Stabilità. Nelle riunioni preparatorie l'ipotesi è stata ventilata da qualcuno, ma è quasi impossibile che avrà successo. Il fronte del Nord è tornato infatti a vestire pienamente i panni dei frugali e non accetterà sconti. Né sul Patto di Stabilità né sull'aumento di risorse proprie nel bilancio pluriennale.

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