Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
Arrow-link
Arrow-link

Iran, Netanyahu: "Morte Larijani offre a Iraniani l'opportunità di rovesciare il regime"

Mondo

L'operazione, secondo il premier israeliano, mira a indebolire il regime iraniano e a sostenere gli alleati statunitensi nel Golfo. Un processo "non facile" e che "non accadrà tutto in una volta"

ascolta articolo

''Abbiamo eliminato Ali Larijani, il boss dei Guardiani della Rivoluzione, il gruppo di gangster che de facto governa l'Iran e insieme a lui anche il capo della Forza Basij che diffonde il terrore tra la popolazione iraniana''. Così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l'eliminazione di Ali Larijani in una dichiarazione video. ''Stiamo aiutando i nostri amici americani nel Golfo e stiamo indebolendo questo regime nella speranza di dare al popolo iraniano la possibilità di rovesciarlo. Non accadrà tutto in una volta, non sarà facile. Ma se persevereremo, daremo loro la possibilità di prendere in mano il proprio destino" ha aggiunto Neatanyahu. (SEGUI LA LIVE PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI)

Il filosofo in divisa 

Ali Larijani, soprannominato "il filosofo in divisa", è stato una delle figure più influenti dell'Iran moderno, considerato da molti il politico più potente dopo la Guida Suprema. Fedelissimo dell'Ayatollah Ali Khamenei, ha ricoperto ruoli strategici come la segreteria del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, con l'autorità assoluta su pianificazione bellica, diplomazia nucleare e alleanze internazionali con Russia e Qatar. Nato nel 1958 a Najaf in una prestigiosa famiglia clericale, aveva un dottorato in filosofia occidentale e una solida formazione scientifica con una laurea in matematica e informatica alla Sharif University. Un background culturale che lo rese un negoziatore astuto e pragmatico, capace di anteporre la ragion di stato all'ideologia, anche a costo di scontri interni come quelli con l'ex presidente Ahmadinejad. Entrato nei Pasdaran negli anni '80 e poi direttore della radiotelevisione di Stato negli anni '90, fu il volto dei colloqui sul programma nucleare tra il 2005 e il 2007 e, da presidente del Parlamento (2008-2020), svolse un ruolo decisivo nell'approvazione parlamentare dell'accordo nucleare (Jcpoa). Considerato parte della potente "dinastia dei Larijani", godeva di una rete familiare che lo rendeva quasi intoccabile, pur essendo stato sanzionato dagli Stati Uniti per la repressione delle proteste.

Leggi anche

Chi era Ali Larijani, fedelissimo di Khamenei ucciso dall’Idf

Mondo: I più letti