Lo speciale di Sky TG24 sull'attacco in Iran
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Iran, Casa Bianca: "Madrid collaborerà". Spagna smentisce: "No accordi su basi militari"

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©Ansa

Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha negato di aver autorizzato l'uso delle basi militari congiunte di Moron e Rota agli Stati Uniti, al contrario di quanto affermato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leawitt. Il premier Sanchez: "No alla guerra"

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Una smentita categorica: "Non è cambiata una virgola". Con queste parole, il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha negato di aver autorizzato l'uso delle basi militari congiunte di Moron e Rota agli Stati Uniti, distanziandosi così da quanto affermato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leawitt (TUTTE LE NEWS SUL CONFLITTO IN DIRETTA).

Le tappe del caso e le dichiarazioni di Washington e Madrid

Ieri, 3 marzo, Trump, incontrando nello Studio Ovale il cancelliere tedesco Friedrich Merz, aveva attaccato la Spagna, criticandola per essere "l'unico Paese della Nato a non aver accettato" il tetto di spesa per la difesa al 5% del Pil. "Hanno detto che non possiamo usare le loro basi" nell'ambito dell'operazione contro l'Iran, ma "nessuno può dirci di non usare le basi. La Spagna non ha una grande leadership". Poi il presidente americano aveva minacciato di "bloccare tutti gli scambi commerciali" con Madrid. La risposta del premier spagnolo Sanchez non si è fatta attendere: "No alla guerra!". "Siamo contrari a questo disastro", ha aggiunto, ricordando che questa posizione è condivisa da "molti altri governi" e da "milioni di cittadini in tutta Europa, Nord America e Medio Oriente che non vogliono più guerre o più incertezza nel futuro". Poi, nel pomeriggio del 4 marzo, è arrivato un annuncio inaspettato dalla Casa Bianca: la Spagna ha accettato di "cooperare" con l'esercito statunitense sull'Iran, ha detto la portavoce Karoline Leavitt. Ma neanche un'ora dopo è arrivata la smentita: "Non ho la minima idea a cosa si riferisca", ha affermato il ministro spagnolo degli Esteri. "C'è un accordo bilaterale e al di fuori del quadro di questo accordo non ci sarà l'uso delle basi", ha sottolineato.

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Europa divisa

Intanto, l'America di Trump, ancora una volta, divide l'Europa tra i suoi fedelissimi (come Viktor Orban), i suoi tradizionali alleati politici (come Giorgia Meloni), i leader più cauti (a partire da Friedrich Merz) e chi invece viaggia sull'asse Parigi-Madrid. Emmanuel Macron è stato tra i pochi capi di Stato e di governo tra i 27 a chiamare Sanchez per esprimergli solidarietà. "L'Ue garantirà sempre la piena tutela degli interessi dei suoi Stati membri. Riaffermiamo il nostro fermo impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale e dell'ordine basato sulle regole in tutto il mondo", ha, dal canto suo, sottolineato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, a sua volta al telefono con Sanchez. Ad esprimere la propria vicinanza è stata anche la presidente Ursula von der Leyen, anche se, in questo caso, a renderlo noto è stata solo Madrid. Palazzo Berlaymont, però, ha risposto così agli Usa sul fronte dei dazi: "La Commissione garantirà la piena tutela degli interessi dell'Ue. Attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire". Nel mentre, Londra prende le distanze: "Restiamo fuori dalla guerra, non ripeteremo gli errori dell'Iraq", ha scandito il premier Keir Starmer alla Camera dei Comuni. "Sono rimasto sorpreso", ha detto Trump su questo punto, ma "non stiamo parlando di Winston Churchill", ha poi aggiunto, in riferimento a Starmer. 

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