Il pontefice ribadisce la continuità dottrinale sui temi LGBTQ+ confermando che l'insegnamento ufficiale della Chiesa non subirà variazioni. Prevost inoltre rivendica le proprie radici culturali tra Stati Uniti e Perù, sottolineando l'importanza della visione latinoamericana per il futuro della Chiesa e il valore del dialogo istituzionale con i leader politici
La posizione della Chiesa su persone gay e trans resta invariata. Lo ribadisce Leone XIV nell'intervista concessa a Elisa Ann Allen per il libro sul pontefice pubblicato da Mondadori, anticipata oggi da Repubblica. Il Papa affronta diversi temi, dal suo percorso personale al rapporto con gli Stati Uniti, fino alla questione LGBTQ+, definita "altamente polarizzante" all'interno della Chiesa.
Identità americana e radici latinoamericane
Leone XIV parte dal suo vissuto biografico, segnato da un forte dualismo culturale: "Sono, ovviamente, statunitense, e mi sento molto statunitense, ma amo anche tanto il Perù e il popolo peruviano, che fanno parte di ciò che sono".
Il pontefice ricorda di aver trascorso metà della sua vita ministeriale in Perù, esperienza che ha plasmato la sua visione ecclesiale: "La prospettiva latinoamericana è per me preziosa. Ciò si riflette anche nell'apprezzamento che nutro per la vita della Chiesa in America Latina, significativa sia per il mio legame con papa Francesco, sia per la comprensione del progetto che egli aveva per la Chiesa e di come possiamo procedere verso una vera visione profetica per la Chiesa di oggi e di domani".
I Mondiali e il rapporto con gli Stati Uniti
Con un tono più leggero, il pontefice parla anche di calcio. Se ai Mondiali si giocasse una partita tra Stati Uniti e Perù, tiferebbe "per il Perù, per ragioni affettive". Ma aggiunge di essere anche un grande tifoso dell'Italia. "Ai Mondiali seguo tre squadre: ne hai citate due, l'Italia è la terza. Tutti sanno che sono tifoso dei White Sox, ma, da Papa, tifo per tutte le squadre". Sull'incontro con Donald Trump, il pontefice sottolinea la necessità di un dialogo istituzionale maturo: "Sarebbe molto più opportuno che i vertici della Chiesa negli Stati Uniti si impegnassero con lui in modo serio e approfondito. Direi lo stesso di qualsiasi governo. Ho incontrato molti leader mondiali e ci sono temi importanti che si possono affrontare, ma è impossibile che il Papa entri nelle questioni dei singoli Paesi per dire 'dovreste far questo, dovreste pensare quello'".
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Il tema LGBTQ+: "Non alimentare polarizzazione"
Il Papa affronta poi la questione LGBTQ+, riconoscendo quanto sia divisiva all'interno della Chiesa: "Devo confessare che la questione rimane sullo sfondo dei miei pensieri perché, come abbiamo visto al Sinodo, qualunque tema legato alla realtà LGBTQ risulta altamente polarizzante". Per questo, spiega, sceglie di non esasperare il dibattito: "Cerco di non alimentare la polarizzazione nella Chiesa. Ciò che intendo dire è ciò che Francesco ha affermato con molta chiarezza con quel: 'Todos, todos, todos'. Tutti sono invitati a entrare, ma non in quanto espressione o meno di una specifica identità. Invito una persona perché è figlio o figlia di Dio. Tutti sono i benvenuti, e possiamo conoscerci e rispettarci".
Un tema controverso, ma l'accoglienza resta
Leone XIV riconosce che la questione suscita richieste specifiche da parte di fedeli e associazioni: "Capisco che questo sia un tema controverso, e che alcune persone avanzeranno richieste come: 'Vogliamo il riconoscimento del matrimonio gay', o 'Vogliamo il riconoscimento delle persone trans', affinché siano ufficialmente accolti e approvati dalla Chiesa". Il pontefice ribadisce però che l'accoglienza delle persone non è in discussione: "Gli individui saranno accolti e ricevuti. Qualsiasi sacerdote ascolterà in confessione persone di ogni tipo, con ogni genere di difficoltà, di situazioni di vita e di scelte compiute". E conclude con una precisazione netta sulla dottrina: "L'insegnamento della Chiesa continuerà a rimanere com'è, e per ora non ho altro da aggiungere su questo punto".