Prende piede il sospetto di un fantomatico rapporto sessuale a tre tra il finanziere pedofilo, la ex compagna e socia Ghislaine Maxwell e un ex (o un futuro) primo ministro del Regno Unito, di cui non si fa il nome. Intanto, negli States, la procuratrice Pam Bondi finisce sotto torchio del Congresso, accusata di aver insabbiato le informazioni più pesanti contro Donald Trump
Continuano a emergere nuovi dettagli dagli Epstein Files. Mentre la procuratrice generale degli Usa Pam Bondi viene torchiata dal Congresso, accusata dai dem di aver insabbiato i documenti più pesanti contro Donald Trump, trema ancora il Regno Unito. Sta infatti prendendo piede il sospetto di un fantomatico rapporto sessuale a tre che avrebbe coinvolto Epstein, la sua ex compagna e complice Ghislaine Maxwell e un ex (o un futuro) primo ministro britannico, di cui non si fa il nome. L'indiscrezione sarebbe contenuta nei documenti sul pedofilo, morto suicida in carcere nel 2019, non ancora resi pubblici o pienamente svelati. Si scopre che anche Milano era nella rete di Epstein: in città era Jean-Luc Brunel, agente di modelle francese anche lui suicidato in carcere nel 2022, che avrebbe reclutato giovani donne, spesso adolescenti, per il il finanziere.
Pam Bondi in difficoltà
Negli States, Pam Bondi in Congresso ha difeso a spada tratta il suo operato e Trump. Ma le sue parole sono cadute nel vuoto, limitando solo a causare scintille con i democratici della commissione giustizia della Camera davanti alle vittime del pedofilo, indignate per come il Dipartimento ha gestito la pubblicazione dei file, ovvero - hanno più volte denunciato - "proteggendo i potenti e esponendo i loro nomi". Sotto un fuoco di fila incrociato di accuse, Bondi ha cercato di difendersi con parole che sono apparse, secondo gli osservatori, più rivolte alla Casa Bianca che alle vittime. Trump e il suo staff sono infatti irritati da come il Dipartimento di Giustizia ha affrontato il caso Epstein.
Bondi: "Trump è il presidente più trasparente della storia"
Consapevole dei rischi di essere silurata, Bondi si è presentata alla Camera con un piglio combattivo. Trump "è il presidente più trasparente della storia. Non ci sono prove che abbia commesso alcun crimine", ha ribadito a più riprese respingendo vari attacchi, come quelli della deputata democratica Pramila Jayapal, che le ha fatto notare come inizialmente il nome sultano del Emirati Ahmed bin Sulayem era stato oscurato. L'uomo d'affari - ha messo in evidenza Jayapal - è il presidente e l'amministratore delegato di una società che ha legami finanziari con il presidente Donald Trump e il suo consigliere Steve Bannon. "Si vergogni. Se avesse un minimo di decenza, dovrebbe dimettersi dopo questa udienza", l'ha criticata il liberal Ted Lieu. Bondi aggressiva li ha attaccati: "È ridicolo. Questo non è un circo". Ma l'aver perso la pazienza e l'essersi mostrata facilmente irascibile sul tema l'ha indebolita, lasciandola vulnerabile alle accuse del pubblico e, forse, anche a quelle della Casa Bianca.