Cuba, la crisi del carburante ferma i voli: verso blackout record. La situazione ad oggi

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Da lunedì 9 febbraio, l'aeroporto dell'Avana non è in grado di rifornire gli aerei anche se le compagnie aeree messicane continuano a garantire i loro voli regolari. La stretta del presidente Usa Donald Trump sta portando i blackout a livelli record

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Continua ad aggravarsi la crisi energetica a Cuba, dove i blackout sono sempre più frequenti. Ha infatti raggiunto, da metà 2024, il suo apice in questi giorni dopo la stretta del presidente Usa Donald Trump. Prima l'intervento in Venezuela, poi l'ordine presidenziale di fine gennaio sull'export petrolifero verso Cuba stanno portando i blackout a livelli record. Da lunedì 9 febbraio, l'aeroporto dell'Avana non è in grado di rifornire gli aerei anche se le compagnie aeree messicane continuano a garantire i loro voli regolari. 

I blackout

Attualmente, sei delle 16 centrali termoelettriche operative sono fuori servizio a causa di guasti o manutenzione, tra cui due delle tre più grandi. La scorsa settimana il governo cubano ha annunciato un duro pacchetto di misure di emergenza per cercare di sopravvivere senza petrolio straniero, poiché l'isola produce a malapena un terzo del suo fabbisogno energetico. La vendita al dettaglio di gasolio è stata sospesa, la benzina è severamente razionata, non c'è carburante per aerei negli aeroporti, gli uffici statali hanno modificato i loro orari, il telelavoro è consigliato e i servizi pubblici sono stati ridotti per garantire solo quelli essenziali. Esperti indipendenti indicano che la crisi energetica di Cuba deriva dal cronico sotto-finanziamento del settore, interamente gestito dallo Stato sin dal trionfo della rivoluzione del 1959. Diverse stime indipendenti suggeriscono che sarebbero necessari tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari per stabilizzare il sistema elettrico. Il governo cubano sottolinea l'impatto delle sanzioni statunitensi sul settore e accusa Washington di "strangolamento energetico". Le prolungate interruzioni di corrente giornaliere stanno paralizzando l'economia, che si è contratta di oltre il 15% dal 2020, secondo i dati ufficiali. Sono stati anche il fattore scatenante delle principali proteste degli ultimi anni.

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Il governo cinese ha annunciato la propria disponibilità a soccorrere Cuba, attualmente paralizzata da una grave carenza di carburante. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha dichiarato che la Cina fornirà assistenza "nei limiti delle proprie capacità", ribadendo il sostegno alla sovranità della nazione caraibica. Nel suo intervento, l'esponente governativa ha condannato le interferenze estere, definendo le sanzioni come "pratiche disumane" che privano la popolazione locale del diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo. Nonostante le criticità logistiche, le autorità asiatiche hanno confermato che al momento non risultano connazionali bloccati sull'isola. La mossa diplomatica rafforza l'asse tra Pechino e l'Avana e si allinea con le posizioni di altri partner strategici, come il Messico e la Russia, che hanno criticato le pressioni internazionali che mirano a strangolare l'economia cubana.

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