Spazio, 40 anni fa il disastro dello shuttle Challenger in cui morirono 7 astronauti
Il 28 gennaio 1986 lo shuttle Challenger decollò dal Kennedy Space Center in Florida per la missione STS-51-L. Dopo 73 secondi dal lancio, il veicolo esplose causando la morte dei 7 astronauti a bordo. Le vittime furono Francis Scobee, Michael J. Smith, Judith Resnik, Ronald McNair, Ellison Onizuka, Gregory Jarvis e Christa McAuliffe. L'evento segnò profondamente la storia spaziale internazionale
IL DISASTRO DELLO SHUTTLE CHALLENGER
- Era il 28 gennaio 1986, esattamente quarant'anni fa, quando si verificò uno degli incidenti spaziali più dolorosi della storia. Lo shuttle Challenger, decollato dal Kennedy Space Center in Florida per la missione STS-51-L, esplose 73 secondi dopo il lancio, causando la morte dei 7 astronauti a bordo.
L'INCIDENTE
- Il decollo del Challenger avvenne alle 11.38 ora locale. L'evento fu seguito in diretta televisiva da milioni di persone. Poco dopo il lancio, poco più di un minuto dopo il decollo, avvenne l'esplosione: lo shuttle si disintegrò lasciando dietro di sé una scia di fumo.
LE VITTIME
- A perdere la vita nel disastro dello shuttle Challenger furono i 7 astronauti a bordo: il comandante Francis Scobee, il pilota Michael J. Smith, l'ingegnere di missione Judith Resnik, il fisico Ronald McNair, l'ingegnere aerospaziale Ellison Onizuka, lo specialista di carico Gregory Jarvis, e l'insegnante e astronauta civile Christa McAuliffe.
IL CASO DI CHRISTA MCAULIFFE
- Nello specifico, il caso di McAuliffe rimase nella memoria collettiva. Insegnante della scuola elementare, McAuliffe partecipò alla missione grazie al Teacher in Space Project, un’iniziativa voluta dall’allora presidente statunitense Ronald Reagan per incentivare l’interesse degli studenti nelle scienze e rendere onore agli insegnanti americani. La donna fu selezionata per diventare la prima docente nello spazio.
L'INCHIESTA
- A seguito dell'incidente fu aperta un’inchiesta, affidata alla Commissione Rogers. Dalle indagini emerse che a causare il disastro fu il cedimento di un O-ring, una guarnizione in gomma situata in uno dei razzi laterali a propellente solido. Le temperature molto basse registrate durante il giorno del lancio impedirono all’O-ring di sigillare correttamente, portando alla fuoriuscita di gas incandescenti che, compromettendo il serbatoio esterno, innescarono l’esplosione.
LE INDAGINI
- Le indagini rivelarono anche gravi problemi organizzativi all’interno della Nasa, come pressioni per rispettare il calendario dei lanci, sottovalutazione dei rischi segnalati dagli ingegneri e una politica decisionale che favoriva il successo operativo a discapito della sicurezza.
LA SOSPENSIONE DELLO SPACE SHUTTLE
- Dopo il disastro, il programma Space Shuttle fu sospeso per quasi tre anni. La Nasa avviò una revisione dei propri processi di sicurezza, migliorando i controlli e riorganizzando la catena decisionale. Inoltre, l’idea dello shuttle come "mezzo di routine” per andare nello spazio fu poi definitivamente abbandonata.
IL 40° ANNIVERSARIO
- Oggi, a distanza di quarant'anni dall'incidente, il disastro dello shuttle Challenger resta uno degli eventi più drammatici della storia spaziale. L'incidente impose di rivedere le misure dedicate all'importanza della sicurezza, dell’ascolto degli esperti e della responsabilità.