Groenlandia, quanto potrebbe costare l'acquisizione agli Stati Uniti di Trump?

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Introduzione

La Groenlandia è "essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti" e il presidente Donald Trump, ha detto il suo vice JD Vance a Fox, è "disposto a spingersi fino a dove è necessario, sarà lui a prendere la decisione finale". La disputa sull’isola tra il Mar Artico e l'Oceano Atlantico, territorio autonomo del Regno di Danimarca (con ampia autonomia, anche se a Copenaghen spettano le decisioni di politica estera, monetaria e di sicurezza), prosegue a pieno regime. Trump sta quindi valutando "seriamente" l'acquisizione della Groenlandia. Quanto potrebbe valere, in termini economici, un’operazione del genere? 

Quello che devi sapere

Perché gli Usa vogliono la Groenlandia

La Groenlandia è la più grande isola del mondo non considerata un continente, con una superficie di circa 2.170.000 km². La maggior parte è però coperta da ghiaccio: quella “abitabile” si riduce più o meno a 410 mila km². Gli abitanti sono 56-57mila, di cui 20mila vivono nella capitale Nuuk. Washington è da sempre interessata ad averla tra i suoi territori: la sua posizione è strategica da un punto di vista geopolitico e marittimo (l'intento sarebbe anche sbarrare la strada a Cina e Russia) ed è ricca di petrolio, gas e terre rare

 

Per approfondire: Terre rare e rotte marittime, perché la Groenlandia fa gola a Trump?

Nuuk

“La grande operazione immobiliare” per avere la Groenlandia

L’isola è sempre stata nelle mire di Trump, che già durante il suo primo mandato, nel 2019, parlò apertamente del desiderio di acquistarla, paragonando una potenziale acquisizione a una “grande operazione immobiliare”. 

 

Per approfondire: Groenlandia, da Truman a Trump: tutti i tentativi dei presidenti Usa di acquistare l’isola

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Quanto potrebbe valere la Groenlandia?

Secondo i dati della Banca Mondiale, il Pil della Groenlandia si aggira intorno ai 3,3 miliardi di dollari. Questo non significa però che questo sarebbe il suo prezzo “immobiliare”. Lo scorso aprile, quando già Trump aveva ricominciato a parlarne, l'immobiliarista ed ex economista della Fed David Baker calcolava che la Groenlandia potrebbe valere tra i 12,5 miliardi e i 77 miliardi di dollari. Se alla stima si aggiunge il valore delle riserve di minerali - soprattutto rame e litio che sono utilizzati nella produzione di batterie e veicoli elettrici - la valutazione dell'isola potrebbe arrivare a 1,1 trilioni di dollari, secondo le stime del Financial Times. Per il think tank di centro-destra American Action Forum il prezzo di mercato delle riserve minerarie della Groenlandia porterebbe quello d'acquisto a 200 miliardi di dollari ma il suo valore strategico nel Nord Atlantico lo farebbe salire a 3 trilioni.

La Groenlandia è da sempre nell'interesse degli Usa

Trump non è il primo presidente americano ad aver messo gli occhi sulla Groenlandia. Già negli anni successivi alla fine della Guerra Civile americana, il presidente Andrew Johnson, dopo aver acquistato con successo l’Alaska dalla Russia per 7,2 milioni di dollari nel 1867, rivolse la propria attenzione ad altri territori artici. Nel 1910, l’allora ambasciatore statunitense in Danimarca, Maurice Francis Egan, suggerì a Washington una “proposta molto audace”: cedere alla Danimarca l’isola filippina di Mindanao, all’epoca territorio statunitense, in cambio della Groenlandia e delle Indie Occidentali Danesi. Non andò in porto, e anni dopo gli Usa acquistarono le Indie Occidentali Danesi (oggi le Isole Vergini Americane) dalla Danimarca per 25 milioni di dollari in oro (oggi poco più di 3 miliardi), così da sottrarle a un potenziale controllo tedesco.

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I tentativi di acquisto

Se ne riparlò più volte, ad esempio durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’invasione della Danimarca da parte della Germania. Gli Usa si assunsero la responsabilità della difesa della Groenlandia e stabilirono una presenza militare sull’isola. Nel 1946, dopo decenni di tentativi e ipotesi, gli Stati Uniti sotto la presidenza di Harry Truman presentarono la loro prima offerta formale per acquistare la Groenlandia dalla Danimarca. Il contenuto rimase segreto per molto tempo, fino al 1991, quando vide la luce sulla stampa danese: il valore della Groenlandia, ai tempi, era stimato in 100 milioni di dollari in oro (oggi circa 1,7 miliardi).

Groenlandia

L’incontro Usa-Danimarca-Groenlandia

Tornando a oggi, pur non chiudendo del tutto la porta a un'operazione militare, che per Trump resta sempre "un'opzione", la Casa Bianca ha già cercato di ammorbidire i toni del dibattito, forse anche per placare la dura reazione in casa e all'estero nel pieno della crisi venezuelana. E mentre la Francia ha annunciato di essere al lavoro con i suoi partner su un piano di reazione qualora gli Usa dovessero invadere la Groenlandia con la forza, il segretario di Stato americano Marco Rubio nei prossimi giorni volerà a Copenaghen: una missione per iniziare a gettare le basi di una trattativa, probabilmente. Parteciperà anche il ministro degli esteri di Nuuk Vivian Motzfeldt: “Niente Groenlandia senza Groenlandia. Ovviamente parteciperemo. Siamo noi ad aver richiesto l'incontro”.

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Il Compact of free association

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, tra i modelli a cui guarda il tycoon c'è anche quello di un accordo di associazione, escludendo i danesi, sulla falsa riga dei Cofa - Compact of free association - che gli Usa hanno già fatto con alcune isole del Pacifico, per contrastare l’influenza di Pechino.

I precedenti

Si tratta delle Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia e la Repubblica di Palau. In base ai trattati queste nazioni restano sovrane e l'accordo garantisce ai loro cittadini un accesso esclusivo agli Usa: possono vivere, lavorare e studiare negli Stati Uniti senza visto. Inoltre, possono anche prestare servizio nelle forze armate americane. Ai tre Stati viene garantito supporto finanziario e di difesa ed è prevista una partnership commerciale esente da dazi. In cambio gli Stati Uniti hanno ottenuto un accesso militare illimitato ed esclusivo a un'area strategica dell'Indo-Pacifico: le forze armate americane possono operare nelle aree del Compact, e anche negoziare terreni per nuove basi operative. Non solo. Gli eserciti di altri Paesi non possono operare nelle stesse aree senza il permesso degli Stati Uniti. Pur essendo responsabili della protezione dei Paesi affiliati, gli Stati Uniti non possono dichiarare guerra per loro conto.

 

Per approfondire: Il farsi della storia, pedine nel Grande Gioco internazionale

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