Nepal, non si placano le proteste della GenZ: almeno 23 morti. Il premier si dimette

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Preso d'assalto il Parlamento, presidiato dall'esercito, e la casa del Primo Ministro. Chiuso l'aeroporto internazionale e istituito un comitato d'inchiesta. Oltre al premier si sono dimessi altri tre ministri

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Sale a 23 il bilancio delle vittime in seguito alle proteste divampate in tutto il Nepal. Nelle ultime ore diversi manifestanti hanno dato alle fiamme il palazzo del Parlamento nella capitale Kathmandu, la casa del Premier Khadga Prasad Sharma Oli, che ha dato le sue dimissioni, e quella dell'ex Primo Ministro Jhalanath Khanal. Tra le vittime, anche la moglie di Khanal, morta al Kirtipur Burns Hospital in seguito alle ferite riportate nell'incendio che ha divorato la loro residenza. Le proteste che infiammano le strade nepalesi, sono scoppiate perché la scorsa settimana il governo del Paese ha bloccato diverse piattaforme social, tra cui Facebook, X, Linkedin e Youtube, per non aver rispettato l'obbligo di sottoporsi alla supervisione statale. I cittadini accusano il governo di voler limitare la liberà di espressione. Prima di Oli hanno rassegnato le dimissioni altri tre ministri. 

Cosa sta succedendo

Oltre alla capitale tra le principali città dove si stanno verifiando disordini ci sono Itahari, Biratnagar e Bharatpur. L'esercito, che sta presidiando il Parlamento, è stato costretto ad evacuare diversi ministri dalle loro residenze a Bhaisepati, riporta il Kathmandu Post. I manifestanti hanno incendiato a Katmandu la sede della Kantikur Publications. Sui social media sono stati pubblicati video che mostrano l'incendio doloso e atti vandalici ai danni della casa del primo ministro dimissionario KP Sharma Oli a Balakot, Bhaktapur. Oltre al Parlamento e all'ufficio del Presidente della Repubblica, sono stati vandalizzati anche i palazzi storici Sheetal Niwas e Singha Durbar e la Corte Suprema. I manifestati sono entrati nella prigione di Nakkhu, il principale carcere della capitale nepalese e hanno consentito a Rabi Lamichhane - politico leader del partito centrista Rastriya Swatantra agli arresti per accuse di corruzione - di registrare un appello diffuso sui social, riporta The Himalayan Times.  Al momento l'Autorità Aeroportuale del Paese ha reso noto che tutti i voli da e per l'aeroporto internazionale della capitale sono sospesi.

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"Punite gli assassini del governo e smettete di uccidere i bambini", questo uno degli slogan urlati a gran voce dai manifestanti, molti dei quali appartenenti alla "Generazione Z", che si sono riversati in strada. In poche ore, lunedì, la situazione è sfuggita di mano e la polizia ha aperto il fuoco su un corteo di migliaia di manifestanti, per lo più giovani, che cercavano di avvicinarsi al palazzo del parlamento a Kathmandu.  Dopo la morte di 22 manifestanti il governo ha revocato il blocco ai social media, mentre nella capitale e nei centri dove ci sono stati gli scontri più violenti, è stato imposto un coprifuoco e sono stati chiusi gli istituti scolastici. Il Primo Ministro Khadga Prasad Oli , in una lettera pubblicata durante la notte dopo una riunione di gabinetto d'emergenza e prima delle dimissioni, ha dichiarato di essere "profondamente rattristato" per le morti, ha comunicato di aver istituito un comitato d'inchiesta per fare chiarezza su quanto accaduto e ha promesso un risarcimento alla famiglia delle vittime. Uno degli obiettivi della protesta è stata l'abitazione del ministro delle Comunicazioni Prithvi Subba Gurung, che è stata data alle fiamme dai manifestanti, i quali hanno anche lanciato pietre contro le residenze del vice primo ministro Bishnu Paudel e dell'ex primo ministro e leader dell'opposizione Bahadur Deuba. Inoltre, i dimostranti, molti dei quali in uniforme scolastiche, hanno dato fuoco agli uffici del Congresso Nepalese e del Partito Comunista del Nepal (CPN-UML), parte della coalizione di governo nel Paese. Sono state attaccate anche le abitazioni del ministro dell'Interno dimissionario Lekhak e di altri leader politici del CPN-UML e dei maoisti. Anche la residenza privata del presidente nepalese Ram Chandra Poudel è stata vandalizzata da alcuni manifestanti che sono riusciti a entrare.

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Le ragioni dei disordini 

Cresce il livello generale di insoddisfazione popolare nei confronti del governo accusato di corruzione e di voler limitare la libertà di espressione dei cittadini. Il blocco alle piattaforme social - tra cui Facebook, X e Youtube - imposto la scorsa settimana per non aver rispettato l'obbligo di sottoporsi alla supervisione del governo, è solo una delle ragioni che ha spinto i dimostranti a manifestare. Proprio alcune settimane fa, infatti, è stato presentato un disegno di legge che prevede l'obbligo per le piattaforme digitali di registrarsi presso il ministero delle Comunicazioni e nominare un ufficio di collegamente o un referente nel Paese. Tra le piattafirme che hanno accettato la proposta del governo nepalese solo TikTok. Per i cittadini e per diverse organizzazioni per i diritti umani però, questo disegno di legge rappresenta un tentativo di limitare la libertà di espressione. Anche Amnesty International ha chiesto "un'indagine completa, indipendente e imparziale" sulle circostanze dell'intervento della polizia.  La crisi politica in Nepal si è  aggravata dopo le dimissioni del Primo Ministro e di tre ministri del governo a meno di 24 ore in risposta alla morte di almeno 22 giovani manifestanti durante la dura repressione delle proteste dei ragazzi della "Generazione Z". 

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