Tunisia, gli attivisti del sud del mondo chiedono giustizia climatica in vista della Cop27

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I giovani provengono dalle zone più colpite dal cambiamento climatico, quelle che meno di tutte hanno contribuito all'inquinamento del Pianeta. Chiedono agli Stati più ricchi e industrializzati di assumersi le loro responsabilità in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del novembre 2022

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“Non c’è un Pianeta B”, “Green New Deal”, “Gioventù per il clima”. Gli slogan sono gli stessi in tutto il mondo ma stavolta il significato è ancora più profondo. Centinaia di giovani impegnati nella lotta al cambiamento climatico si sono incontrati in Tunisia per il climate camp di Tunisi. La manifestazione raccoglie ragazzi e ragazze provenienti soprattutto da Africa e Medio Oriente, le zone che meno hanno contribuito al cambiamento climatico ma da cui oggi sono più colpite. 

I giovani attivisti si stanno preparando a quella che, secondo loro, sarà una lotta collettiva per la giustizia per i loro paesi e le loro comunità. Un’istanza che porteranno alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del novembre 2022.

La richiesta: più finanziamenti ai paesi maggiormente colpiti dalla crisi climatica

La campagna vuole portare all’attenzione dei potenti della Terra la questione dei finanziamenti per l’adattamento alle nuove condizioni ambientali e quella del risarcimento per i danni causati dai paesi più ricchi e industrializzati, quelli maggiormente responsabili del riscaldamento globale. 

I ragazzi della generazione Greta, ispirati al tenace attivismo della diciannovenne svedese Greta Thunberg, ricordano bene le promesse non mantenute dai leader mondiali. Durante la Cop26 di Glasgow 2021, i delegati hanno manifestato l’intenzione di donare un totale di 350 milioni di dollari per aiutare i paesi più colpiti ad adattarsi all'emergenza climatica. Ma le promesse di finanziamento sono state infrante in passato e rimangono un punto di scontro tra gli Stati Uniti e l'Europa e i paesi del sud del mondo. 

Le istanze da portare alla Cop27

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Alcuni sono a Tunisi perché hanno perso fiducia nella politica internazionale e preferiscono unirsi alla resistenza che viene dalle comunità locali e indigene. Tra loro c’è Ayisha Siddiqa, 23 anni, attivista pakistana. “Vengo da una comunità tribale nel nord del Pakistan e il nostro modo di vivere è in estremo pericolo poiché le ondate di caldo diventano più comuni, i nostri ghiacciai si sciolgono e le inondazioni improvvise spazzano via interi villaggi. Queste sono cose a cui non possiamo adattarci e dalla perdita di comunità, culture e famiglie non possiamo riprenderci…” ha detto ai giornalisti del Guardian

Molti di coloro che stanno partecipando al climate camp di Tunisi saranno anche alla Cop27 che si terrà in Egitto. Un incontro che sta già facendo parlare di sé. Arriva dal gruppo ambientalista Greenpeace la critica alla sponsorizzazione dell'evento da parte della società Coca-Cola, uno dei principali inquinatori internazionali.

Nel report 2021 del movimento globale Break Free From Plastic sulle aziende maggiormente responsabili dell’inquinamento da plastica, Coca-Cola è ripetutamente identificata come il più grande inquinatore di plastica al mondo. 

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