Un anno fa ci lasciava Gino Strada, Emergency è ancora in Afghanistan

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Gianluca Ales

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Nell’anniversario della scomparsa del fondatore della ONG siamo andati a visitare l’ospedale per la chirurgia di guerra a Kabul. Intanto nelle strade disordini alla manifestazione delle donne e un attentato nella zona sciita

 

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KABUL - “L’ultima volta che Gino è venuto qui era nel ’18, era molto malato. Prima di partire ci guardò e disse: non saremo mai capaci di lasciare questo Paese”. Dejan Panic è un medico serbo che lavora da sempre con Emergency e ha conosciuto bene il suo fondatore, Gino Strada, e ne ricorda le parole profetiche. Perché l’Afghanistan non può essere abbandonato. Non si poteva prima, lo si può ancor meno oggi.

Un ospedale modello in mezzo al disatro

Siamo nell’ospedale di Kabul, specializzato in medicina di guerra, e abbiamo colto l’occasione di visitarlo ad un anno esatto dalla comparsa di Strada. E quella che ci accoglie è una struttura moderna, con 100 posti letto, tre sale chirurgiche, 6 posti in terapia intensiva e 16 in subintensiva. E non è neanche la struttura più grande dell’organizzazione: quella si trova in Panjshir, con un compound articolato in tre ospedali. Il punto, però, è un altro. Quel che colpisce non è la modernità e l’efficienza della struttura, ma soprattutto il fatto che Emergency, a un anno dalla caduta di Kabul, continua a esserci, a lavorare, e a far lavorare le tante donne al suo interno. Il che è sorprendente, visto che altre organizzazioni hanno invece deciso di abbandonare il Paese. Emergency è rimasta, ed è una delle poche organizzazioni che possono testimoniare la grave crisi in cui è precipitato l'Afghanistan con il ritorno dei talebani.

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“Per certi aspetti lavoriamo più tranquilli oggi”, dice Panic, anche se poi ammette che i casi in cui sono costretti a intervenire sono in crescita. E questo in linea teorica è contraddittorio, visto che dall’ascesa degli Studenti del Corano in effetti il Paese non è più in guerra. Però non è così: c’è l’Isis K, il Daesh afgano, che colpisce con frequenti attentati, ci sono le violenze interconfessionali dei sunniti maggioritari contro gli sciiti hazara, la minoranza di origine mongola. Ma, soprattutto, c’è la crisi economica, con il 97% della popolazione sulla soglia della povertà e costretta alla criminalità. Insomma, un Paese devastato dalla guerra prima e dalla pace poi, visto che la situazione è drammaticamente peggiorata.

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Tutti dati che ci vengono confermati da Stefano Sozza, Country director dell’Afghanistan, che si dice preoccupato anche da un altro elemento. “La crisi economica non colpisce solo l’Afghanistan, ma anche l’Occidente, e i fondi sono drammaticamente in calo. Poi c’è anche un calo dell’attenzione: le attuali crisi stanno facendo dimenticare questo Paese che, purtroppo, senza aiuti è in condizioni disperate”. Fuori dai muri dell’ospedale, gli unici a non avere il filo spinato, Kabul vive una crescente tensione in vista di un altro anniversario: il 15 agosto, l’ascesa dei talebani. Per le strade le camionette blindate e i pick-up con i mitragliatori montati sul tettuccio scorrazzano sventolando la bandiera bianca degli Studenti del Corano. Sono tutti in attesa che qualcosa accada. Dentro ci si continua a preparare. Il miglior modo per ricordare un uomo come Gino Strada. Un modo che probabilmente gli sarebbe piaciuto.

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