Elezioni Libano: il voto conferma gli equilibri, Hezbollah resta forte. Bassa l'affluenza

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Si è votato fino alle 18 italiane per scegliere fra oltre 700 candidati per 128 seggi, in un Paese ancora profondamente segnato dal default finanziario, dalle conseguenze della pandemia e dall’esplosione nel porto di Beirut  che nel 2020 uccise oltre 200 persone. Pesano la decisione del leader sunnita Sa'ad Hariri di non partecipare alle elezioni e il calo di popolarità del Movimento Patriottico Libero (Fpm) del presidente Aoun tra l'elettorato cristiano

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Si sono chiuse le urne in Libano, dove circa 3,9 milioni di elettori sono stati chiamati a votare fino alle 19 (le 18 in Italia) per eleggere il nuovo Parlamento. I prima dati dalle urne sembrano confermare la centralità delle forze dominanti,  secondo una spartizione di quote politiche più o meno invariata. I risultati definitivi sono attesi per domani. Oltre 700 i candidati per 128 seggi, rigidamente divisi per confessioni, in un Paese arrivato a questa tornata elettorale dopo 4 anni devastanti: un default finanziario che ha letteralmente tolto la luce al Paese, annientato la lira libanese e ridotto sul lastrico milioni di persone, una pandemia, con i suoi contraccolpi economici e sociali, una paralisi politica di oltre un anno e la più grande esplosione nella storia del Paese che nell'agosto 2020 ha distrutto una parte del porto e i quartieri limitrofi nella capitale Beirut, uccidendo almeno 220 persone. 

Hezbollah rimane forte

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In attesa dei risultati definitivi attesi per domani, le indicazioni preliminari giunti finora dalle 15 circoscrizioni indicano che il movimento sciita armato filo-iraniano Hezbollah e i suoi alleati hanno mantenuto e, in certi casi rafforzato, le proprie posizioni. Analogamente, la comunità cristiano maronita rimane spaccata in diverse aree. La comunità sunnita sembra aver perso terreno a causa dell'assenza di una figura coesiva come l'ex premier Saad Hariri, ritiratosi dalla vita politica nei mesi scorsi. La comunità ha quindi espresso un voto frammentato nelle diverse località, mentre nelle roccaforti beirutine di Hariri il boicottaggio è apparso massiccio.

Affluenza sotto al 50%

In attesa dei dati definitivi dell'affluenza, i primi dati registrano una percentuale di votanti inferiore al 50%. Alle precedenti consultazioni del 2018 l'affluenza non aveva superato il 49%. Un dato in parte atteso, ma che è risultato evidente nella circoscrizione di Beirut est, a maggioranza cristiana, dove sin dal mattino le strade apparivano deserte e il traffico inesistente. Scenario completamente diverso nelle enclave sciite di Beirut ovest, dove una folla di elettori, condotti passo passo da delegati elettorali di Hezbollah e del partito sciita alleato Amal, si è recata alle urne al chiasso di inni militareschi e del passaggio continuo di scooter, guidati da giovanissimi sostenitori del Partito di Dio in barba al divieto, deciso solo per oggi, di circolazione delle due ruote.

Il Parlamento e il presidente

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Inizialmente indette per marzo, le elezioni libanesi sono state spostate al 15 maggio dal presidente Michel Aoun, il cui mandato termina a ottobre. A eleggere lui o un suo successore deve essere il Parlamento: trovare un accordo non è mai facile e più tempo ci si mette, maggiore diventa la permanenza al potere per l'attuale capo di Stato. I candidati in corsa sono 718, dei quali 284 sono membri dell'opposizione o candidati indipendenti. I libanesi della diaspora hanno già votato domenica scorsa: l'affluenza è stata vicina al 60%, come nel 2018, con la differenza però che stavolta si sono registrati in 225.000 contro i 90 mila di quattro anni fa.

La composizione del Parlamento

In base agli accordi di Taif che nel 1989 hanno messo fine alla guerra civile, la divisione delle più alte cariche dello Stato così come della rappresentanza parlamentare è ripartita su uno schema confessionale: il presidente è un cristiano maronita, il premier un sunnita e agli sciiti spetta la presidenza del Parlamento, mentre i drusi indicano il capo di Stato maggiore dell'esercito. Quanto al Parlamento, musulmani e cristiani hanno 64 seggi per ciascuno: all'interno dei due gruppi c'è un'ulteriore divisione confessionale che vede 27 seggi ai sunniti e 27 agli sciiti, otto ai drusi e due agli alawiti. All'interno del gruppo cristiano, 34 vanno ai maroniti e il resto a greco ortodossi (14), greco-melchiti (8), apostolici armeni (5), un seggio per ciascuno a cattolici armeni e protestanti evangelici e un altro alle ulteriori minoranze cristiane. L'attuale maggioranza parlamentare è in mano a Hezbollah e ai suoi alleati e gli analisti non si aspettano grosse variazioni nei numeri.

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