Guerra in Ucraina, l'attacco russo spinge le persone verso la Polonia. VIDEO

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Monica Napoli

Nella fila di persone che varcano la frontiera di Medyka, al confine tra Polonia e Ucraina, si trova anche chi era rimasto a Leopoli pensando di essere al sicuro. Gli ultimi eventi li hanno costretti a mettersi in viaggio, un viaggio breve perché Leopoli non è lontana e forse nessuno pensava di vedere i missili arrivare anche lì. Tante le storie di chi fugge, tra disperazione e speranza. Il reportage

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"Per tutta la notte abbiamo sentito le sirene, poi abbiamo saputo dei missili caduti vicino Leopoli”. Nella fila di persone che varcano la frontiera di Medyka, tra Ucraina e Polonia, si trova anche chi era rimasto a Leopoli pensando di essere al sicuro. Gli ultimi eventi li hanno costretti a mettersi in viaggio, un viaggio breve perché Leopoli non è lontana e forse nessuno pensava di vedere i missili russi arrivare anche lì (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE - I VIDEO DI SKY TG24).

Le disperazione dei profughi dall'Ucraina

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“Pensiamo di essere al sicuro ma può accadere di tutto in ogni momento”, racconta Olga, insegnante di inglese andata via da Leopoli dove era arrivata dopo essere scappata da Kiev. Lì si sentiva al sicuro. Come lei, tanti che ora si aggiungono alle migliaia di persone che ogni giorno varcano le frontiere polacche e non solo. “Nessun posto è sicuro”, dicono, andare via è l’unica soluzione momentanea perche la speranza è di tornare presto alla propria casa e al proprio lavoro. “Ho un lavoro e una famiglia e voglio tornare”, ci confida Kristina, capelli viola e furetto al guinzaglio. Anche lei è arrivata a Medyka per andare poi da alcuni amici. Ma la speranza resta di tornare indietro al più presto.

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Ma c’è anche chi arriva da Kiev, da Kharkiv, da Odessa, da Dnipro e dalle città più colpite e raccontano di viaggi estenuanti, lunghi anche diverse giornate. "La cosa più difficile è stata lasciare i miei genitori", ci racconta Tatiana. Viene da Kiev, i missili russi sono arrivati vicinissimi alla sua abitazione, a 8 km. “Vogliono restare lì, per stare al sicuro ma al sicuro da cosa”, si chiede piangendo. Lasciare i genitori, il marito e gli uomini che sono rimasti è un dolore che portano dentro. “Non vedo mio marito dal 24 febbraio, solo pochi messaggi”, racconta Oxana. Con il figlio di pochi mesi andrà prima da alcuni amici, poi ancora non sa.

E a sentire le esplosioni a Leopoli anche un gruppo di ragazzi italiani arrivati la sera prima in città, per consegnare medicinali e beni di prima necessità. “Abbiamo visto una luce rossa e sentito un rumore sordo. Abbiamo avuto paura, ma torneremo a portare il necessario”, racconta Alessandro, poco più di vent’anni. Viene da Roma e con i suoi amici da due settimane va avanti e indietro per portare aiuti e riportare persone in Polonia. Ad attenderli al ritorno c’è Pietro: ha lavorato per tutta la notte aiutando chi varca il confine nelle ore più gelide, quando le temperature calano drasticamente sotto lo zero. “Qui ho visto la solidarietà, ho visto gli europei uniti”, commenta prima di tornare a casa.

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