Usa, Biden chiede di cambiare le regole del Senato per proteggere il diritto di voto

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Il presidente lancia dalla Georgia la “campagna di midterm”, la stagione elettorale che porterà alle elezioni di metà mandato per rinnovare il Congresso. Lo fa invitando il Senato a modificare le regole che regolano l'ostruzionismo per consentire a una maggioranza semplice di approvare la legislazione sui diritti di voto: “Il Paese è a un punto di svolta. Dobbiamo scegliere tra democrazia e autocrazia”. Trump definisce l'amministrazione Biden “imbarazzante”, mentre il Wsj rilancia Hillary Clinton per il 2024

"Siamo di fronte al più grande test per la nostra democrazia dai tempi della Guerra Civile. La battaglia per la democrazia e per il futuro dell'America non è finita e io fermerò il grave attacco sferrato contro il diritto di voto in America". È così, dicendosi favorevole a cambiare le regole dell'ostruzionismo in Senato, che Joe Biden ha lanciato la “campagna di midterm”, la stagione elettorale che porterà alle elezioni politiche di metà mandato per rinnovare gran parte del Congresso, il prossimo novembre. Il presidente ha invitato il Senato degli Stati Uniti a modificare le sue regole per consentire a una maggioranza semplice di approvare la legislazione sui diritti di voto, affermando che le leggi statali sostenute dai Repubblicani minacciano la democrazia. Intanto, mentre Donald Trump definisce l'amministrazione Biden “imbarazzante”, il Wall Street Journal rilancia la candidatura di Hillary Clinton per il 2024.

Biden pronto a ricorrere alla "opzione nucleare"

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Biden ha parlato da quella Georgia che lo ha visto prevalere su Trump per poco più di 11.700 voti e la cui amministrazione repubblicana è stata tra le prime a varare un giro di vite sulle norme elettorali, penalizzando soprattutto le minoranze e le fasce più deboli della popolazione. Il presidente Usa si è detto pronto a ricorrere a quella che viene definita "opzione nucleare": cambiare le regole che regolano l'ostruzionismo in Senato per evitare che la minoranza possa bloccare le due proposte di legge per la difesa del più importante dei diritti costituzionali. Nel mirino il cosiddetto “filibuster”, la norma che permette all'opposizione di chiedere che un provvedimento passi solo con la maggioranza di 60 senatori: uno strumento - ha denunciato Biden - di cui ormai i repubblicani "abusano e usano come un'arma".

"Il Paese è a un punto di svolta”

"Il Paese è a un punto di svolta. Dobbiamo scegliere tra la democrazia e l'autocrazia, tra la luce e le tenebre, tra la giustizia e l'ingiustizia. Io so da che parte stare", ha incalzato il presidente, parlando dal palco dell'Atlanta University Center, il più antico consorzio di college afroamericani degli Stati Uniti. Un luogo simbolico come lo sono tutte le tappe toccate da Biden e dalla sua vice Kamala Harris durante la visita in Georgia: l'omaggio alla tomba di Martin Luther King seguito dall'invito nella storica Ebenezer Baptist Church, dal cui pulpito negli anni '60 predicava proprio il pastore King e dove si svolsero anche i funerali di John Lewis, altra icona della lotta per i diritti civili in America.

I provvedimenti in ballo

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Una delle due leggi federali introdotte dai democratici e su cui presto si dovrebbe pronunciare il Congresso è il Freedom to Vote Act, teso a vanificare gli sforzi dei singoli Stati per limitare l'esercizio del diritto di voto. Nell'ultimo anno, spesso cavalcando la campagna mistificatoria dell'ex presidente Trump, sono stati almeno 19 gli Stati Usa a guida repubblicana che hanno varato provvedimenti restrittivi, in alcuni casi facendo tornare le lancette dell'orologio indietro di decenni. Ad esempio abolendo o limitando la possibilità di votare per posta o rendendo più difficile l'accesso ai seggi. Il testo fermo al Senato prevede anche di trasformare l'Election Day in un giorno festivo per favorire l'affluenza e il divieto per le autorità statali di ridisegnare i distretti elettorali a danno delle minoranze. C'è poi il John Lewis Voting Rights Advancement Act, con cui si vogliono ripristinare alcune fondamentali norme anti discriminazione contenute nello storico Voting Rights Act del 1965 ma poi abolite dalla Corte Suprema nel 2013.

Le resistenze

Ma Biden deve vedersela anche con le resistenze interne al suo stesso partito, visto che almeno due senatori - Joe Manchin e Kyrsten Sinema - si sono detti contrari a una revisione del “filibuster”. E poi ci sono le critiche della sinistra liberal e dei gruppi di attivisti che si battono per la difesa del diritto di voto, che accusano il presidente di aver fatto finora poco e nulla per fermare la svolta conservatrice di molti Stati. "Vogliamo un piano concreto, basta parole, altrimenti la visita in Georgia è solo l'ennesima perdita di tempo", hanno scritto alla vigilia diverse associazioni. "Invece di tenere un discorso ad Atlanta - hanno incalzato - il presidente e la vicepresidente dovrebbero restare a Washington ed essere in Senato per far varare immediatamente le nuove norme federali". Molti gli assenti eccellenti al discorso di Biden, a partire dalla stella del partito democratico in Georgia, Stacey Abrams. Mentre il figlio di Martin Luther King consegna al presidente un chiaro messaggio: "La sua visita non può essere solo una formalità".

Trump: “L'amministrazione Biden è imbarazzante”

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Proprio sull’assenza di Abrams si è concentrato l’ex presidente Trump. "Stacey Abrams ha aiutato Biden a rubare le elezioni del 2020 in Georgia e non condivide con lui neanche il palco. Stacey è a conoscenza che Biden ha perso in Georgia, e non solo nel 2020, ed è consapevole che Biden è così terribile da non voler avere nulla a che fare con lui. Anche la sinistra radicale realizza che l'amministrazione Biden è imbarazzante", ha ironizzato Trump. L'assenza di Abrams, in corsa per la carica di governatrice della Georgia, è stata giustificata dai democratici con non precisati problemi di impegni. “Ho parlato con Stacey stamani, abbiamo un grande rapporto. I nostri rispettivi impegni non coincidevano", aveva detto Biden.

Wall Street Journal: Hillary Clinton candidata dem per il 2024

Intanto, nel 2024 potrebbe tornare in corsa Hillary Clinton. A tirare fuori l’ipotesi è un editoriale del Wall Street Journal firmato da Douglas Schoen e Andrew Stein, secondo i quali l'ex segretaria di Stato è già in una posizione di vantaggio per diventare la candidata democratica nel 2024. “Diverse circostanza hanno creato un vuoto di leadership nel partito democratico che Hillary Clinton potrebbe colmare", hanno scritto. "Se i democratici dovessero perdere il controllo del Congresso nel 2022, Clinton potrebbe usare la sconfitta come base per candidarsi", hanno aggiunto. Nell’articolo si parla del basso gradimento di Biden e dei dubbi sulla sua possibile rielezione, fino alla scarsa popolarità di Kamala Harris e all'assenza di un democratico forte per guidare il ticket 2024. "Se i democratici vogliono una chance di vincere la presidenza nel 2024, Clinton potrebbe essere la loro opzione migliore", hanno concluso gli autori. Dalla sua, Hillary Clinton avrebbe l'età: nel 2024 avrebbe 77 anni, contro gli 82 di Biden, e uno meno di Trump, deciso a riprovarci.

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