Fuerteventura, l’isola che si trasforma per sopravvivere alla pandemia

Mondo

Stefania Bernardini

Tre co-working che hanno aperto nel giro di un anno in una cittadina di circa 27mila abitanti, bar che offrono postazioni per lavorare al computer e free wifi gratuito, eventi organizzati apposta per smart workers e affitti che salgono notevolmente di prezzo perché la domanda supera l’offerta: questo è quanto accaduto a Corralejo, la città più turistica dell’isola delle Canarie che si è trasformata in un paradiso per i lavoratori da remoto

Sole tutto l’anno, temperature che non vanno al di sotto dei 20°C, possibilità di praticare tutti gli sport acquatici per circa 365 giorni all’anno. Fuerteventura è una delle isole delle Canarie che, come le altre, viveva principalmente di turismo attirando milioni di persone. Nel 2019, secondo i dati di statista, aveva ricevuto 1,89 milioni di visitatori. Nel 2020, con l’inizio della pandemia di Covid-19 e i lockdown in tutto il mondo, il drastico calo con conseguente chiusura di numerose attività. A sopravvivere è chi ha saputo trasformarsi per accogliere un nuovo tipo di viaggiatori, che hanno risollevato il territorio e permesso di far girare l’economia: i lavoratori da remoto. Solo nella città di Corralejo, la località più turistica dell’isola che conta circa 27mila abitanti, negli ultimi sei mesi sono stati aperti 3 co-working. Nell’ultimo anno bar e appartamenti si sono dotati di wifi con fibra ottica e si sono ristrutturati con postazioni per chi doveva lavorare. “Già prima della pandemia c’erano gli smart workers, ma da settembre/ottobre 2020 c’è stato un boom”, ha detto Bojan, proprietario di un bar aperto esattamente da un anno, novembre 2020, con vista sull’oceano, free wifi ultra veloce e prese elettriche in quasi tutti i tavolini.

Quando sono arrivati gli smart workers e come è cambiata la città

vedi anche

Coronavirus in Europa e nel mondo. Le infografiche

Se da marzo a giugno 2020, Fuerteventura si era svuotata di visitatori, già durante l’estate dell’anno passato, con l’allentamento delle restrizioni in vari Paesi, in particolare europei, sono cominciati a tornare i turisti. Con i successivi lockdown e la chiusura degli uffici in tutta l’Ue, molti di coloro che si sono trovati a lavorare da casa hanno deciso di spostarsi a vivere a Fuerteventura con una prima ondata di arrivi già a partire da settembre ottobre 2020. “Sono arrivato a Corralejo a ottobre, la mia azienda mi aveva messo in remote working e ho pensato che sarebbe stato molto meglio farlo da un’isola calda dove nei momenti di pausa posso andare a fare surf, piuttosto che dal mio appartamento a Londra”, ha raccontato Alex, uno dei collaboratori di remote work community, gruppo che organizza eventi e mette in collegamento gli smart workers che si trovano nella stessa città. Il picco, secondo vari proprietari di spazi di co-working si è avuto tra febbraio e marzo 2021, quando la città si era già attrezzata per accoglierli. In questo periodo e nei mesi successivi sono stati aperti spazi in cui poter lavorare con internet veloce e dove le persone potevano fare conoscenza con altri lavoratori nella loro stessa situazione. “Quando sono arrivato a Fuerteventura la prima volta a metà dicembre mi sono subito trovato a casa, ero con un bel gruppo di amici venuti qui per lavorare da remoto evitando la solitudine del lockdown nel resto d’Europa - ha spiegato Alessandro, consulente di intelligenza artificiale - si è creata una bella comunità che è rimasta fino alla primavera. Mentre ero sull’isola ho visto nascere spazi per i lavoratori e moltissime ville si sono attrezzate con le connessioni internet più performanti per soddisfare la domanda dei nuovi arrivati”. I co-working offrono stanze private per chi ha bisogno di privacy, magari per una riunione o una chiamata importante, postazioni collettive e la possibilità di bere un caffè in un ambiente tranquillo e confortevole. “Abbiamo capito che questo tipo di viaggiatori, che arrivavano da soli, avevano bisogno di spazi in cui conoscere altre persone con le loro stesse esigenze e di essere messi in contatto tra di loro”, ha spiegato Aida, una ragazza che gestisce un co-working e lavora in un’agenzia immobiliare. 

Un co-working con postazioni per i lavoratori da remoto
Foto di Victoria - Co.Space

Gli eventi per la comunità di lavoratori da remoto

leggi anche

Covid, allarme quarta ondata in Europa: le restrizioni Paese per Paese

Attualmente, è stato creato un canale su Slack, un’app di messaggistica per le aziende che collega le persone a ciò di cui hanno bisogno, dove tutti gli smart workers possono ricevere o chiedere informazioni su ristoranti, lezioni di surf e i più svariati argomenti. Qui si creano collaborazioni, magari se qualcuno cerca un graphic designer, un programmatore o un qualsiasi altro professionista, per la realizzazione di un determinato progetto. E sulla piattaforma vengono pubblicizzati anche tutti gli eventi organizzati proprio per far conoscere e mettere in contatto le persone sole che arrivano sull’isola. Si tratta di aperitivi o grigliate nel weekend e in serata dopo il lavoro, che danno modo ai nuovi arrivati di conoscersi e fare amicizia. Ad aprire il canale su Slack sono stati Alex e Fabi, entrambi collaborano per la remote work community. Alex è un project manager inglese che ha iniziato a creare eventi perché “io stesso li cercavo”. Arrivato da solo a Fuerteventura, aveva bisogno di conoscere altre persone sul posto, magari con le sue stesse necessità. “Fabi ha messo in piedi la community a febbraio, quando l’isola era piena di lavoratori da remoto - ha spiegato Alex - inizialmente tutto era organizzato su Whatsapp, ma presto abbiamo superato il numero di 256 persone consentite per un gruppo sull’app. Per questo ci siamo spostati su Slack e ora abbiamo più di 1.500 membri in Corralejo”. Viktoria gestisce lo spazio di co-working di Valentina e Matteo, è arrivata a Fuerteventura poco prima dell’inizio della pandemia e anche lei fa parte dei collaboratori della remote work community. “Io ho sempre fatto un po’ da collante nel mio gruppo di amici e quando sono iniziate ad arrivare queste persone, le ho conosciute e ho cominciato a organizzare delle feste in casa mia”, ha raccontato. I party di Victoria son piaciuti e le richieste sono aumentate e così si è iniziato a pensare a collaborazioni con i locali del posto per creare eventi aperti a tutti. “Le persone quando arrivano qui non hanno fondamentalmente idea di dove si trovino, di come funzioni, del fatto che magari sull’autostrada non c’è il benzinaio e restano senza benzina - ha spiegato Viktoria - io dò consigli e sono diventata un po’ un punto di riferimento per loro”.

Una degli eventi per gli smart workers a Corralejo
Foto di Alex - Remote work community

Aumento dei prezzi delle case, auto che non si trovano

leggi anche

Smart working, governo al lavoro sulle regole post pandemia

Il contraltare di questo arrivo di massa di viaggiatori che si fermano per qualche mese è stato che le case o le stanze in affitto si sono riempite, la domanda è costantemente aumentata e così anche i prezzi di un’abitazione. “Nei mesi in cui sono stato qui fino a maggio i costi erano molto più bassi. I lavoratori da remoto erano quasi il solo tipo di turismo. Era molto più facile noleggiare macchine a prezzi vantaggiosi e lo stesso per gli affitti, fino al 50%-60% in meno. Ora che sono tornato i costi sono alle stelle ed è quasi impossibile trovare un’abitazione o un’auto”, è quanto ha affermato il consulente d’intelligenza artificiale Alessandro. Molti cittadini di Corralejo hanno iniziato ad affittare stanze nelle proprie case per avere un’entrata dal momento che la loro attività era ferma. Come Tommy, un ex istruttore di surf e intermediario turistico che aveva una sua agenzia che offriva corsi di surf, di kitesurf ed escursioni di vario tipo. Con il lockdown di marzo 2020 e la conseguente mancanza di richiesta dei suoi servizi, ha dovuto chiudere la sua attività. “Ho messo il primo annuncio su Airbnb una notte di novembre 2020, la mattina dopo avevo già richieste”, ha raccontato aggiungendo che da allora la domanda è stata abbastanza costante e in crescita nell’ultimo periodo. Attualmente per un appartamento in centro di 40 o 50 metri quadri si spende sugli 800 euro o anche di più, se non si resta almeno un anno, il costo resta lo stesso delle case vacanza. Diversa è la situazione nelle città meno gettonate, anche se un leggero rialzo c’è stato anche in Costa Calma, Morro Jable, El Cotillo e Puerto del Rosario. Chi cerca un luogo più tranquillo si sposta verso il centro e il sud di Fuerteventura con tutto il territorio che si sta attrezzando per accogliere i lavoratori da remoto. A crescere è anche il prezzo delle auto da noleggiare, molto ricercate per potersi spostare comodamente nei vari spot del surf o del kitesurf o per visitare l’isola, dato che i collegamenti con gli autobus non coprono tutto il territorio e vari luoghi d’interesse sono ancora raggiungibili solo tramite strade sterrate. “Il problema dell’auto è che, con la pandemia, le compagnie hanno venduto molti mezzi e non ne hanno ricomprati, ora che la richiesta è aumentata si trovano con un 20% di flotta in meno”, ha detto Matteo, proprietario del co-working gestito da Victoria, di un ristorante e di altre attività nel centro della città. Se due anni fa si riusciva ad affittare un’auto anche a 300 euro per un mese, ora questo è il costo più o meno di una sola settimana.

Perché si sceglie Fuerteventura per lavorare e come spendono gli smart workers

leggi anche

Covid, la Germania verso la reintroduzione dello smart working

La maggior parte dei lavoratori da remoto che è arrivata sull’isola tra il 2020 e il 2021 viene dai paesi europei. “Tanti mi hanno detto che con il fattore della pandemia non volevano andare tanto lontano da casa”, ha affermato Viktoria. Allo stesso tempo si sceglie Fuerteventura per poter avere la possibilità di stare in un posto caldo e spendere il tempo libero in numerose attività tutte a portata di mano. Molti ragazzi arrivati sull’isola per lavorare da remoto affermano di essere più produttivi qui rispetto a quando erano in ufficio, nonostante escano spesso la sera e tornino a casa tardi per poi iniziare presto la giornata lavorativa. Lo stesso Alex, di remote work community, ha ammesso di lavorare meglio da quando si trova a Corralejo, concetto replicato anche da Viktoria: “Molti mi hanno detto che, nonostante facciano le ore piccole e alle volte debbano affrontare la giornata non in piena forma, da qui producono molto di più”. Ma come queste persone hanno cambiato l’economia di un’isola turistica? “Gli smart workers sono una categoria di viaggiatori diversa dai turisti - ha evidenziato Aida - loro non vogliono stare in un resort, andare in spiaggia e rilassarsi, ma cercano un’esperienza. Inoltre, restando per lungo tempo fanno la spesa, vanno nei ristoranti, nei locali”. Seppur probabilmente in numero inferiore rispetto ai circa 2 milioni all’anno di turisti che visitavano Fuerteventura prima della pandemia, le persone che vengono qui per lavorare da remoto spendono sul territorio per un periodo prolungato e andando a favorire un po’ tutti i settori: dai negozi, ai centri sportivi e alle scuole di sport acquatici, fino ai ristoranti, bar e pub, oltre che le già citate agenzie immobiliari e di noleggio delle auto. “Con gli smart workers ho avuto clienti fidelizzati, che tornavano anche più di una volta a mangiare”, è quanto ha affermato Daniele, proprietario di un ristorante a Corralejo. A metà strada tra il turista e il residente, i lavoratori da remoto hanno fatto muovere l’economia dell’isola turistica e fatto crescere gli introiti di chi si è organizzato per offrire servizi specifici per questo tipo di viaggiatore, trasformando in positivo gli effetti negativi della pandemia.

Una spiaggia con i surfisti

La situazione Covid a Fuerteventura

Attualmente, dai dati del ministero della Salute spagnolo, nella Canarie hanno ricevuto almeno una dose di vaccino il 77,5% della popolazione, mentre il 75,7% ha completato il ciclo vaccinale. Fuerteventura si trova attualmente al livello di rischio 2, al quale è passata il 15 novembre. La situazione rimarrà tale almeno fino al 25 del mese a causa di un aumento del numero di nuovi casi. Il 17 novembre si sono registrati 260 nuovi casi. Le misure in quest’area di rischio prevedono che negli spazi chiusi o aperti i gruppi siano ridotti a un massimo di 8 persone. Nei ristoranti non si può superare il 75% della capienza all’esterno e il 50% nella zona interna, i locali devono chiudere alle 2.00 di notte. L’occupazione in area medica è al 3,62% e al 4,55% in terapia intensiva. Nella città di Corralejo, però, si vive abbastanza normalmente, la mascherina è obbligatoria solo all’interno dei locali. Non c’è obbligo di green pass per questo motivo varie persone che arrivano dall’estero non vaccinate contro il Covid scelgono di restare sull’isola.

Mondo: I più letti

Arriva sempre primo

Ricevi le notizie più importanti di politica, mondo, cronaca, spettacolo, le analisi e gli aggiornamenti. Per accettare le notifiche devi dare il consenso.

Hai attivato le notifiche di sky tg24