Sudan, altra notte di violenze, almeno 10 morti negli scontri con i manifestanti

Mondo

Gianluca Ales

Sono proseguite per tutta la notte le manifestazioni contro il colpo di Stato militare che ha deposto il premier Abdalla Hamdok. Il Consiglio Sovrano, ora al comando sotto il generale al Burhan, promette libere elezioni nel 2023

Ancora manifestazioni e ancora morti per le strade del Sudan e in particolare a Khartoum. Nella capitale tutti i voli da e per l'aeroporto sono stati sospesi fino al 30 ottobre. Il paese africano da quando i militari hanno preso il controllo del governo, deponendo il premier Abdallah Hamdok, accusato di inettitudine, non riesce a trovare pace.

Secondo quanto riportato da Sky News e BBC, infatti, i soldati hanno aperto il fuoco sui manifestanti scesi in piazza contro la svolta autoritaria e il bilancio cresce con il passare delle ore, soprattutto tra i feriti che, da quanto riferiscono dal ministero della Salute sudanese, sarebbero almeno 140. 

Ancora scontri e disordini

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Insomma, ancora caos, nonostante il generale golpista, Abdel Fattah Al Burhan, abbia promesso una rapida transizione verso libere elezioni che si dovrebbero tenere nel 2023.

Proprio l’assenza di una data per le consultazioni è tra i motivi che – ufficialmente – hanno spinto i militari a intervenire. Insomma, l’inerzia del governo succeduto nel 2019 al presidente Bashir, accusato per crimini contro l’umanità dalla Corte Penale internazionale per il massacro del Darfur, sarebbe alla base del colpo di Stato. Ma il generale ha assicurato che darà ulteriori spiegazioni in una conferenza stampa, oggi stesso.

Intanto al Jazeera racconta di chiamate alla disobbedienza civile e a nuove manifestazioni. Si preannunciano quindi altri disordini nelle prossime ore.

La comunità internazionale non ha però gradito la mossa e ha subito manifestato la sua contrarietà nei confronti della svolta militare in Sudan. Una dinamica che si ripete troppo spesso nei paesi africani dove, al susseguirsi vorticoso di governi più o meno democratici, non corrisponde un miglioramento complessivo delle condizioni di vita dei cittadini. 

 

Un paese povero, ma potenzialmente ricco

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Il Sudan è un paese con sacche di povertà estrema, in gran parte desertico, lacerato da tensioni interetniche e che ha subito la secessione del Sud Sudan. Anche se, in effetti, ha anche importanti giacimenti petroliferi che potrebbero sensibilmente migliorare gli standard medi. Ma, secondo uno schema drammaticamente consolidato, corruzione e spartizione delle risorse sulla base di appartenenza alle varie etnie o fedeltà al regime hanno reso il paese l’ennesimo buco nero della geografia del continente.

La condanna di USA e UE

Intanto gli Usa hanno espresso, con il segretario di Stato, Antony Blinken, la loro condanna.

"Gli Stati Uniti – ha scritto in un tweet - rifiutano lo scioglimento del governo di transizione in Sudan da parte delle forze di sicurezza e ne chiedono l'immediato ripristino senza precondizioni". Le parole sono giunte dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione degli aiuti per 700 milioni di dollari.

Anche la Ue si è pronunciata chiedendo il "rilascio" dei civili messi in detenzione in queste ore e ha fatto appello "con urgenza, ad evitare violenze e spargimenti di sangue. C'è molta preoccupazione", ha dichiarato la portavoce della Commissione Europea.

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