Golpe in Sudan, Dentice (Cesi): “Non cambieranno le relazioni internazionali”

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"Considero la questione del golpe a Khartoum più una sorta di regolamento di conti interno tra militari e civili con logiche e dinamiche tutte nazionali - osserva il responsabile del desk Medio Oriente e Africa settentrionale del Cesi (Centro studi internazionali) -. Non credo che possa avere una ricaduta profonda sui rapporti con gli altri Stati”

Il colpo di Stato in atto in Sudan non dovrebbe, allo stato attuale delle cose, avere una ricaduta profonda sulle relazioni internazionali del Paese. In particolar modo non dovrebbe cambiare l'atteggiamento di Khartoum sul dossier della Grande diga del millennio etiope (Gerd). È quanto afferma Giuseppe Dentice, responsabile del desk Medio Oriente e Africa settentrionale del Cesi (Centro studi internazionali).

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Il Sudan è un Paese strategico all’interno del Corno d’Africa perché porta che collega (attraverso il Mar Rosso e Suez) il Mediterraneo, quindi l’Europa, all’Indo Pacifico. "Considero la questione del golpe più una sorta di regolamento di conti interno tra militari e civili con logiche e dinamiche tutte nazionali” sottolinea Dentice. "Il Sudan, in linea con le posizioni dell'Egitto, si è sempre opposto alla gestione unilaterale dei flussi del Nilo da parte di Addis Abeba e continuerà a farlo anche in futuro. Non credo che questo golpe possa avere una ricaduta profonda sulle relazioni internazionali del Paese".

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“I militari sudanesi sono, da sempre, vicini alle posizioni egiziane” continua Dentice del Cesi. “Quindi, se qualcosa dovesse cambiare, cambierebbe nella direzione di una maggiore rigidità nei confronti dell'Etiopia". Diversa la situazione se il potere fosse stato assunto completamente dai civili, al potere insieme ai militari dalla caduta del presidente Omar al-Bashir nel 2019. "In questo caso - osserva Dentice -, i civili sarebbero forse stati più disposti ad accettare le posizioni degli etiopi o, quanto meno, ad ammorbidire l'atteggiamento tenuto finora". Secondo Dentice, dunque, il colpo di Stato - se l'esito sarà confermato - è più una questione interna. Una sorta di redde rationem tra le due componenti al governo. "I militari hanno ripreso in mano il potere ricacciando i civili in un angolo e, di fatto, bloccando il fragile processo di transizione che era in atto nel Paese. Le posizioni dei militari nei confronti della Gerd sono sempre state chiare fin dai tempi del presidente al-Bashir. Quindi, a meno di sorprese dell'ultimo minuto, non credo che a livello internazionale cambierà qualcosa".

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