Lasciò morire sotto il sole una bimba yazida di 5 anni, donna tedesca dell’Isis condannata

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Gianluca Ales

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Il Tribunale di Monaco di Baviera ha celebrato il primo processo per il massacro della comunità yazida. Una cittadina convertitasi all’Islam e allo Stato Islamico non ha fatto nulla per impedire che la piccola morisse sotto il sole. Amal Clonney nel team degli accusatori

Incatenata sotto il sole, con la temperatura che andava oltre i 45 gradi, senza acqua né riparo, e solo perché aveva bagnato il letto. La morte atroce di una bambina yazida, avvenuta in Iraq, nel 2015, ha un colpevole.

Si tratta di Jennifer Wenish, cittadina tedesca convertitasi all’islam e poi, nel 2013, a Daesh. 

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A compiere materialmente il gesto feroce suo marito Taha, che ha incatenato la bambina, di soli 5 anni, per punizione. Lei, però, non ha fatto nulla per impedirlo. Anzi, secondo le testimonianze, “non avrebbe mosso un dito”. Addirittura, sarebbe stata lei a manifestare fastidio nei confronti della bambina, che si era ammalata, e della madre. Entrambe yazide, e per questo ridotte in schiavitù dai miliziani dello Stato Islamico. Lo Yazidismo è un antichissimo culto di probabile origine persiana, e che è praticato da una piccola minoranza curda. Per secoli i suoi fedeli sono stati perseguitati perché accusati di essere fedeli al demonio. 

Amal Clooney nel team di difensori

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A emettere la condanna, a 10 anni, il tribunale di Monaco di Baviera, primo al mondo ad aver emesso una sentenza di condanna nei confronti del genocidio yazida avvenuto in Iraq.

Durissima la requisitoria del pubblico ministero, che ha descritto dettagliatamente lo strazio della bambina. Nel team degli avvocati a sostegno della comunità yazida anche Amal Alamuddin, moglie di George Clooney, che da anni segue la tragedia del massacro degli yazidi, avvenuto in Iraq nel 2014 a seguito della conquista da parte dei seguaci di Abu Bakr al Baghddadi.

Jennifer ha assistito al processo proteggendo il viso con una cartella, senza mai mostrare il volto, si è però mostrata sconvolta quando le è stata comunicata la sentenza di condanna. 

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