Polonia e Unione Europea, è scontro sul primato delle leggi. Von der Leyen: "Preoccupata"

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La Corte Costituzionale polacca ha sancito che prevalgono le norme nazionali su quelle comunitarie, andando contro uno dei principi fondamentali dell'Ue. Il premier smorza i toni: "Il nostro posto è in Europa". Il presidente del Parlamento Ue Sassoli: "Con chi disapplica le regole saremo inflessibili"

È scontro tra Polonia e Unione europea: c’è chi parla già di ‘Polexit’, anche se lo Stato ha dichiarato di non voler lasciare l’Ue. A far scoppiare il caso è stata la sentenza con cui la Corte Costituzionale polacca, giovedì 7 ottobre, ha sancito il primato delle leggi interne su quelle europee, andando contro uno dei principi fondamentali dell’Unione: le norme nazionali devono seguire e adeguarsi a quelle comunitarie. I giudici di Varsavia hanno così ravvivato un dibattito mai del tutto finito, con alcuni leader dei partiti europei di stampo nazionalista -come Giorgia Meloni e Marine Le Pen- che si dicono vicini alla pronuncia polacca.

“Il posto della Polonia è in Europa”

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È il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, a cercare di smorzare i toni, assicurando che il Paese rimarrà nell’Unione europea. “Il posto della Polonia è e sarà nella famiglia delle nazioni europee”, ha detto il premier, aggiungendo che l’adesione al blocco – avvenuta ufficialmente il 1° maggio 2004- è stata “uno dei momenti salienti degli ultimi decenni", sia per la Polonia che per tutta l’Unione. Il clima tra la comunità europea e Varsavia si era già fatto teso per il veto, posto dalla Polonia insieme all'Ungheria, contro la decisione del Consiglio di Giustizia Ue che prevede la partecipazione nelle scuole di rappresentanti LGBTQ a fini educativi.

Le critiche dall’Ue

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Si è detta “profondamente preoccupata” per la pronuncia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha ricordato come tutti gli Stati membri, con l’adesione all'Unione, accettano il principio del primato delle norme comunitarie su quelle nazionali. La sentenza polacca andrà adesso al vaglio degli uffici della Commissione, che decideranno come muoversi, ha detto von der Leyen. “La nostra priorità è assicurare che i diritti dei cittadini polacchi vengano protetti e i cittadini Ue e le imprese che lavorano in Polonia devono avere la certezza che le regole Ue e le sentenze della Corte di Giustizia europea vengano pienamente applicate”, ha continuato la presidente della Commissione. Anche il presidente del Parlamento Ue David Sassoli è intervenuto sul tema, dicendo che Bruxelles non permetterà ad alcuno Stato membro di violare i principi europei. “Noi saremo totalmente inflessibili”, è l’avvertimento rivolto a chi intende disapplicare le norme comunitarie.

 

L’appoggio alla Polonia

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Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha espresso vicinanza ai giudici polacchi, “perché si può stare in Europa anche a testa alta, non solo in ginocchio come vorrebbe la sinistra”. Per Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National e candidata alla guida del partito per le presidenziali francesi del 2022, la Polonia ha esercitato “il suo diritto legittimo e inalienabile alla sovranità”.

Il primato della legge europea e il precedente tedesco

Il principio per cui il diritto Ue prevale sempre su quello degli Stati membri prevede che, in caso di conflitto tra le due leggi, sia sempre quella comunitaria a prevalere. La regola è motivata dall’esigenza di non vanificare il perseguimento delle politiche europee ogni qualvolta un Paese si dica contrario. Non esiste una norma specifica che preveda questo principio, elaborato in via giurisprudenziale dalla Corte di Giustizia europea, le cui pronunce hanno valore vincolante al pari di una legge. Lo scorso anno, alla stessa conclusione della Corte polacca erano arrivati i giudici costituzionali tedeschi, che avevano criticato la decisione presa dalla Corte di Giustizia europea sull’acquisto dei titoli pubblici statali da parte della Banca Centrale europea nell'ambito del quantitative easing, giudicato al di là delle sue competenze.

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