Puigdemont, l'ex presidente catalano è libero ma deve rimanere in Sardegna

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Il leader indipendentista è stato fermato giovedì sera al suo arrivo all'aeroporto di Alghero sulla base di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità spagnole per reati contro l'ordine e la sicurezza pubblica nazionale. In seguito è stato trasferito nel carcere di Sassari, ma il gip ha deciso che non sono necessarie misure cautelari. Si attende la scarcerazione

È libero l'ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, ma dovrà rimanere in Sardegna ed è ancora da stabilire se sarà estradato. Ed è attesa a momenti la scarcerazione. L'europarlamentare in carica era stato arrestato dalla polizia al suo arrivo giovedì sera all'aeroporto di Alghero, sulla base di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità spagnole per reati contro l'ordine e la sicurezza pubblica nazionale, ed era stato trasferito nel carcere di Sassari. Secondo il governo spagnolo, l'arresto in Italia è avvenuto nell'ambito di un "procedimento giudiziario in corso" e quindi, "come tutti i cittadini", anche l'attuale eurodeputato catalano "deve sottoporsi all'azione della giustizia". Madrid manifesta "rispetto" per le decisioni delle autorità italiane. "Abbiamo appreso dai media la notizia dell'arresto di Carles Puigdemont" in Sardegna. "È una questione che riguarda le autorità giudiziarie e noi rispettiamo la loro indipendenza", ha detto un portavoce della Commissione europea.

Puigdemont dovrà restare in Sardegna

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Per la giudice della Corte d'Appello di Sassari, Plinia Azzena, l'arresto di Puigdemont non è illegale. Tuttavia, accogliendo anche la richiesta della procuratrice generale Gabriella Pintus, la giudice ha stabilito che non c'è motivo di applicare a carico dell'ex presidente della Catalogna alcuna misura cautelare, motivo per cui non deve restare in carcere. Resta però da stabilire se Puigdemont dovrà essere estradato, e fino a quel momento dovrà rimanere in Sardegna.

Puigdemont presto scarcerato, poi andrà ad Alghero

Ora si attende quindi la scarcerazione dell'ex presidente della Catalogna. Un'auto con il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, e il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, è pronta a scortare l'eurodeputato catalano da Sassari sino ad Alghero, dove dovrebbe partecipare da uomo libero a un convegno organizzato nell'ambito della festa internazionale della cultura popolare catalana, Adifolk.

L'avvocato: "Arrestato in base a un ordine sospeso"

A confermare la notizia dell'arresto, diffusa dai media spagnoli e subito rimbalzata su quelli internazionali, nelle scorse ore è stato Gonzalo Boye, il legale di Puigdemont. L'avvocato aveva scritto su Twitter che il suo assistito era stato ammanettato in base a un ordine di arresto che sarebbe in realtà "sospeso". Poi aveva annunciato il ricorso al tribunale generale dell'Ue per chiedere di revocare la sospensione dell'immunità parlamentare dell'ex presidente catalano. Il legale ha poi sottolineato la "fiducia nell'indipendenza della giustizia italiana".

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Dopo l'arresto, la diplomazia spagnola si è attivata inviando il console onorario di Spagna per le province di Sassari, Nuoro e Oristano, l'avvocato algherese Fabio Bruno, con l'obiettivo di verificare che al leader dell'indipendentismo catalano fosse garantito il rispetto delle regole internazionali. 

Salvini: "Italia non si presti a vendette altrui"

Numerose le reazioni politiche anche in Italia all'arresto del leader indipendentista catalano. "Non entro nel merito di vicende interne di altri Stati, ma noi fatichiamo ad arrestare i delinquenti italiani e arrestiamo dei parlamentari di altri Paesi. È curioso, visto che anche altri Paesi come la Germania hanno detto di no all'estradizione perché si tratta di un reato politico. Spero che non sia l'Italia a farsi protagonista di giustizia o vendette su richiesta di altri Paesi", ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini.

Gabrielli: "Mandato europeo, non potevamo sottrarci"

"C'è un mandato di arresto europeo, stiamo nella comunità e lo dobbiamo eseguire", ha detto il sottosegretario Franco Gabrielli. E questo non cambia anche di fronte al mancato arresto in Francia: "I francesi fanno i francesi e noi facciamo gli italiani. Peraltro c'è stato questo controllo in frontiera, è stato messo nella disponibilità dell'autorità giudiziaria. Viviamo in uno stato di diritto". Il ministero della Giustizia precisa di "non avere alcun ruolo decisionale nella procedura relativa al mandato d'arresto europeo, come quello che riguarda il caso di Carles Puigdemont. La procedura è interamente rimessa all'autorità giudiziaria, sia per la convalida dell'arresto, sia per quanto attiene alla decisione finale sulla consegna o meno della persona arrestata. Si tratta infatti di una procedura diversa da quella delle estradizioni".

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Il 30 ottobre 2017 Puigdemont era espatriato a Bruxelles per sottrarsi all'arresto dopo che la Procura di Madrid aveva accusato di ribellione l'intero esecutivo catalano in seguito al referendum del primo ottobre del 2017 sull'indipendenza di Barcellona. L'ex presidente si era rifiutato di tornare in patria per testimoniare e le autorità spagnole avevano emesso a suo carico un mandato d'arresto europeo che un mese dopo il Tribunale supremo aveva ritirato, consentendo così a Puigdemont di viaggiare per internazionalizzare la sua causa, senza però autorizzarne il rientro in Spagna. A marzo del 2018 le autorità spagnole hanno emanato un nuovo mandato di arresto europeo nei confronti di Puigdemont, fermato in Germania mentre tentava di tornare in Belgio dalla Finlandia. Berlino lo rilasciò, ma gli proibì di lasciare il Paese. A luglio un tribunale locale in Germania si rifiutò di estradare l'ex leader con l'accusa di ribellione e ritirò le misure che gravavano su di lui.

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Puigdemont tornò in Belgio. Il 26 maggio 2019 venne eletto parlamentare europeo ma non potè recarsi a Madrid per ricevere l'investitura ufficiale, pena l'arresto. La Spagna non considera infatti il leader catalano un europarlamentare, quindi non ne riconosce l'immunità che invece gli è stata riconosciuta dall'assemblea di Strasburgo il 2 giugno del 2020. A marzo del 2021 il Parlamento europeo ha votato a favore della revoca dell'immunità di Puigdemont ed il 30 luglio del 2021 il Tribunale dell'Unione europea ha respinto la richiesta di sospensione della revoca dell'immunità parlamentare all'ex presidente della Catalogna e ai suoi ex ministri Toni Comín e Clara Ponsatí. "Non vi è motivo di ritenere che le autorità giudiziarie belghe o le autorità di un altro Stato membro possano eseguire i mandati d'arresto europei emessi nei confronti dei deputati e consegnarli alle autorità spagnole", ha sentenziato il Tribunale dell'Ue.

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