Migranti, l'Italia chiede ricollocamenti: ancora nessun impegno dai Paesi europei

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Alla luce dei numerosi arrivi a Lampedusa e in vista dell'estate, aumenta il pressing italiano per ottenere maggiore solidarietà sulla ridistribuzione. Al vertice europeo dei ministri degli Interni la ministra Lamorgese ha nuovamente auspicato un impegno in tal senso ma per ora nessun Paese si è fatto avanti. E sul fronte interno il premier Draghi deve fare i conti con un tema che nella maggioranza è molto divisivo

L’Italia è in pressing sull'Europa sul tema dei migranti: chiede una risposta concreta in termini di solidarietà per ricollocare chi sbarca, alla luce dei numerosi arrivi in Italia dalla Libia e dalla Tunisia. Per ora, però, nessun Paese si è fatto avanti offrendo disponibilità ad accogliere quote di chi arriva via mare. Oggi si è tenuto un vertice tra tutti i ministri degli Interni dei 27 Paesi membri: la commissaria agli Interni Ylva Johansson ha invitato alla solidarietà tra governi per ricollocare i nuovi arrivati a Lampedusa. La ministra italiana Luciana Lamorgese si è unita all’invito sostenendo che il problema deve essere affrontato in chiave europea. Il premier Mario Draghi, intanto, ha fatto in mattinata il punto sul dossier con Lamorgese e gli altri ministri Luigi Di Maio (Esteri) e Lorenzo Guerini (Difesa), in vista dell'estate e di un probabile aumento delle partenze.

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Tra i Paesi europei non è ancora arrivato un riscontro positivo sui ricollocamenti. Per la ministra dell’interno austriaca Karoline Edstadler è “un approccio che non porta ad alcuna soluzione, meglio aiutare direttamente i Paesi africani a fermare le migrazioni”. E il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer ha detto: “Temiamo di dover fronteggiare un gran numero di arrivi dalla rotta balcanica”. Sul punto della redistribuzione, la Commissione europea si sta occupando di coordinare i ricollocamenti per i migranti coinvolti nelle operazioni di ricerca e salvataggio, ma non per quelli sbarcati con i propri mezzi sulle coste italiane. Dal 2018 ad oggi sono soltanto 1.273 quelli trasferiti dall'Italia ad altri Stati membri dell'Unione sugli oltre 80mila arrivi sulle coste italiane.

Il pressing italiano per i ricollocamenti

Lamorgese, ha parlato - collegata dal Viminale - alla Conferenza sulla gestione dei flussi migratori di Lisbona organizzata dalla Presidenza portoghese del Consiglio dell'Unione: è necessario, ha spiegato, "realizzare interventi strutturali, con l'attivazione di concreti e solidi meccanismi di solidarietà sul modello di quelli previsti a Malta nel 2019, nonché attuare una strategia condivisa per la lotta ai trafficanti di esseri umani e il contrasto alla tratta e alla immigrazione illegale". Il tema è stato messo sul tavolo anche dal sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola al Consiglio affari generali: "L'auspicio è che, mentre si continua a negoziare il nuovo Patto sulle migrazioni e l'asilo, si dia una risposta urgente agli sbarchi in corso, nel segno della solidarietà europea. La frontiera marittima italiana è una frontiera europea". La strategia su cui punta Bruxelles è quella di evitare che migliaia e migliaia di persone partano piuttosto che organizzare una missione di salvataggio in mare, come ha riferito la commissaria Johansson. Diversa la posizione del presidente del Parlamento europeo David Sassoli che ha invocato una "forte iniziativa dell'Unione europea per salvare vite umane in mare e proteggere le persone bisognose".

Le divisioni nella maggioranza di governo

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Non è facile trovare una sintesi nella maggioranza tra la linea umanitaria del Pd, favorevole a un'operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, e quella intransigente dei porti chiusi di Matteo Salvini. Sestino Giacomoni (Fi) ha chiesto a Draghi di convocare un vertice di maggioranza per "dipanare questa matassa, trovando una condivisione di idee sulle linee guida delle politiche di accoglienza del nostro Paese". Il premier, dopo il primo giro di opinioni di oggi, metterà poi in campo la sua strategia su questo tema fortemente divisivo.

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