Migranti, si teme aumento flusso in estate. Lamorgese a Ue: meccanismi per redistribuzione

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Cresce la preoccupazione del Viminale per un possibile incremento degli arrivi via mare con il clima favorevole. La ministra ha chiamato la commissaria europea agli Affari interni Johansson per chiedere "subito, prima dell'estate", l'attivazione di un meccanismo automatico di solidarietà per la redistribuzione delle persone soccorse. La risposta: “C'è bisogno di solidarietà nei confronti dell'Italia”. Draghi convocherà cabina di regia con tutti i ministri interessati. Salvini chiede pugno di ferro

Con l’estate che si avvicina, cresce la preoccupazione del Viminale per un possibile incremento degli arrivi via mare. Sono quasi un milione i migranti in Libia e tra 50mila e 70mila si trovano sulla fascia costiera tra Tripoli e il confine tunisino, pronti a salire sulla prima imbarcazione messa a disposizione dai trafficanti di uomini. Solo ieri, domenica 9 maggio, gli arrivi sono stati 1.950. La ministra Luciana Lamorgese ha chiamato la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson per chiedere "subito, prima dell'estate", l'attivazione di un meccanismo automatico di solidarietà per la redistribuzione delle persone soccorse in mare. Intanto, il premier Mario Draghi convocherà tra domani e dopodomani una cabina di regia per fare il punto con tutti i ministri interessati (Interno-Difesa-Esteri-Infrastrutture). Sul tema migranti si misurerà anche la tenuta della maggioranza, con Matteo Salvini che continua a chiedere il pugno di ferro contro i flussi.

Lamorgese chiede meccanismo automatico di solidarietà per la redistribuzione

"C'è bisogno di solidarietà nei confronti dell'Italia e chiedo agli altri Stati membri di sostenere i ricollocamenti", ha risposto Johansson a Lamorgese. La commissaria europea ha costituito un gruppo di coordinamento sulle operazioni di salvataggio. La titolare del Viminale, comunque, vuole arrivare a un'intesa con Paesi disponibili - contatti ci sono stati con Germania e Francia - affinché si facciano carico delle persone salvate in mare secondo quote stabilite automaticamente, prima dello sbarco. È il modello dell'accordo di Malta sottoscritto nel settembre del 2019. Sostenuto anche dall'Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi: "Serve - ha rilevato - un meccanismo europeo stabile per gli sbarchi e i ricollocamenti". Grandi ha poi definito "bomba esplosiva" la regione centrale del Sahel, con 3 milioni di profughi".

Il sistema di accoglienza potrebbe andare in crisi

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E se le traversate del Mediterraneo - favorite dal clima - continueranno ad aumentare, il sistema di accoglienza potrebbe andare in crisi, tenendo conto degli adempimenti richiesti a causa del Covid, con tamponi e quarantena per chi arriva. Al momento ci sono 4 navi-quarantena mobilitate; trovarne altre di grandi dimensioni sarà difficile perché gli armatori hanno le loro flotte impegnate per la stagione estiva. Il Viminale ha comunque pronto un 'piano B' con strutture idonee a terra, come caserme o edifici del demanio dismessi da adattare a “Covid-hotel”.

La situazione con Tunisia e Libia

Con Tunisia e Libia sono in atto interlocuzioni, ma la situazione di instabilità di entrambi i Paesi complica il raggiungimento di soluzioni efficaci. Lamorgese e Johansson il 20 voleranno a Tunisi per colloqui con le massime autorità. Sul piatto la richiesta di un maggiore controllo delle coste e un aumento dei rimpatri in cambio di aiuti per sostenere la disastrata economia del Paese. In Libia il quadro è sempre critico. Ai tempi di Gheddafi c'era la strategia “dell'elastico”: quando il leader voleva ottenere fondi dall'Italia, faceva partire liberamente carrette con migranti; quando era soddisfatto, non partiva nessuno. Ora la situazione è cambiata, ma alcune cose rimangono uguali e c'è chi interpreta i massicci arrivi di domenica come un “segnale” voluto dare all'Italia. C'è comunque la realtà di un Paese dominato da milizie che controllano anche il redditizio business dei traffici di uomini. E che stanno dimostrando una notevole capacità logistica mettendo in mare un gran numero di mezzi in pochi giorni.

Il dibattito politico

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Di fronte alla prospettiva di un'estate di flussi continui, Salvini alza il muro. “Ho chiesto a Draghi – ha spiegato – di fare come fanno gli altri, la Grecia, la Spagna o la Francia: controllare le frontiere". Dall'opposizione Giorgia Meloni torna a invocare il blocco navale, con "una missione militare europea, fatta in accordo con le autorità del Nord Africa, per impedire ai barconi di partire". Il segretario del Pd Enrico Letta - che da premier lanciò la missione umanitaria Mare Nostrum - auspica al contrario di trasformare l'operazione Ue Irini in una missione che gestisca "innanzitutto la ricerca e il soccorso". Non ci sta il sottosegretario all'Interno leghista Nicola Molteni: "È una provocazione che rischia di essere un clamoroso autogol per l'Italia, perché moltiplicherebbe gli sbarchi nel nostro Paese". Mentre i Cinquestelle invitano a non strumentalizzare "l'ondata di sbarchi a scopo di propaganda politica come fanno Salvini e Meloni". Anche in questo caso toccherà a Draghi trovare la sintesi delle frastagliate posizioni della maggioranza. Spendendo il suo prestigio nelle sedi internazionali per cercare di ottenere solidarietà concreta dall'Europa e impegni seri dai Paesi di partenza in modo anche da allentare le tensioni tra gli alleati di governo.

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