Elezioni in Spagna, la tentazione di un nuovo bipolarismo

Mondo

Maria Elena Cavallaro, LUISS School of Government

People wearing face masks look at their phones at Las Ramblas street in Barcelona on July 18, 2020. - Four million residents of Barcelona have been urged to stay at home as virus cases rise, while EU leaders were set to meet again in Brussels, seeking to rescue Europe's economy from the ravages of the pandemic. (Photo by Josep LAGO / AFP) (Photo by JOSEP LAGO/AFP via Getty Images)

Il voto a Madrid mette in evidenza il tentativo dei partiti maggiori – Partito Popolare e Partito Socialista – di riaffermare la loro preminenza nelle rispettive coalizioni, a discapito delle estreme (Vox e Podemos) con le quali pure rimangono aperti i canali di dialogo.  

 

Il voto per la Comunità Autonoma di Madrid, ovvero la regione iberica in cui si trova la capitale del Paese è un test elettorale importante, innanzitutto, perché si tiene nella terza regione più popolosa (6,7 milioni di abitanti su 47 milioni totali) e nella prima regione più ricca (20% del Pil nazionale) del Paese, quella che ospita il 72% delle 2.000 maggiori aziende spagnole.

Temi locali e non solo

Al centro del dibattito politico ci sono stati ovviamente molti temi locali. In primo piano, soprattutto, la gestione della pandemia. Isabel Diaz Ayuso, Presidente uscente e nuovamente candidata per il Partito Popolare, si è sempre opposta con fermezza alle restrizioni alle attività economiche decise dal governo centrale di Madrid, facendo della sua Comunità Autonoma una delle regioni più “aperturiste” anche nei momenti più difficili della pandemia. Il numero dei contagi da Covid-19 è ancora oggi maggiore qui che in altre parti del Paese, ma è stato pure predisposto un sistema diffuso e massiccio di test e vaccinazioni con l’obiettivo di mantenere aperte il più possibile le attività economiche e culturali. Detto ciò, anche per la rilevanza demografica ed economica della Comunità Autonoma di Madrid, non mancano le possibili ricadute nazionali e addirittura sistemiche di questo voto. In estrema sintesi, potremmo dire che il Partito Popolare e il Partito Socialista scommettono implicitamente su un possibile ritorno al bipolarismo pre-2019, mentre i due partiti più radicali – Vox a destra e Podemos a sinistra – si giocano la possibilità di rimanere o meno sulla scena nazionale con un ruolo decisivo nell’influenzare le politiche delle rispettive coalizioni.

La situazione del Partito Popolare

La Presidente della Comunità Autonoma di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, ha dichiarato anticipatamente la fine della legislatura, convinta di poter capitalizzare la sua strategia anti-pandemia. Secondo i sondaggi, effettivamente, il Partito Popolare è avanti a tutti gli sfidanti, avendo quasi raddoppiato i consensi rispetto all’ultima tornata di elezioni locali del 2019. La Ayuso, come già detto, è diventata la paladina dei settori della ristorazione, del turismo alberghiero, ma anche di pezzi importanti del mondo della cultura; dopo la prima ondata della pandemia, infatti, a Madrid bar e ristoranti non hanno più dovuto abbassare le saracinesche (ovviamente in presenza di protocolli anti contagio e in una situazione di poteri regionali molto più forti che in Italia). Pandemia a parte, il Partito Popolare guida questa regione ininterrottamente da 26 anni. Quali le novità, dunque? Innanzitutto la possibilità che, in un momento in cui si decide quale strategia adottare per il rilancio dell’economia iberica, il “modello Madrid” possa diventare spendibile anche a livello nazionale, tanto da contrapporsi alle risposte giudicate deboli e incerte dell’esecutivo di centro-sinistra. Inoltre queste elezioni potrebbero determinare un cambiamento di equilibrio nella coalizione di centro-destra. Quando Pablo Casado divenne Presidente del Partito Popolare (PP), nel 2018, i popolari apparivano sfiniti da una complicata esperienza di Governo e da una serie di scandali finanziari. Casado, anche per questa ragione, non ha mai chiuso la porta al dialogo con la destra radicale di Vox – nata nel 2013 da una costola del PP – che invece proprio negli ultimi anni è apparsa rampante. Vox, guidata da Santiago Abascal, ha ottenuto importanti risultati a livello locale: in Andalusia, col suo risultato inatteso a fine 2018, ha cambiato la storia di una regione che per 40 anni aveva votato a sinistra, portando al governo una coalizione di destra-centro; anche in Catalogna Vox ha superato il PP, diventando primo partito di destra. Possibile che da domani PP e Vox debbano allearsi di nuovo per ottenere la maggioranza assoluta a Madrid ma rispetto alle esperienze di governo locale citate – questa è la novità – stavolta i Popolari saranno nettamente in posizione di forza.

L'ascesa di Vox

Vox, in particolare negli ultimi tre anni, è stato il partito in ascesa per eccellenza nel panorama iberico. L’obiettivo esplicito di Abascal è stato quello di vincere a livello locale anche per arrivare a influenzare la piattaforma politica dei Popolari a livello nazionale. I dossier su cui Vox ha pressato maggiormente il PP sono stati l’immigrazione, la sicurezza e i temi etici (tra cui la cancellazione della legge sull’aborto). Se dal voto di oggi Vox ottenesse un risultato sopra le attese, questo “pressing” sui Popolari continuerebbe con maggiore intensità. Si spiega così lo straordinario impegno profuso dal leader Abascal per la candidata di Vox a Madrid, Rocío Monasterio. I sondaggisti però sembrano scommettere su una stabilizzazione del movimento di estrema destra; quindi, anche grazie alla popolarità della Ayuso, l’influenza di Vox sul PP potrebbe subire una battuta d’arresto.

Se nel centrodestra assistiamo a rapporti di forza cangianti, ciò lo si deve anche al progressivo eclissarsi dei liberali di Ciudadanos, movimento che pure in Italia aveva suscitato molto interesse e perfino qualche tentativo di emulazione. Alle elezioni dell’aprile 2019, Ciudadanos sfiorò il 16% dei consensi elettorali, per poi essere più che dimezzato alle successive consultazioni di novembre, punito probabilmente per essere apparso troppo “centrista” e ondivago tra Popolari e Socialisti. Il tentativo di presentarsi come partito post-ideologico è stato percepito come un tradimento dell’anima liberale che aveva caratterizzato il movimento alla sua fondazione. Nemmeno il cambio di leadership, col passo indietro di Albert Rivera, è bastato dunque a frenare il ritorno di molti elettori di Ciudadanos alla casa madre del conservatorismo spagnolo, cioè nel Partito Popolare. Un altro piccolo ma importante contributo a un possibile riallineamento bipolare del sistema politico spagnolo.

La sinistra 

Ora vediamo cosa succede alla sinistra dello schieramento politico. Sia il Partito Socialista (PSOE) che Podemos soffrono fisiologicamente la responsabilità di governo. La figura di Pedro Sánchez, Presidente del Governo, risente anche del tentativo del leader del PSOE di praticare una sorta di “politica dei due forni”. Si è appoggiato a Podemos in cerca di parlamentari per formare una maggioranza e in cerca di elettori più massimalisti, soprattutto sui temi economici e sociali; allo stesso tempo, su un tema rilevante e divisivo come la Catalogna e l’autonomismo, ha fatto sponda con i liberali di Ciudadanos. Solo che adesso entrambe le “stampelle” di Sánchez traballano. Di Ciudadanos, abbiamo già detto.

Quanto a Podemos, quella madrilena potrebbe essere la battaglia della vita. O meglio, della sopravvivenza. Non a caso il carismatico leader della sinistra radicale, Pablo Iglesias, si è dimesso da Vicepresidente del governo nazionale per candidarsi alla presidenza della Comunità di Madrid, e ha parallelamente annunciato il passaggio delle consegne della segreteria del partito a Yolanda Diaz, deputato di Podemos e attuale ministro del Lavoro del governo in carica. Podemos formalmente compie un passo indietro, ma nella sostanza è riuscito a dettare i toni della campagna della coalizione di centrosinistra. Il PSOE infatti ha il suo candidato, Ángel Gabilondo, fratello di Inaki che è uno dei giornalisti più noti di Spagna, ma la strategia comune di PSOE e Podemos (con l’appoggio di una lista civica minore, “Más Madrid”) sembra soprattutto quella di mobilitare l’elettorato di sinistra contro una destra etichettata come “pericolo per la democrazia” o addirittura foriera di un ritorno del “fascismo”. Nelle elezioni odierne per Madrid, dicono da sinistra, la scelta è tra la democrazia e la destra. Insieme ai riferimenti al pericolo “comunista” agitati dalla destra di Vox, si spiegano facilmente i toni accesi – a tratti violenti – cui si è assistito nelle scorse settimane. L’estrema polarizzazione in chiave anti destra radicale ebbe la sua forza nel 2019, quando Vox conquistò un po’ inaspettatamente il 15% dei consensi e fu percepita da molti Spagnoli come un pericolo non da poco per la democrazia iberica. Stavolta però, proprio per i cangianti equilibri nel centrodestra, la destra radicale sembra destinata a un ruolo ancillare rispetto al Partito Popolare, cioè un partito che ha superato da decenni ogni associazione con il franchismo.

Gli effetti sulla politica nazionale

In conclusione, mentre le estreme – Vox e Podemos – hanno surriscaldato i toni della campagna elettorale per la Comunità Autonoma di Madrid, evocando financo il fallimento  della transizione democratica della seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso, il Partito Popolare ha tentato di accreditarsi con una piattaforma conservatrice e dinamica, sfidando l’incertezza sulla pandemia e gli eccessi di assistenzialismo che imputa al governo centrale a guida socialista, con la speranza – nemmeno troppo nascosta – di resuscitare il bipolarismo iberico. Poche ore ancora e vedremo se la tentazione bipolare del sistema politico spagnolo avrà prevalso anche fra gli elettori madrileni.

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