Usa 2020, Trump finanziò la campagna elettorale con donazioni "inconsapevoli" e ricorrenti

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Valentina Clemente

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Secondo un’inchiesta di Shane Goldmacher, giornalista del New York Times, a chi faceva una donazione online per sostenere la campagna elettorale di Donald Trump lo scorso autunno veniva automaticamente addebitata la stessa somma ogni settimana. Senza saperlo. In sostanza: donazioni inconsapevoli e ricorrenti. Le richieste di rimborso sono aumentate, come del resto i reclami a banche e società di carte di credito. Ma quei soldi sono serviti a Trump per proseguire la campagna elettorale in vista di Usa 2020

L’inchiesta inizia con la storia di Stacy Blatt, 63 anni, che vive in un ospizio di Kansas City. L’uomo ha una pensione di circa mille dollari al mese con cui deve pagare le spese mediche per curare un cancro. Nonostante tutto, però, lo scorso settembre, dopo aver ascoltato un discorso alla radio di Rush Limbaugh che chiedeva di fare una donazione per la campagna elettorale di Donald Trump, decide di aiutare. E invia online 500 dollari, una cifra molto importante visti i suoi introiti. Il contributo, però, si moltiplica rapidamente.

 

La stessa cifra viene prelevata dal suo conto il giorno seguente, la settimana successiva e con cadenze settimanali fino a metà ottobre. Tutto a sua insaputa, fino a quando il conto di Blatt viene bloccato.

 

Ciò che Stacy scopre insieme al fratello Russell è che i responsabili della raccolta fondi per la campagna elettorale di Trump avevano prelevato 3000 dollari dal conto dell’uomo in meno di 30 giorni.

 

Che cos’è successo

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Rivolgendosi alla banca, convinto di essere stato vittima di una frode, Blatt scopre ciò che era successo, ovvero uno schema intenzionale per aumentare i ricavi della campagna Trump e di WinRed, società a scopo di lucro che elaborava le donazioni online. In sostanza, inviando del denaro si compilava anche una scheda che, al suo interno, aveva anche una clausola (scritta in caratteri molto piccoli e di difficile lettura) che autorizzava l’addebito della stessa cifra con cadenze regolari. Questo disclaimer si compilava automaticamente: lo si poteva disattivare, certo, ma essendo in fondo al modulo e di difficile lettura, nessuno se ne accorgeva.

 

Sempre secondo l’inchiesta del New York Times, questo sistema è diventato sempre più opaco con il passare dei mesi: disclaimer scritto con caratteri ancora più piccoli, difficile da vedere tra le mille informazioni che venivano date. E chi donava vedeva il suo conto diminuire, settimana dopo settimana. In sostanza i donatori davano l’autorizzazione a questo sistema, ma senza esserne a conoscenza.

 

Le richieste di rimborsi

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Negli ultimi due mesi e mezzo del 2020, la campagna Trump, il Comitato Nazionale Repubblicano e i loro conti condivisi hanno emesso più di 530.000 rimborsi, per un valore di 64,3 milioni di dollari, solo a donatori che hanno inviato denaro attraverso le piattaforme online.

 

È bene ricordare che tutte le campagne effettuano sempre rimborsi per numerosi motivi, anche a chi dà più del limite legale. Ma la somma rimborsata dal team di Trump ha superato ampiamente quella della campagna di Joe Biden e dei comitati democratici, che hanno effettuato 37.000 rimborsi online per un totale di 5,6 milioni di dollari in quel periodo.

 

Gli strateghi politici, gli operatori digitali e gli esperti di finanziamento delle campagne hanno affermato di non poter ricordare di aver mai visto rimborsi su tale scala. Trump, il R.N.C. e i conti condivisi hanno rimborsato molti più soldi ai donatori online nell'ultimo ciclo elettorale di ogni candidato democratico federale e comitato nel paese messi insieme.

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