Proteste in Birmania, il bilancio delle vittime sale a quota 550. Raid aerei sui ribelli

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L'Associazione per l'assistenza ai prigionieri politici riporta che gli arresti finora sono stati 2.751. L'esercito ha compiuto anche azioni aeree contro una fazione ribelle nel Sud-Est del Paese, provocando lo sfollamento di oltre 12mila persone oltre che numerose vittime e la distruzione di scuole e villaggi

Il bilancio dei morti accertati in Birmania dall'inizio delle proteste contro il colpo di stato del 1° febbraio scorso è salito a quota 550: lo riporta l'Associazione per l'assistenza ai prigionieri politici (Aapp). Secondo l'organizzazione per la difesa dei diritti umani con base in Thailandia, nella giornata di ieri, 2 aprile, sono state uccise due persone, mentre altre cinque avevano perso la vita nei giorni scorsi ma non erano state conteggiate. Finora nel Paese le forze di sicurezza hanno arrestato 2.751 persone (COS’È SUCCESSO).

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Nei giorni scorsi, oltre 12mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni in seguito a raid aerei effettuati dall'esercito a fine a marzo contro una fazione etnica ribelle. A renderlo noto lo stesso gruppo armato, il Karen National Union (Knu), aggiungendo che gli attacchi hanno provocato "numerose vittime" e "la distruzione di scuole e di villaggi". La settimana scorsa il Knu aveva sequestrato una base militare nello Stato di Karen (Sud-est) in risposta alla sanguinosa repressione in corso nel Paese e l'esercito aveva reagito tra il 27 e il 30 marzo con i raid aerei contro le roccaforti del gruppo.

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