Coronavirus, seconda ondata: cosa ci insegna l’esperienza della Spagna

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Silvia Monsagrati

©Ansa

La seconda ondata della pandemia in Spagna è arrivata molto prima che da noi. Osservare come si sta muovendo il virus da quelle parti può forse insegnarci qualcosa, anche se la curva del contagio segue nei vari Paesi percorsi imprevedibili

Per capire come si muove il virus, e quali restrizioni eventualmente prendere, uno degli indicatori da guardare con più attenzione è la percentuale di letti occupati in terapia intensiva, perché è su quel fronte che si capisce se il sistema sanitario può reggere o no (COVID: GLI AGGIORNAMENTI LIVE - LO SPECIALE). Cosa ci dice l'esempio dei paesi dove la seconda ondata è scoppiata prima che da noi?

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Prendiamo la Spagna. Da più di un mese il tasso di positivi è stabilmente sopra il 10%. Una media ancora non raggiunta in Italia (L'ULTIMO BOLLETTINO - LE GRAFICHE). Nello stesso arco di tempo il numero dei posti occupati in terapia intensiva è sì salito, ma senza impennate, passando da poco più del 15 al 21%. È una media nazionale: alcune regioni (come quella di Madrid) sono assai sopra. Ma nel complesso il tasso non è ancora a quei livelli che fanno scattare l'allerta (da noi la soglia è il 30%). È vero che in Spagna nel frattempo sono stati creati 550 posti in più, ma anche senza di questi il tasso sarebbe al 23,4%, anche qui sotto la soglia di allarme.

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In Italia siamo ormai vicini al 15% come tasso di occupazione delle terapie intensive (LA SITUAZIONE). Dunque possiamo sperare che, se le cose seguiranno i ritmi spagnoli, tra un mese saremo ancora lontani da livelli di allarme? Dipende. La Spagna può contare su molti più letti di terapia intensiva rispetto a noi: ne ha quasi 9.000, cioè circa 20 ogni 100mila abitanti. Da noi, per una popolazione più numerosa, sono poco più di 6.600. Corrispondono a circa 11 ogni 100mila abitanti. In proporzione quasi la metà di quelli spagnoli. Ci avvicineremmo ai livelli di Madrid se, ad esempio, attivassimo tutti i letti previsti dal Decreto rilancio e convertissimo le terapie semi intensive. La battaglia per evitare nuove restrizioni, insomma, passa anche dalla capacità del sistema sanitario di ampliare la disponibilità di letti, e personale, nelle terapie intensive.  E non è detto che l'esempio spagnolo possa tranquillizzarci.

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