Svizzera, dolci con nome razzista? Via cioccolatini Moretti dai supermecati Migros

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Non si arresta l'onda lunga delle proteste in tutto il mondo per la morte di George Floyd. La catena di supermercati presente nel Canton Ticino ha deciso, dopo anni di polemiche e petizioni, di ritirare dai propri scaffali i cioccolatini prodotti dal 1946 dalla Dubler, conosciuti come “teste di moro”. La decisione di ritirare il prodotto è arrivata nelle scorse ore in risposta all’ennesima protesta di un utente Twitter che definiva “estremamente razzista” il nome del dolce. Polemiche sui social

La catena di supermercati Migros, tra le più diffuse del Canton Ticino in Svizzera, ha deciso, dopo anni di polemiche e petizioni, di ritirare dai propri scaffali i cioccolatini denominati “Moretti” per via del nome giudicato razzista. Prodotti dal 1946 dalla Dubler, azienda del Cantone dell’Argovia, nel nord del Paese, sono conosciuti come Mohrenkopf,  “teste di moro”. La decisione dell'azienda segue l'onda lunga delle proteste antirazziste che, a seguito della morte di George Floyd negli Usa, si sono diffuse in tutto il mondo

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I “moretti” sono cioccolatini tipici della Svizzera: avvolti in una carta dorata, presentano una sottile scorza di cioccolato ripiena di crema e con una base di wafer. La decisione di ritirare il prodotto è arrivata nelle scorse ore con un tweet in risposta all’ennesima protesta di un utente che definiva “estremamente razzista” il nome del dolce. “Abbiamo deciso di rimuovere il prodotto dalla gamma - ha twittato Migros -. L’attuale dibattito qui ci ha spinto a rivalutare la situazione. Siamo consapevoli che questa decisione porterà anche a discussioni”.

Cioccolatini Dubler

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La catena ha poi precisato che la decisione riguarda solo la Dubler, l’unica azienda che continua a chiamare i dolci col loro nome originale, mentre le altre marche da tempo li hanno ribattezzati con il nome di “kiss”. Già dal 2017, il Comitato contro i dolci razzisti chiedeva di abolire il nome “palesemente razzista”. A sostegno della loro tesi anche una ricercatrice dell'Università di Basilea che sulle pagine della  NZZ Franziska Schutz si espresse per “decolonizzare la nostra lingua per evitare un futuro di nuovi drammi legati alla migrazione”. Sui social in queste ore in molti hanno applaudito la scelta di Migros, mentre altri si sono scagliati contro la decisione, giudicandola insensata.

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