Coronavirus Usa, Trump minaccia addio e stop definitivo dei fondi all’Oms entro 30 giorni

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Il presidente Usa pubblica su Twitter una lettera inviata al direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus accusando l’Organizzazione mondiale della sanità di eccessiva vicinanza alla Cina e di aver “ignorato report credibili sulla diffusione del virus a Wuhan all’inizio di dicembre 2019 o anche prima”. E aggiunge: "Non permetterò che i contribuenti americani continuino a finanziare un'Organizzazione che non sta servendo gli interessi dell'America". Pechino "Inganna l'opinione pubblica e infanga il nostro Paese"

Se l'Oms "non si impegna su sostanziali miglioramenti nei prossimi 30 giorni, renderò definitiva la mia decisione temporanea di sospendere i finanziamenti Usa all'Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra adesione all'Oms". La minaccia arriva dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, su Twitter, ha pubblicato una lettera inviata al direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus nella quale elenca le accuse rivolte all’Organizzazione sulla gestione della crisi coronavirus e l'eccessiva vicinanza alla Cina (CORONAVIRUS: GLI AGGIORNAMENTI LIVE - LA MAPPA DEI CASI NEL MONDO). Immediata la replica di Pechino tramite il portavoce del ministro degli Esteri, Zhao Lijian, secondo cui la missiva "inganna l'opinione pubblica e infanga la Cina" tentando "di spostare le colpe dalla risposta maldestra" degli Usa alla pandemia. Intanto ieri il tycoon ha dichiarato che sta prendendo l'idrossiclorochina (un farmaco anti malarico) "da oltre una settimana e mezzo" come misura preventiva contro il Covid-19.

“Oms ha ignorato report credibili a inizio dicembre”

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La lettera - datata 18 maggio - ricorda il taglio dei finanziamenti dello scorso 14 aprile e, tra le altre cose, accusa l’Oms di aver “ignorato report credibili sulla diffusione del virus a Wuhan all’inizio di dicembre 2019 o anche prima”, tra cui un articolo della rivista Lancet, e di aver “fallito nell’investigare in modo indipendente su alcuni report in conflitto con le relazioni del governo cinese”. Nelle quattro pagine di missiva, Trump parla del "fallimento della risposta" dell'Oms al Covid-19 alla luce dell'esame fatto dopo la sospensione temporanea dei contributi Usa, da cui è emersa "un'allarmante carenza di indipendenza dalla Repubblica popolare cinese".

Le accuse di vicinanza alla Cina

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Secondo Trump, il 31 dicembre le autorità di Taiwan segnalarono la trasmissione dell'infezione da uomo a uomo. Poi cita Zhang Yongzhen dello Shanghai Public Health Clinic Center, autore della sequenza del genoma comunicata il 5 gennaio alle autorità e al pubblico in un post dell'11 gennaio, subendo il giorno successivo con la chiusura del suo laboratorio. L'Oms ha ripetutamente, secondo Trump, dato giudizi "inaccurati e fuorvianti", spesso riprendendo le posizioni cinesi. Il tycoon cita le lodi sulla "trasparenza" del direttore generale alla Cina dopo l'incontro del 28 gennaio a Pechino con il presidente Xi Jinping, e una presunta telefonata del 21 gennaio di Xi col numero uno dell'Oms perché non dichiarasse l'emergenza epidemica. In successione, il mancato accesso tempestivo di un team di esperti internazionali già a fine gennaio e la rivendicazione sull'inutilità della chiusura delle frontiere e della limitazione dei viaggi, come chiesto dalla Cina.

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La lettera, rimarcando altre presunte lacune gestionali, la richiesta di un'indagine indipendente e la gestione di successo della crisi della Sars da parte dell'allora direttore generale Harlem Brundtland, conclude che "è evidente che i ripetuti passi falsi" dell'Oms nella risposta alla pandemia "sono stati estremamente costosi per il mondo. L'unica via per l'Oms è se può attualmente dimostrare indipendenza dalla Cina. La mia amministrazione ha già iniziato le discussioni su come riformare l'Organizzazione". In caso contrario, in assenza di cambiamenti significativi, "non permetterò che i dollari dei contribuenti americani continuino a finanziare un'Organizzazione che, allo stato, non sta chiaramente servendo gli interessi dell'America".

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Intanto il Paese, secondo i dati della Johns Hopkins University aggiornati alle 7 del 19 maggio, conta più di un milione e mezzo di casi di coronavirus e oltre 90mila vittime.

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