Medio Oriente, Trump: "Due Stati, Gerusalemme capitale indivisa Israele". Hamas rifiuta

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Il presidente Usa propone una soluzione in un documento di 80 pagine. Se ci sarà un accordo tra le parti, gli Usa apriranno un'ambasciata a Gerusalemme Est. Proposto il congelamento delle colonie israeliane per 4 anni. Abu Mazen respinge il piano

È articolato in un documento di 80 pagine, pronto per essere discusso dalle parti, il piano di pace per il Medio Oriente presentato da Donald Trump alla Casa Bianca, al fianco del premier israeliano Benyamin Netanyahu.“È giunto il momento per una svolta storica", ha annunciato il presidente americano, che poi ha spiegato: "Gerusalemme resta la capitale indivisa di Israele". Se ci sarà l'accordo tra le parti, ha precisato il tycoon, gli Usa apriranno un'ambasciata a Gerusalemme Est, e quest'ultima potrebbe essere la capitale del futuro Stato palestinese. A Israele vengono chiesti 4 anni di congelamento degli insediamenti, il tempo che Trump stima necessario per negoziare la pace, ma verrà garantita la sovranità sulla Valle del Giordano. Immediata la reazione di Hamas: il piano "è aggressivo e provocherà molta ira", ha fatto sapere il portavoce Sami Abu Zuhri. Poi il presidente palestinese Abu Mazen rincara: "Gerusalemme non è in vendita, e i nostri diritti non si barattano".

Lettera di Trump ad Abu Mazen, 4 anni per negoziare

Ma Trump si dice sicuro che la strategia funzionerà, anche se avverte: "Questa potrebbe essere l'ultima opportunità per arrivare a una pace". Scendendo nei dettagli, a favore dei palestinesi sono previsti investimenti per 50 miliardi di dollari. "Ci sono molti Stati pronti ad investire", ha assicurato il tycoon su questo punto. Non solo, Trump ha anche annunciato di aver inviato una lettera al presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, proprio sui negoziati relativi al piano di pace.

La questione delle colonie israeliane

Sul fronte israeliano, gli Usa si dicono pronti anche a riconoscere le colonie israeliane come parte di Israele. Nel piano, come ha aggiunto Netanyahu, viene affrontato anche un altro tema, quello dei rifugiati palestinesi: secondo quanto è emerso, non avranno diritto al ritorno in Israele. Il premier si è comunque detto pronto a negoziare con i palestinesi un "cammino verso un futuro Stato", ma a condizione che Israele venga riconosciuto come uno "Stato ebraico".

Hamas rifiuta il piano

Hamas, però, ha subito respinto le ipotesi messe in campo. Secondo quanto riferito dal portavoce, la parte del piano che riguarda Gerusalemme "non ha senso". "Gerusalemme - ha proseguito - sarà sempre una terra per i palestinesi. I palestinesi fronteggeranno questo Piano e Gerusalemme resterà sempre terra palestinese".

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