Iran, blocco di internet contro commemorazioni a un mese dalla repressione delle proteste

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La decisione del regime iraniano per impedire che sui social venissero diffusi messaggi e filmati in ricordo delle vittime. Da metà novembre nel Paese erano iniziate le manifestazioni contro il caro benzina, represse in modo violento

Blocco di internet in Iran. Uno stop per impedire che, a un mese dalla repressione delle proteste nel Paese contro il caro benzina, sui social potessero essere diffusi messaggi e filmati in ricordo delle vittime. A riferire la decisione del regime iraniano è l’agenzia Ilna, che cita fonti del ministero per l'Informazione e la tecnologia.

Il blocco di internet in Iran

“Le limitazioni riguardano il traffico internazionale sulle linee telefoniche mobili” ed esclude quello “interno”, ha detto la fonte, lasciando intendere che l'accesso è garantito solo per i siti iraniani. Le province di Alborz, Fars, Kordestan e Zanjan sono al momento quelle più colpite dalle restrizioni. Presto, però, il blocco dovrebbe coinvolgere altre zone. Alcuni giornalisti dell'agenzia France Presse hanno verificato restrizioni anche in alcune aree di Teheran.

Le proteste di un mese fa

Da metà novembre in Iran erano iniziate le proteste contro l’aumento dei prezzi della benzina imposto dal governo del presidente Rohani e contro il razionamento del carburante. I provvedimenti erano stati annunciati per ricavare proventi da ridistribuiti alle famiglie in difficoltà. Le misure, poi, erano apparse anche come un modo per contrastare i contraccolpi delle sanzioni reintrodotte dagli Usa dopo il ritiro dall'accordo sul nucleare iraniano. In diverse città migliaia di manifestanti erano scesi in strada e si erano registrati pesanti scontri con la polizia e arresti. Incendiati o saccheggiati anche negozi e banche. Nel tentativo di placare le contestazioni, era stato deciso di bloccare internet per una settimana. Le proteste erano state represse in modo violento, fino a quando il regime dell’ayatollah aveva dichiarato la vittoria sui “nemici” interni. Il bilancio delle vittime, non ufficiale, è di almeno 300 morti - moltissimi dei quali giovani - e decine di migliaia di arresti. Tra le vittime c'è anche il 27enne Pouya Bakhtiari, ucciso a Karaj, capitale della provincia di Alborz. Martedì la sua famiglia, ha riferito Mehrnews, è stata arrestata e accusata di mettere in atto un "progetto controrivoluzionario" perché aveva annunciato una cerimonia di ricordo del ragazzo per domani, 26 dicembre, a 40 giorni dalla morte, nel cimitero in cui è sepolto.

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