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Bolivia, violenze dopo dimissioni Morales. Polizia nega esistenza di un ordine di cattura

3' di lettura

Ancora disordini a La Paz dopo l'annuncio dell'ormai ex presidente. Intanto lo stesso annuncia: "Non ho nessun motivo per scappare". Il leader del movimento dei comitati civici, Luis Camacho: "Esiste mandato di cattura per Morales" ma le forze dell'ordine smentiscono

Dopo le dimissioni annunciate ieri, 10 novembre, Evo Morales, ormai ex presidente della Bolivia, ha lasciato la capitale La Paz rifugiandosi nella regione di Cochabamba. Un annuncio che ha provocato disordini a La Paz e nella vicina città di El Alto. Intanto la polizia ha smentito l'esistenza di un mandato di cattura per l'ex presidente come aveva invece detto su Twitter Luis Fernando Camacho, leader del movimento dei comitati civici che ha portato alle dimissioni di Morales (VIDEO DELLE PROTESTE - FESTEGGIAMENTI IN PIAZZA DOPO LE DIMISSIONI).

Morales: "Nessuna ragione per scappare"

Dopo essersi dimesso dalla carica di presidente, durante un'intervista con la tv statale Bolivia Tv, Morales ha sottolineato: "Non ho ragioni per scappare", dato che "non ho rubato nulla. Il mio peccato è essere indigeno e dirigente sindacale". "Essere indigeno, antimperialista e di sinistra - ha infine detto - è il nostro peccato", avvertendo che se "capiterà qualcosa a me e a (al vicepresidente pure dimissionario Alvaro) Garcia Linera, sarà colpa di (Carlos) Mesa e Luis Ferdinando Camacho" che, secondo lo stesso Morales, avrebbero offerto fino a 50mila dollari a chi lo avesse consegnato. L'ex presidente ha poi confermato che "in futuro" risiederà "nella zona tropicale di Cochabamba", dove iniziò la sua carriera politica.

Camacho: "I militari stanno cercando Morales", polizia nega

Attraverso i suoi profili social, Luis Fernando Camacho, presidente del "Comité pro Santa Cruz", ha parlato di Morales affermando che "la polizia ed i militari lo stanno cercando nel Chapare, luogo dove si è nascosto". "I militari - ha detto - gli hanno tolto l'aereo presidenziale e lui è nascosto nel Chapare, e lo cercano! Giustizia!". In un secondo tweet Camacho ha ringraziato "i movimenti sociali e le popolazioni indigene che ci hanno appoggiato in questa lotta". La nostra lotta, ha concluso, "non è con le armi ma con la fede".

Ma il comandante della polizia nazionale della Bolivia, Yuri Calderon, ha negato che sia stato emesso un mandato di arresto contro Morales. "La polizia boliviana non può emettere mandati di cattura", ha detto Calderon in un'intervista al canale Unitel. "È un potere del Pubblico Ministero ordinare mandati di arresto, la polizia boliviana li esegue solamente. E voglio far sapere alla popolazione boliviana che non esiste un mandato di arresto contro funzionari statali come Evo Morales e i suoi ministri".

Disordini a La Paz

Dopo l'annuncio delle dimissioni di Morales, sono stati numerosi i disordini che si sono verificati nella capitale boliviana. I media locali parlano di autobus bruciati, così come le case di persone che si erano distinte nella contestazione contro Morales. L'azienda di trasporto pubblico della capitale ha denunciato su Twitter che "decine di manifestanti sono entrati nelle nostre strutture e stanno bruciando gli autobus". Da parte sua Waldo Abarracin, uno dei leader di un collettivo di cittadini che aveva chiesto le dimissioni di Morales, ha dichiarato che la sua abitazione è stata bruciata e distrutta "da una folla di membri del MAS" (il Movimento per il socialismo di Morales).

Data ultima modifica 11 novembre 2019 ore 14:33

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