Brexit, ok dai laburisti alle elezioni anticipate: Gb si avvia al voto il 12 dicembre

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Via libera della Camera dei Comuni a legge per convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito. In giornata il partito di Corbyn ha dato il suo assenso. Manca solo ok della Camera dei Lord e della Regina. Bocciati emendamenti per voto a 16enni e cittadini Ue in Gb

Svolta sulla Brexit: l’opposizione laburista ha detto sì allo svolgimento di elezioni anticipate nel Regno Unito e la data in cui si dovrebbe andare a votare è il 12 dicembre. In serata la Camera dei Comuni ha dato il suo via libera e l'iter è quasi completato. Si è quindi rotto lo stallo politico sull’uscita della Gb dall’Unione europea (LE TAPPE DELLA BREXIT - FOTO - COSA SUCCEDE ORA). Dopo il rifiuto di ieri di appoggiare per la terza volta la mozione di scioglimento dei Comuni presentata dal governo Tory di Boris Johnson, il partito guidato da Jeremy Corbyn ha deciso in giornata l'ok alla convocazione del voto attraverso la revisione legislativa ordinaria proposta.

Si va verso il voto il 12 dicembre

In serata è arrivato il via libera della Camera dei Comuni alla legge presentata dal governo di Boris Johnson per ottenere la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito il 12 dicembre. Il testo ha incassato 438 voti a favore e 20 contro, grazie all'ok anche di parte delle opposizioni. L'iter sprint alla camera elettiva è così completato. Ora gli ultimi passaggi parlamentari sono previsti in settimana alla Camera dei Lord, poi la firma della regina (Royal Assent) e lo scioglimento del Parlamento. In giornata i Labour avevano presentato emendamenti per ottenere l'anticipo della data di voto al 9 dicembre e per allargare la platea elettorale. Il vice speaker dei Comuni, Lindsay Hoyle, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati per estendere il voto ai 16enni e 17enni e ai cittadini Ue in Gb. Hoyle ha invece ammesso al voto l'emendamento che proponeva il 9 dicembre per le elezioni, invece del 12 come indicato dal governo. Ma la Camera dei Comuni ha poi bocciato anche questo emendamento per anticipare la data. Downing Street in giornata aveva detto che se fossero stati ammessi e approvati emendamenti a favore del diritto di voto dei 16enni o dei cittadini Ue nel Regno Unito, il governo sarebbe stato pronto a ritirare la legge per la convocazione di elezioni anticipate a dicembre e a far saltare tutto. 

Corbyn: "Nostra condizione soddisfatta"

La svolta dei Labour sulle elezioni anticipate è stata ufficializzata in giornata dallo stesso Jeremy Corbyn, che ha confermato il ritiro delle ultime resistenze del suo partito rispetto a elezioni immediate. "Io ho costantemente detto che noi eravamo pronti alle elezioni a patto che una Brexit no deal fosse fuori dal tavolo", ha detto il leader laburista. "Ora noi abbiamo saputo dall'Ue che l'estensione dell'articolo 50 (sull'uscita del Regno dal club dei 27) è confermata fino al 31 gennaio 2020, per i prossimi tre mesi. E quindi la nostra condizione è soddisfatta". "Noi intendiamo lanciare adesso la più radicale campagna di cambiamento del Paese che si sia mai vista", ha concluso Corbyn, annunciando di fatto l'avvio fin da subito della campagna elettorale. Corbyn ha ribadito l'intenzione di voler votare non per attuare la Brexit ma per mandare a casa "un governo sconsiderato" che fa crescere "l'ingiustizia, la povertà e la disuguaglianza". Occorre dare al Paese "il governo che merita", ha detto il leader laburista evocando riforme radicali.

Johnson: basta rinvii, si voti

Lunedì è mancato il quorum necessario dei due terzi per un auto scioglimento della Camera dei Comuni e per il conseguente ritorno al voto il prossimo 12 dicembre. Johnson ha dovuto accettare inoltre la proroga dell'uscita dall'Ue oltre il 31 ottobre, fino al 31 gennaio. Nella giornata di martedì il primo ministro britannico ci ha riprovato con una revisione della legislazione elettorale. Il testo, di poche righe, è stato depositato dal ministro Jacob Rees-Mogg, Leader of the House. Johnson ha introdotto in tono polemico la legge. Il premier ha accusato ancora una volta Parlamento e opposizioni d'aver cercato solo di "procrastinare" la Brexit e di non volere in realtà rispettare il risultato del referendum del 2016, malgrado l'accordo di divorzio da lui raggiunto con Bruxelles per evitare un no deal. Per questo, ha detto, occorre ridare la parola al popolo con le elezioni.

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