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Siria, stasera scade tregua. Turchia: Esclusa estensione. Trump: Se serve pronti ad azione

4' di lettura

Ankara ribadisce: se non verrà ultimato il ritiro dalla zona di sicurezza a Nord-Est del confine siriano entro la sera del 22 ottobre, riprenderanno gli attacchi. Erdogan: "Paesi occidentali dalla parte dei terroristi". Usa: "Preferiamo la pace ma se serve siamo pronti"

La tregua "sta tenendo", ha detto lunedì il presidente Usa Donald Trump che, nel ribadire la scelta del ritiro delle truppe americane ha aggiunto: "Non ci siamo mai accordati per proteggere i curdi per il resto della loro vita". Mentre lo scadere del cessate il fuoco di 120 ore si avvicina - se entro martedì sera non sarà terminato il ritiro delle truppe curde  (CHI SONO I CURDI) Ankara riprenderà le ostilità - Trump ha però anche avvertito: se la Turchia continua a "comportarsi male", gli Stati Uniti possono imporre sanzioni e dazi. Mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, intervistato dalla Cncb ha incalzato: Trump è "completamente preparato" a un'azione militare contro la Turchia, se "necessario", anche se gli Usa "preferiscono la pace". La "pausa" dell'operazione militare, come l'hanno definita i turchi, è iniziata il 17 ottobre dopo la firma dell'intesa proprio con gli Stati Uniti. Intanto, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, attacca: i Paesi occidentali si sono "schierati dalla parte dei terroristi" (LE FOTO). 

L'atteso incontro con Putin

Martedì il presidente turco volerà a Sochi per discutere della situazione con quello che è a tutti gli effetti un altro strategico attore di questa complessa partita: il presidente russo Vladimir Putin. Un incontro, fanno sapere da Ankara, che serve poi a "intraprendere i passi necessari". Dopo di che Erdogan rientrerà, forse già martedì sera. La scadenza dell'ultimatum è fissata alle 22 locali (le 21 in Italia). Sul tavolo delle trattative ci sarà anche il ritiro delle milizie Ypg dal resto delle zone a est e Ovest dell'Eufrate, tra cui Kobane e Manbij, passate sotto il controllo di Mosca e Damasco su richiesta degli stessi curdi dopo l'abbandono degli Usa. La Russia, da parte sua, come ha spiegato il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, punta a "incorporare solidamente ogni struttura curda presente nel territorio siriano nella sfera legale siriana e nella Costituzione siriana, in modo che non rimangano unità armate illegali in Siria e che la sicurezza della Turchia e di altri Stati non sia messa in pericolo".

Erdogan: "La Turchia non mira al territorio di nessun Paese"

Erdogan nella giornata di lunedì ha attaccato "i Paesi della Nato e i Paesi dell'Unione europea" che a suo dire si sono "schierati con i terroristi e ci hanno attaccato". Poi ha aggiunto: "La Turchia non mira al territorio di nessun Paese", sottolineando che il Paese "non si è mai seduto, né mai si siederà al tavolo con i gruppi terroristici" (tali sono considerati da Ankara i curdi) e precisando nuovamente che l'accordo è stato concordato esclusivamente con gli Stati Uniti. Poco dopo, però, è arrivata la risposta da Berlino, con il ministro degli Esteri Heiko Maas che ha spiegato: "Se non c'è una ragione nel diritto internazionale per una simile invasione, allora questa non è conforme al diritto internazionale" (PERCHE' LA TURCHIA ATTACCA LA SIRIA).

Truppe americane contestate dai curdi

Intanto le truppe americane che si stanno ritirando dalla Siria, attraversando il confine con l'Iraq, sono state accolte da insulti e più volte colpite dal lancio di patate e frutta marcia da parte delle popolazioni curde. I civili hanno protestato contro i militari americani anche nel Nord-Est della Siria, mentre questi ultimi si stavano ritirando dalle loro basi nella città di Qamishli. Sui soldati americani, però, Trump potrebbe decidere una nuova retromarcia. Secondo il New York Times, gli Usa starebbero valutando di mantenere nel Paese un contingente di circa 200 soldati a guardia dei pozzi petroliferi.

Data ultima modifica 21 ottobre 2019 ore 22:03

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